’Ndrangheta in Lombardia e il “subentro” nella coalizione mafiosa. Bellusci: «C’era da mangiare per tutti»
Il collaboratore individua in una riunione del maggio 2021 a Cassano Magnago il momento di connessione tra il locale di Legnano-Lonate Pozzolo e l’«unione» già esistente
MILANO Una riunione in un capannone di Cassano Magnago, all’inizio di maggio del 2021. È lì che Francesco Bellusci colloca uno dei passaggi che, secondo il suo racconto, segna l’ingresso della Locale di Legnano-Lonate Pozzolo in una «unione» criminale già costituita da altri gruppi. Un momento che il collaboratore definisce esplicitamente un «subentro» e che è tornato al centro dell’udienza del processo ordinario Hydra davanti al Tribunale di Milano.
La riunione nel capannone di Cassano Magnago
La domanda della pm Alessandra Cerreti punta a individuare se esista un momento preciso di collegamento tra la Locale di Legnano-Lonate Pozzolo e quella che l’accusa definisce l’associazione mafiosa al centro del processo. Bellusci indica una riunione avvenuta in un capannone utilizzato, secondo il suo racconto, da Anselmo Ventura e Giovanni Suriani. All’incontro sostiene di aver partecipato insieme a Massimo Rosi, Ninni Fidanzati, Ventura, Rosario Bonvissuto, Dario Nicastro e Gioacchino Amico. Il punto di partenza sarebbe stato un problema economico che riguardava Amico e Nicastro. Secondo Bellusci, Amico doveva del denaro a Nicastro per un recupero precedentemente effettuato da Gaetano Cantarella nei confronti di Filippo Crea. Le tensioni sarebbero arrivate a un punto tale da rendere necessario un incontro chiarificatore. Bellusci racconta di essere intervenuto insieme a Rosi in rappresentanza della Locale di Legnano-Lonate Pozzolo. E spiega di aver ricevuto da Pasquale Rienzi quella che definisce «carta bianca»: lasciare che Rosi si presentasse come capo della Locale, rimanergli accanto e intervenire direttamente qualora fosse necessario prendere decisioni importanti per la struttura.
«L’unione era già costituita»
È qui che entra in scena il passaggio più significativo dell’esame. Bellusci riferisce che Dario Nicastro avrebbe richiamato una precedente «unione» tra Santo Crea, Giancarlo Vestiti, Vincenzo Senese e Gaetano Cantarella, che il collaboratore colloca attorno al 2019. A quel punto sarebbe stata prospettata l’adesione successiva della Locale di Legnano-Lonate Pozzolo e del gruppo rappresentato da Ninni Fidanzati. «L’unione era già costituita», spiega Bellusci in aula, sostenendo che quello sarebbe stato invece «un ingresso successivo». Ed è proprio per descrivere questo passaggio che utilizza il termine «subentro». Secondo il collaboratore, Massimo Rosi avrebbe preso la parola dando il proprio assenso, confermato poi dallo stesso Bellusci. Fidanzati, descritto come uomo di poche parole, avrebbe a sua volta accettato la proposta.
«Carne al fuoco per mangiare tutti»
La frase che Bellusci attribuisce ad Amico restituisce il senso economico che, nella ricostruzione del collaboratore, avrebbe accompagnato quella scelta: «Tanto di carne al fuoco ce n’è, possiamo mangiare tutti quanti». Bellusci lega quell’espressione alle numerose attività economiche che ruotavano attorno ad Amico, citando in particolare gli affari collegati al Superbonus 110% e agli appalti. L’idea, secondo il racconto reso in aula, sarebbe stata quella di chiudere le tensioni precedenti e creare una situazione dalla quale i diversi gruppi potessero trarre vantaggio.
Il problema Amico-Nicastro
La riunione, nella versione di Bellusci, nasce dunque da un conflitto concreto. Il collaboratore racconta che i Nicastro erano «arrabbiati» con Amico e che la situazione stava diventando difficile da gestire. Dopo una discussione avvenuta negli uffici di Dairago, Bellusci avrebbe riferito ad Amico che la tensione era arrivata al limite. Da qui la decisione di convocare un incontro con tutti i soggetti coinvolti. L’accordo che ne sarebbe scaturito avrebbe avuto quindi una doppia funzione, almeno secondo Bellusci: chiudere la vertenza economica e, contemporaneamente, formalizzare un nuovo equilibrio tra gruppi criminali che fino a quel momento avevano mantenuto rapporti distinti.
Il «subentro» contestato dalle difese
Proprio il termine «subentro» diventa anche oggetto di confronto in aula. Una delle difese contesta la formulazione utilizzata dalla procura, sostenendo che fosse la pm a introdurre quel concetto. Bellusci però torna sul punto e precisa di utilizzare lui stesso quella parola per descrivere l’ingresso successivo della Locale nella «unione» precedente. «Parliamo di un subentro», afferma, spiegando che l’accordo originario sarebbe stato precedente e che la Locale di Legnano-Lonate Pozzolo vi sarebbe entrata successivamente. (g.curcio@corrierecal.it)
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