Agricoltori in protesta, i trattori arrivano a Lamezia. «Produciamo in perdita, così non si può andare avanti» – FOTO E VIDEO
Dopo Vibo Marina la mobilitazione si sposta nell’area dell’aeroporto. Talarico (MTA): «Ristori immediati e tetto al prezzo del gasolio». Il grido degli imprenditori: «Produciamo senza riuscire più a…
LAMEZIA TERME La protesta degli agricoltori calabresi cambia scenario e arriva a Lamezia Terme. Dopo i giorni di mobilitazione nel Vibonese e il blocco delle autobotti nell’area di Vibo Marina, questa mattina circa una decina trattori hanno raggiunto la zona dello svincolo autostradale, nei pressi dell’aeroporto. Una presenza che ha provocato rallentamenti e disagi alla circolazione in uno dei punti più delicati della viabilità regionale. Nell’area è stato predisposto anche un massiccio dispiegamento delle forze dell’ordine, mentre gli agricoltori hanno ribadito le ragioni di una protesta che ormai da giorni attraversa la Calabria. A spiegare la scelta di spostare la mobilitazione a Lamezia è Matteo Talarico, presidente del Movimento Territorio e Agricoltura (MTA) ai microfono dei Corriere della Calabria. «Ci siamo spostati qui a Lamezia per far calmierare un po’ la situazione del gasolio», spiega. «Abbiamo dimostrato che, se vogliamo, siamo in tanti e possiamo creare molti disagi. Ma quello che chiediamo sono risposte concrete, subito».

«Ristori immediati come durante il Covid»
MTA ha trasmesso un documento ai prefetti, al Ministero e alla Regione Calabria nel quale vengono messe nero su bianco le principali richieste del mondo agricolo. Tra queste, Talarico indica innanzitutto la necessità di misure immediate di sostegno economico. «Abbiamo chiesto ristori, come è stato fatto durante il Covid, con fondi garantiti e a fondo perduto, per consentire alle aziende di continuare a svolgere normalmente il proprio lavoro». Ma al centro della vertenza restano soprattutto i costi di produzione e il prezzo riconosciuto agli agricoltori. «Non possiamo continuare a produrre sottocosto. I costi sono aumentati a dismisura, dal gasolio a tutto ciò che serve alle aziende, mentre al produttore il prodotto viene pagato una miseria e poi arriva sugli scaffali della grande distribuzione a prezzi anche tre volte superiori». Da qui la richiesta al governo di intervenire anche sulle dinamiche della filiera e sulla concorrenza ritenuta sleale. Sul carburante agricolo la proposta del movimento è netta: «Abbiamo chiesto un tetto massimo al prezzo del gasolio agricolo, tra 80 centesimi e un euro».


Fauna selvatica e fondi agli agricoltori
Nel documento trovano spazio anche altri problemi che, secondo gli agricoltori, continuano a pesare sulle aziende. Tra questi quello della fauna selvatica. «Se ne parla continuamente, ma nessuno lo ha mai affrontato veramente», sostiene Talarico, richiamando i danni causati dai cinghiali alle coltivazioni e il rischio degli incidenti stradali, oltre alle conseguenze della presenza dei lupi sugli allevamenti. MTA chiede inoltre che alcune risorse destinate alle organizzazioni dei produttori arrivino «direttamente agli agricoltori» e rivendica la presenza degli stessi imprenditori ai tavoli di confronto istituzionali. «Dobbiamo essere noi agricoltori a portare le problematiche al Ministero e alla Regione, perché siamo noi a vivere il territorio e la terra», afferma Talarico, criticando duramente anche il ruolo svolto dalle associazioni di categoria.

«L’olio è nei magazzini e non riusciamo a venderlo»
Ma sono soprattutto le testimonianze degli agricoltori presenti a Lamezia a restituire la dimensione della crisi. Pasquale Torcaso racconta con grande amarezza le difficoltà quotidiane. «Abbiamo bisogno di qualcosa di concreto dallo Stato, perché così è inutile andare avanti. Dobbiamo chiudere». Poi il racconto diventa personale: «Ieri sera, mentre mi lavavo la faccia, mi sono messo a piangere. Non so cosa mi succederà nei prossimi giorni. L’olio ce l’ho ancora dentro perché non si può vendere a quel prezzo». Sulla stessa linea Sergio Talarico, altro imprenditore agricolo presente alla protesta. «Il problema è il gasolio, ma anche il nostro prodotto che non si vende o viene svenduto. Abbiamo dentro il lavoro di un anno». L’agricoltore denuncia poi la concorrenza dell’olio proveniente dall’estero e sostiene che il prodotto calabrese sia stato penalizzato. «Come paghiamo le cambiali e gli operai se non possiamo vendere ciò che produciamo? Così non possiamo andare avanti». Un altro imprenditore agricolo riassume il problema con una semplice operazione: «Bisogna prendere carta, penna e calcolatrice. I conti non tornano. Ogni giorno usciamo con i mezzi, paghiamo il gasolio, gli operai e tutte le altre spese, sapendo già che quello che incasseremo non basterà neppure a coprirle». Ed è proprio da Lamezia che la mobilitazione prova ora a rilanciare il messaggio già portato nei giorni scorsi sulle strade calabresi: senza interventi immediati, sostengono gli agricoltori, per molte aziende continuare a produrre rischia di non essere più economicamente sostenibile. (g.curcio@corrierecal.it)
Video e interviste:
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
