Un Parco eolico nelle Serre calabresi, il progetto della discordia tra sviluppo “green” e turismo lento
Un iter partito al 2006 tra varianti, proteste e ricorsi. L’ultimo vinto quest’anno dalla società. L’impianto “San Vito” e il Kalabria Coast to Coast
SAN VITO La Calabria come potenziale hub delle rinnovabili in Italia, ma anche un territorio fragile da tutelare e proteggere. È un confine sottile quello che divide la transizione energetica dalle ricadute sull’ambiente e il paesaggio, soprattutto quando lo sviluppo “green” rischia di scontrarsi con quello turistico, la nuova frontiera su cui la Calabria ha deciso di puntare. È quanto sta accadendo, ad esempio, con il Parco eolico “San Vito”, un impianto destinato a sorgere nel cuore delle Serre calabresi, nel territorio comunale di San Vito sullo Jonio, non distante da Chiaravalle, e in mezzo ad una delle aree verdi della Calabria. Una storia ormai ventennale, dato che la genesi del progetto risale addirittura al 2006, arenatosi tra proteste, ricorsi e “battaglie”: pochi giorni fa è emersa la volontà della Regione Calabria di rinunciare ad impugnare la sentenza del Tar a favore della società. Un “via libera” al progetto che spaventa cittadini, associazioni e amministratori.

Il progetto: l’avvio dell’iter nel 2006
L’iter parte nel 2006, quando il 28 febbraio viene presentata un’istanza per l’autorizzazione di un impianto da 35 aerogeneratori dalla potenza di 2MW, per un totale di circa 75MW complessivi. Quattro anni dopo, al termine della Conferenza dei servizi, la Regione autorizza 25 aerogeneratori dall’altezza mozzo e diametro del rotore di 80 metri. Nel 2018, in virtù dell’evoluzione tecnologica, viene presentata una variante: meno pale, ma più potenti. Il progetto arriva dunque allo stato attuale: 14 aerogeneratori dalla potenza di 3,6MW, con un diametro rotore da 140 metri e un’altezza mozzo da 107 metri. In grado, dunque, di mantenere la potenza originaria complessiva da 50MW. Secondo il progetto, l’area interessata non ricade tra quelle naturali protette, con la pala più vicina alle abitazioni che dista 3,5km. La variante, inoltre, diminuendo da 25 a 14 gli aerogeneratori, «riduce anche le interferenze con i beni paesaggistici presenti».
Le contestazioni del WWF
Ad opporsi per primo fu il WWF, che osservò come la variante si trattasse, in realtà, di un «progetto diverso rispetto a quello originale» che era stato autorizzato nel 2009, sostenendo che quest’ultimo provvedimento non avesse più valore. Per l’associazione pesa anche il cambiamento del contesto, tra cui la realizzazione di nuovi parchi eolici nelle vicinanze, creando così un effetto “cumulativo” sulla zona. La stessa area interessata dall’impianto, contestava il WWF, è adiacente inoltre al Parco regionale delle Serre e, di conseguenze, il rischio era che «compromettesse l’integrità ecologica dell’ambiente boschivo» oltre che ad arrecare danno alla fauna. Ricostruzioni che nel 2023 furono contestate dalla società, che aveva ribadito l’attualità del progetto e la “distanza” dagli altri parchi eolici.

La decisione della Regione e del Tar Calabria
Nel 2024 la Regione, tuttavia, tramite il Dipartimento dispone la decadenza del provvedimento di autorizzazione unica, decisione impugnata dalla società a novembre dello stesso anno. Con sentenza pubblicata l’1 luglio 2026 la prima sezione del Tar Calabria ha accolto il ricorso, annullando a sua volta il decreto del Dipartimento. Il rischio, secondo le associazioni, è che la decisione della Regione di non ricorrere apra definitivamente la strada alla realizzazione del progetto. A protestare, oltre alcune amministrazioni comunali del territorio, sono soprattutto le associazioni Italia Nostra, Movimento Terra e Libertà, Controvento Calabria, ai quali si è uniti anche Kalabria Trekking. L’impianto, è la denuncia delle associazioni, toccherebbe proprio il Kalabria Coast to Coast, che oggi attrae migliaia di turisti l’anno e appassionati di trekking. «Da una parte promuoviamo il turismo lento, i cammini, il paesaggio, la natura e quell’autenticità che porta ogni anno camminatori e visitatori a scoprire le nostre montagne. Dall’altra, nello stesso territorio, si autorizza un intervento che può modificare profondamente paesaggio, fruibilità del percorso e attività economiche legate al cammino» hanno scritto in protesta. «Prima di cambiare per sempre un paesaggio, chiediamoci quanto vale ciò che rischiamo di perdere». (m.russo@corrierecal.it)
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