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IL CORAGGIO DI GOVERNARE

Occhiuto, il “mai dire mai” che agita Forza Italia

Dal libro-manifesto alle mosse politiche, il governatore costruisce un profilo nazionale mentre insiste: «Sono il vice di Tajani, non il suo anti»

Pubblicato il: 08/10/2026 – 16:06
di Clemente Angotti
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Ha fatto mostra, e continua a ripeterlo ormai in ogni occasione, di non essere intenzionato a tentare la scalata alla segreteria nazionale di Forza Italia («non sono l’anti Tajani, sono il vice di Tajani», ha scandito ultimamente dopo avere più volte ripetuto di non cercare incarichi perché «ho davanti ancora quattro anni alla guida della Regione»); così come ha più volte respinto anche la tesi secondo la quale avrebbe intenzione di dare vita a una corrente, limitandosi a chiarire di voler solo dare nuovo slancio liberale e riformista al partito azzurro. E questo malgrado in più occasioni anche gli osservatori nazionali di fatti della politica continuino più o meno larvatamente a mettere in evidenza come le scelte di Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale azzurro, lascino intendere la volontà di giocare da protagonista la partita della leadership nazionale di Forza Italia, magari con la benedizione degli eredi del Cav.
In fondo, però – a poco più di cinque anni dalla sua prima elezione alla guida della Regione Calabria – uno spiraglio, stando alle ultime impressioni in ordine di tempo, confermate in occasione della presentazione a Roma del suo libro-manifesto politico “Il coraggio di governare”, Roberto Occhiuto, governatore calabrese e vicesegretario nazionale azzurro (con l’ago della bilancia tendente a pendere più sul lato politico), lo sta aprendo, checché ne dica egli stesso. E il pertugio rischia di diventare una voragine all’interno di Forza Italia. E questo anche dopo che a Cosenza, alla “prima” regionale del suo libro abbia sottolineato che «governare la Calabria mi affascina e mi dà l’adrenalina necessaria. Resto qui e non mi muovo»; pur aggiungendo, in quella stessa circostanza, che «se ci fosse la possibilità di svolgere anche ruoli ulteriori che fossero compatibili con la presidenza della Regione non avrei difficoltà a svolgerli».
Del resto in politica, in ogni epoca, ma a maggior ragione in questi strani tempi, la prima regola è: mai dire mai. È evidente tuttavia in questo avvio di indeciso autunno, e a diversi mesi di distanza dall’iniziativa organizzata a Palazzo Grazioli, nella storica ex sede di Forza Italia a Roma per lanciare una sorta di scossa nelle fila degli azzurri con un occhio al congresso nazionale in programma nel 2027 sul tema “In libertà, pensieri liberali per l’Italia”, l’interrogativo che ruota intorno al futuro politico di Roberto Occhiuto, è tornato prepotentemente ad affacciarsi sulla scena politica nazionale. E lo ha fatto non a caso anche all’indomani dell’uno-due raccolto in quel di Reggio Calabria e parte provincia baciata da un’attenzione nuova: prima consentire la volata di Francesco Ciccio Cannizzaro, eletto con percentuali bulgare nella sua Reggio Calabria (65% di voti) e poi portare a Montecitorio il tesoriere di Fi e uomo dell’entourage degli eredi di Berlusconi Fabio Roscioli (per lui il 51% di voti) nel collegio Reggio-Locri.
Insomma, tutto per il governatore calabrese sembra deporre per una scelta di impegno all’interno del partito e, forse, non solo. «Forza Italia – ha dichiarato lui impegnato in un tour de force tra ospitate in tv e presentazioni del suo libro manifesto – non ha bisogno di un leader carismatico, perché nessuno avrebbe il carisma di Berlusconi, ma di una classe dirigente che ritrovi un metodo: invece che parlare solo alla stampa, parlare di più sui social e alla gente, mostrare apertura su modernità e diritti civili. Non è questione di leadership ma di metodo». L’accusa, che sembra avere un solo obiettivo, è molto netta: il rischio, lamenta Occhiuto, è che Fi ingiallisca finendo per ingrigire. Da qui l’attenzione ad un approccio nuovo verso temi come i diritti civili.
In altre parole, la rivoluzione liberale predicata dal governatore si propone di guadagnare strada e attenzione nella convinzione che sia necessario introdurre nella strategia del partito «elementi di maggiore riformismo e di liberalismo come valore aggiunto per un centrodestra capace di tornare a vincere anche in futuro». Lui nega, continua a negare, qualsiasi volontà di scalzare l’attuale leadership del suo partito. Ma la smentita, anche in politica, come nel giornalismo, rischia di diventare una notizia data due volte.

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