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L’INDAGINE

La discarica di Catanzaro nelle carte dell’inchiesta TAV. Subappalti, verifiche antimafia e intercettazioni

Dai rapporti tra Gentile Ambiente e CO.GE.IT. al ruolo di Lampitelli. Il gip di Napoli ricostruisce anche le vicende del cantiere di Alli, senza formulare accuse specifiche sull’appalto calabrese

Pubblicato il: 08/10/2026 – 18:58
di Giorgio Curcio
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CATANZARO Un appalto pubblico in Calabria, i rapporti tra imprese impegnate nei grandi cantieri infrastrutturali e le discussioni sulle autorizzazioni e sulle verifiche antimafia. C’è anche la discarica di Alli, a Catanzaro, nelle quasi seicento pagine dell’ordinanza del gip di Napoli sull’inchiesta relativa ai lavori dell’alta velocità Napoli-Bari. Un collegamento che emerge dalla ricostruzione dei rapporti tra alcune delle società coinvolte nelle indagini e che riguarda, in particolare, l’esecuzione dei lavori per la realizzazione del nuovo invaso della discarica di servizio dell’ecodistretto catanzarese. Le intercettazioni raccolte dagli investigatori restituiscono conversazioni su subappalti, requisiti delle imprese, autorizzazioni e difficoltà operative. Non emergono, tuttavia, specifiche contestazioni penali relative all’aggiudicazione dell’appalto calabrese, né accuse nei confronti dei rappresentanti di Arrical, l’Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria ma il riferimento all’impianto di Alli si inserisce nella più ampia ricostruzione dei rapporti economici e imprenditoriali delle società finite al centro dell’inchiesta napoletana.

Le imprese e i protagonisti

L’appalto riguarda la realizzazione della discarica di servizio all’ecodistretto di Catanzaro Alli, con riferimento alla prima fase del nuovo invaso e alle opere complementari. La società aggiudicataria è la Gentile Ambiente Spa, impresa campana operante nel settore ambientale e impegnata anche in alcuni dei cantieri ferroviari oggetto dell’inchiesta. Il suo rappresentante legale, Giovanni Gentile, figura tra gli indagati nel procedimento napoletano. La sua posizione è legata a contestazioni relative ad altre commesse pubbliche e non a uno specifico episodio corruttivo riguardante la discarica catanzarese. Nelle conversazioni relative ad Alli compaiono inoltre Antonio Mancini, procuratore speciale della Gentile Ambiente, e il geologo Alessandro Cascone, responsabile delle attività dell’impresa nel cantiere di Catanzaro. Entrambi vengono menzionati per il ruolo svolto nelle vicende ricostruite dagli investigatori, ma non figurano nell’elenco degli indagati riportato nell’ordinanza. L’altra impresa al centro dei dialoghi è la CO.GE.IT. Srl, formalmente rappresentata da Giovanni Fatigati, ma che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata gestita di fatto da Romualdo Lampitelli, imprenditore campano già coinvolto in precedenti vicende giudiziarie nel settore dei rifiuti. Lampitelli e Fatigati figurano entrambi tra gli indagati nel procedimento napoletano. Per le principali contestazioni riguardanti il trasferimento fraudolento di valori e le false fatturazioni, tuttavia, il gip non ha riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. È proprio il rapporto tra Gentile Ambiente e CO.GE.IT., insieme al ruolo esercitato da Lampitelli nella gestione dell’impresa, a essere oggetto di numerosi approfondimenti investigativi.

Le conversazioni sui subappalti

Il primo riferimento specifico alla discarica di Catanzaro risale al 18 luglio 2023. In una conversazione intercettata, Mancini e Cascone discutono della possibilità di affidare alcuni lavori alla CO.GE.IT. L’appalto era stato aggiudicato alla Gentile Ambiente, ma, secondo quanto riportato nell’ordinanza, non risultava ancora sottoscritto il verbale di consegna dei lavori. Cascone riferisce che i contratti di subappalto e di noleggio con operatore erano già stati trasmessi alla stazione appaltante. Mancini manifesta alcune perplessità, soffermandosi sulla necessità delle autorizzazioni e degli accertamenti antimafia. È in questo contesto che pronuncia una delle espressioni riportate nell’ordinanza: «O chiudi gli occhi e ti abbracci la croce», riferendosi all’eventualità di procedere confidando nella correttezza dell’impresa principale e nella sua scelta di non affidare lavori a soggetti legati alla criminalità organizzata. Il passaggio riguarda le verifiche necessarie per l’affidamento delle lavorazioni a soggetti terzi e non costituisce, di per sé, la prova che tali controlli siano stati omessi nell’appalto relativo alla discarica di Alli, annota il gip nell’ordinanza.

Il ruolo di Lampitelli e le attestazioni SOA

Le conversazioni proseguono nei giorni successivi. Il 26 luglio 2023, Cascone propone a Mancini una soluzione alternativa al subappalto, ipotizzando un affidamento pari al 2% dell’importo dei lavori. Mancini manifesta invece la preferenza per un subappalto direttamente autorizzato dalla stazione appaltante, anche per quanto riguarda le verifiche sull’idoneità tecnica, economica e morale dell’impresa esecutrice. Un altro problema riguarda le attestazioni SOA, necessarie per l’esecuzione di lavori pubblici secondo le soglie e le categorie previste dalla normativa. Nelle conversazioni si discute della possibilità di consentire alla CO.GE.IT. di acquisire i requisiti necessari per accedere a contratti più consistenti. Mancini spiega di seguire da tempo questo percorso e manifesta la propria contrarietà a soluzioni contrattuali che non avrebbero consentito alla società di valorizzare le lavorazioni eseguite ai fini dell’attestazione. In un ulteriore colloquio del 27 luglio, parlando di Lampitelli, Mancini afferma: «A Romualdo Lampitelli lo fai lavorare perché è Caserta», sottolineando l’importanza attribuita ai rapporti imprenditoriali con il territorio campano. Si tratta di conversazioni che documentano le valutazioni dei protagonisti e le modalità con cui venivano programmati gli affidamenti. I passaggi dell’ordinanza dedicati ad Alli non consentono, tuttavia, di stabilire quali delle soluzioni discusse siano state successivamente autorizzate, scrive ancora il gip nell’ordinanza.

Le difficoltà nel cantiere di Catanzaro

Il riferimento alla discarica calabrese ritorna anche nei mesi successivi, quando le lavorazioni risultano in corso. In una conversazione dell’11 novembre 2023, Mancini e Pietro Auriemma, collaboratore di Lampitelli, discutono di questioni economiche e contabili relative a diversi cantieri. Tra gli argomenti affrontati figurano anche le attività eseguite a Catanzaro e le difficoltà incontrate nella predisposizione degli stati di avanzamento dei lavori, poiché, per le prestazioni discusse, non risultava ancora formalizzato un contratto. Auriemma, come Mancini e Cascone, non compare nell’elenco degli indagati contenuto nel provvedimento del gip. Pochi giorni dopo, il 18 novembre, Cascone segnala il rischio che la CO.GE.IT. interrompa le attività nel cantiere della discarica a causa di problemi legati alla disponibilità di carburante per i mezzi impiegati. Nella stessa occasione si discute dell’opportunità di individuare in Auriemma il nuovo referente operativo dell’impresa, al posto di Lampitelli. Alla conversazione prende parte anche Roberto Perretta, procuratore speciale della Gentile Ambiente, anch’egli non presente tra gli indagati elencati nell’ordinanza. Secondo quanto emerge dalle successive intercettazioni, Lampitelli avrebbe tuttavia continuato a rappresentare un interlocutore nella gestione delle lavorazioni. Il 6 dicembre 2023, infatti, Cascone riferisce a Mancini di essersi interfacciato direttamente con l’imprenditore campano per risolvere alcune problematiche tecnico-operative relative alle attività svolte dalla CO.GE.IT. a Catanzaro.

La sospensione dei lavori e i problemi economici

Un ulteriore episodio viene ricostruito attraverso una conversazione del 4 gennaio 2024 tra Antonio Mancini e Roberto Perretta. I due parlano della sospensione delle lavorazioni nel cantiere catanzarese, attribuita a Lampitelli e risalente al precedente 27 dicembre 2023. Una situazione che, secondo quanto riferito dagli interlocutori, avrebbe provocato lamentele da parte di funzionari della Regione Calabria. La conversazione affronta anche le difficoltà economiche nei rapporti tra Gentile Ambiente e CO.GE.IT. Si fa riferimento a pendenze che, nell’agosto 2023, ammontavano complessivamente a circa 1,2 milioni di euro, con l’ipotesi di un piano di rientro attraverso pagamenti mensili da 160mila euro. La cifra riguarda i rapporti complessivi tra le due società e non può essere attribuita esclusivamente ai lavori della discarica di Catanzaro.

Il riferimento ai certificati dei rifiuti

Nelle carte compare anche una conversazione del 26 luglio 2023, relativa alla documentazione sui rifiuti nell’ambito dei lavori della discarica. Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, Mancini e Cascone discutono di una problematica riguardante i certificati di analisi, nei quali risultava indicata come produttore dei rifiuti la Gentile Ambiente anziché Arrical. Gli investigatori riportano questo episodio nel capitolo dedicato alle modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti da parte dell’impresa campana. Anche in questo caso, però, non emerge una specifica contestazione penale relativa ai certificati dell’impianto catanzarese, né dalla sola conversazione è possibile ricavare l’esistenza di una falsificazione documentale.

Le indagini e le valutazioni del gip

I rapporti tra Gentile Ambiente e CO.GE.IT. sono stati approfonditi nell’ambito di un procedimento molto più ampio, riguardante l’attività delle imprese impegnate nei cantieri ferroviari e i presunti collegamenti di alcuni soggetti con ambienti della criminalità organizzata campana. L’ordinanza richiama anche le interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Napoli nel marzo 2024 nei confronti delle due società. Si tratta di provvedimenti amministrativi distinti dalle contestazioni penali e che, per la Gentile Ambiente, sono stati anche oggetto di successivi sviluppi giudiziari. Sul piano penale, il gip ha riconosciuto gravi indizi nei confronti di Giovanni Gentile per un’ipotesi di corruzione relativa ai rapporti con un responsabile degli acquisti di un’altra impresa impegnata in commesse pubbliche. Diversa la valutazione sulle posizioni di Romualdo Lampitelli e Giovanni Fatigati. Pur prendendo in esame gli elementi raccolti dagli investigatori sulla gestione della CO.GE.IT., il giudice ha escluso la sussistenza dei gravi indizi per le contestazioni relative al trasferimento fraudolento di valori e all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Il collegamento con la Calabria

La vicenda della discarica di Alli rappresenta dunque un segmento della più ampia ricostruzione investigativa dei rapporti tra le imprese, non un autonomo capitolo accusatorio relativo all’appalto calabrese. Le intercettazioni documentano le discussioni sui subappalti, i rapporti operativi tra Gentile Ambiente e CO.GE.IT., il ruolo attribuito a Lampitelli, le questioni contrattuali e le difficoltà incontrate nel cantiere catanzarese. Non risultano, invece, accuse specifiche nei confronti di Arrical o dei suoi rappresentanti per l’affidamento e la gestione dell’opera. g.curcio@corrierecal.it)

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