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IL PROGETTO

«Prima la relazione, poi la connessione»: a Lamezia il Corecom Academy in Tour – VIDEO

Alla Nicotera-Costabile presentato il progetto dedicato all’educazione digitale e affettivo-relazionale dei giovani. Scarpino: «Bisogna creare un ponte generazionale». Petrolo: «Il disagio spesso man…

Pubblicato il: 06/10/2026 – 16:42
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Prima le persone, poi la tecnologia. Prima la relazione, poi la connessione. Prima dell’emergenza, l’educazione. È attorno a questo principio che ruota il progetto “Corecom Academy in Tour”, presentato questa mattina a Lamezia Terme nell’Istituto comprensivo “Nicotera-Costabile”. Un percorso che prova a tenere insieme due mondi ormai impossibili da separare nella quotidianità dei più giovani: quello delle relazioni e quello digitale. Non soltanto educazione all’utilizzo consapevole di smartphone, social network e nuove tecnologie, dunque, ma un lavoro che parte ancora prima, dalla capacità di riconoscere le proprie emozioni, rispettare l’altro e costruire rapporti sani. All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Consiglio regionale della Calabria Salvatore Cirillo, il presidente del Corecom Calabria Fulvio Scarpino e il segretario regionale del Corecom Pasquale Petrolo.

Cirillo: «Investire sulla formazione dei giovani»

«È un momento sicuramente particolare per questo istituto – ha detto Cirillo – ma noi dobbiamo pensare alla formazione dei giovani perché, come dico sempre, il nostro Consiglio regionale è la casa dei calabresi». Il presidente del Consiglio regionale ha ricordato l’impegno dell’ente nel sostegno ai progetti rivolti alle nuove generazioni. «I giovani sono il presente, ma anche il nostro futuro. Portiamo avanti e finanziamo tanti progetti che li riguardano. Questa è una nuova tappa di un percorso importante, dopo la prima esperienza realizzata nei mesi scorsi a Pizzo».

Scarpino: «I ragazzi avanti nella tecnologia, ma con nuove fragilità»

Il presidente del Corecom Calabria Fulvio Scarpino ha sottolineato la peculiarità del progetto, nato attraverso una specifica delega dell’Agcom e sviluppato con il sostegno del Consiglio regionale e la collaborazione dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. «Siamo stati il primo Corecom italiano – ha spiegato Scarpino – a ideare un percorso che mettesse insieme educazione affettiva e relazionale ed educazione digitale». Un cambio di prospettiva che parte da una constatazione: «I nostri giovani dal punto di vista tecnologico sono avanti a noi anni luce, però mostrano una fragilità che dobbiamo imparare a comprendere. È un mondo nuovo anche per noi adulti e il nostro compito deve essere quello di creare un ponte generazionale». Secondo Scarpino, proprio la formazione rappresenta lo strumento principale per costruire quel ponte. Una formazione che non può limitarsi alle competenze tecnologiche, ma deve partire dalle relazioni e dagli affetti. Il presidente del Corecom ha richiamato anche dati che ha definito particolarmente preoccupanti, parlando di un aumento del 75% dei tentativi di suicidio tra i minori. «Vuol dire che c’è qualcosa che non va – ha osservato – e che a volte le famiglie non bastano, le scuole non bastano e le istituzioni non bastano. Bisogna fare rete tutti insieme per prevenire e formare».

«Abbiamo creato il badante digitale»

Scarpino ha utilizzato anche un’immagine forte per descrivere il rapporto tra adulti, ragazzi e smartphone: quella del «badante digitale». «Noi genitori – ha spiegato – abbiamo demandato una parte delle nostre attività, del nostro affetto e della nostra formazione a questo strumento». Da qui l’esigenza di riportare la persona al centro del rapporto con la tecnologia e di non lasciare che siano soltanto piattaforme, social network e dispositivi a occupare gli spazi della relazione.

Petrolo: «Il disagio non nasce all’improvviso»

Sul ruolo degli adulti e della cosiddetta comunità educante si è soffermato anche Pasquale Petrolo, giornalista professionista e segretario regionale del Corecom. «Il disagio dei ragazzi non nasce all’improvviso. Prima di diventare emergenza, spesso manda dei segnali. Sta a noi adulti saperli riconoscere». Famiglia, scuola e istituzioni, secondo Petrolo, devono quindi riuscire a costruire una rete capace di ascoltare prima ancora che di intervenire. «Prima dell’educazione digitale viene l’educazione affettiva: il rispetto dell’altro, la capacità di comprendere le proprie emozioni e di costruire relazioni sane». È la filosofia che il Corecom Calabria ha portato nelle scuole attraverso il progetto Academy in Tour, affiancando alla media education il lavoro sull’educazione affettiva e relazionale. Un percorso ulteriormente allargato attraverso l’Osservatorio “Media e Minori”, con il coinvolgimento di scuole, università, famiglie, associazioni e istituzioni.

La nuova sfida dell’intelligenza artificiale

A rendere ancora più complesso il rapporto tra giovani e tecnologia è oggi l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana. «I chatbot stanno entrando nelle relazioni dei ragazzi – ha sottolineato Petrolo – e possono essere strumenti utili, ma non devono mai sostituire il confronto con le persone, soprattutto quando un ragazzo attraversa un momento di difficoltà». La questione, dunque, non è demonizzare gli strumenti digitali, ma educare a un loro utilizzo responsabile. «Educare alle relazioni prima dello smartphone e alla responsabilità dentro lo smartphone».

Il caso della Nicotera-Costabile e la risposta dei ragazzi

La scelta della Nicotera-Costabile assume inevitabilmente un significato particolare anche alla luce del recente episodio che ha coinvolto un minore all’interno dell’istituto e che aveva fatto scattare l’intervento dei carabinieri. Petrolo ha richiamato la vicenda mantenendo l’attenzione soprattutto sulla reazione degli altri studenti. «Anche quanto accaduto in questa scuola, nella serietà della vicenda e nel rispetto dei minori coinvolti, ci lascia un messaggio importante: alcuni ragazzi hanno riconosciuto un pericolo e si sono rivolti agli adulti». Un comportamento che, secondo il segretario del Corecom, rappresenta precisamente il senso della comunità educante: «Costruire intorno ai ragazzi una rete di adulti credibili, capaci di ascoltare e di intervenire quando serve». Perché scuola, famiglia e istituzioni, ha concluso, «non possono incontrarsi soltanto quando esplode un problema. Devono esserci prima». Cambiano le tecnologie, i linguaggi e le piattaforme. Il punto di partenza, però, resta lo stesso: «Il cuore dell’educazione resta umano. Educare significa esserci, ascoltare i ragazzi, accompagnarli e non lasciarli soli, nella vita reale come nel mondo digitale». (redazione@corrierecal.it)

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