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IL FOCUS

Dalle cosche alle strade, a Lamezia le due anime dei Carabinieri. Nucleo Investigativo e Radiomobile tra inchieste e controllo del territorio

Dalle grandi indagini antimafia alla criminalità quotidiana, due reparti con funzioni diverse ma complementari

Pubblicato il: 09/10/2026 – 6:31
di Giorgio Curcio
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LAMEZIA TERME Una città può essere osservata da molti punti di vista: dalle carte di un’inchiesta antimafia, dalle immagini registrate da una telecamera di sorveglianza, ma anche dalla pattuglia che interviene dopo un fatto di sangue o dalla segnalazione che parte da una scuola. Ed è proprio quello che è accaduto a Lamezia Terme negli ultimi anni, filtrata e scrutata dai Carabinieri attraverso tutte queste prospettive, restituendo un’immagine ancora difficile da definire, fatta di eccezioni, contraddizioni e fenomeni che si ripetono ormai da decenni.
E, al di là dei fatti e dei numeri, dietro la lunga sequenza di operazioni e arresti emerge una geografia investigativa piuttosto precisa. Due strutture, soprattutto, hanno assunto un ruolo centrale: il Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Lamezia Terme e il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia. Reparti differenti per funzioni e modalità d’intervento, ma che finiscono inevitabilmente per incrociarsi quando la criminalità organizzata, quella comune e le dinamiche quotidiane del territorio si sovrappongono. Da una parte ci sono le indagini lunghe, sviluppate per mesi o anni, spesso sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Dall’altra c’è il lavoro sulla strada, quello che parte da un episodio apparentemente isolato e deve ricostruirne rapidamente responsabili, movimenti e contesto. Le operazioni degli ultimi anni raccontano entrambe queste anime.

Il Nucleo Investigativo e le grandi inchieste

È soprattutto sul terreno della criminalità organizzata che emerge il ruolo del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Lamezia Terme. Uno dei passaggi più significativi arriva il 6 febbraio 2024 con l’operazione “Arengo”, culminata nell’esecuzione di 14 misure cautelari. L’indagine, sviluppata dal Nucleo Investigativo lametino insieme al Nucleo Operativo della Compagnia di Girifalco, rappresenta uno dei primi tasselli di una stagione particolarmente intensa. Pochi mesi dopo, il 7 novembre 2024, arriva “Artemis”: 59 misure cautelari nell’ambito di una vasta inchiesta che fotografa ancora una volta dinamiche criminali radicate nel territorio. Il risultato, sommato, di attività investigative costruite nel tempo attraverso intercettazioni, osservazioni, riscontri e ricostruzioni delle relazioni tra i soggetti coinvolti.

Il filone Iannazzo-Cannizzaro-Daponte

È ancora il Nucleo Investigativo a condurre l’attività che il 20 maggio 2025 porta a otto arresti nell’ambito di un’inchiesta sulla cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, con contestazioni che comprendono, tra le altre, estorsione e usura. Le investigazioni erano state avviate anni prima e avevano seguito nel tempo rapporti e condotte riconducibili a un’area criminale storicamente centrale negli equilibri lametini. È probabilmente questo l’elemento che distingue maggiormente il lavoro del reparto: la capacità di mantenere aperto un fronte investigativo per anni, ricomponendo tassello dopo tassello strutture, relazioni e interessi criminali.

CC Lamezia Terme

Artemis II e la continuità delle indagini

Nel giugno 2026 arriva poi “Artemis II”, con altre nove misure cautelari per ipotesi di reato che comprendono associazione di tipo mafioso, usura, estorsione e corruzione. Il nome stesso dell’operazione racconta una continuità. Le grandi inchieste non terminano con l’esecuzione delle misure cautelari: spesso aprono nuovi filoni, producono ulteriori riscontri e portano a sviluppi investigativi successivi. È su questo terreno che il Nucleo Investigativo ha costruito negli ultimi anni una parte importante della propria attività sotto la guida del tenente colonnello Giuseppe Merola, prima del recente cambio al vertice.

L’altra anima: il Nucleo Operativo e Radiomobile

Se il Nucleo Investigativo lavora soprattutto sulle strutture criminali e sulle indagini di lungo periodo, il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Lamezia Terme rappresenta l’altra faccia del lavoro investigativo. Qui il punto di partenza è spesso ciò che accade direttamente sulle strade: furti, rapine, aggressioni, fatti di sangue, soggetti da rintracciare. L’operazione “Shatter” ne è forse l’esempio più efficace. Per ricostruire 27 episodi, i militari hanno analizzato oltre 180 ore di registrazioni provenienti da 45 diversi sistemi di videosorveglianza. Un lavoro che restituisce una dimensione meno visibile delle indagini: ore trascorse davanti agli schermi, percorsi ricostruiti fotogramma dopo fotogramma, veicoli seguiti da una telecamera all’altra, dettagli apparentemente insignificanti che finiscono per collegare fatti diversi.

Il tentato omicidio di Sambiase e la cattura di “Camacho”

È il Nucleo Operativo e Radiomobile, insieme alla Stazione di Sambiase, a intervenire anche sull’episodio del tentato omicidio avvenuto nel maggio 2025. Un fatto di sangue nato nel contesto di una lite e sul quale l’attività investigativa consente di arrivare rapidamente all’individuazione del presunto responsabile. È un esempio di come il lavoro del NORM si muova spesso sul confine tra intervento immediato e investigazione: prima mettere in sicurezza il territorio, poi ricostruire ciò che è accaduto. Nello stesso solco rientra anche la cattura di Vincenzo Giampà, detto “Camacho”, ricercato e rintracciato dai Carabinieri mentre si nascondeva nel sottotetto di un’abitazione. Un’operazione molto diversa da quelle costruite attraverso migliaia di pagine di atti e anni di intercettazioni, ma che richiede conoscenza del territorio, controllo delle frequentazioni e capacità di individuare i luoghi nei quali un ricercato può trovare protezione.

Dalle indagini di strada al Nucleo Investigativo

C’è poi un elemento che lega ancora più chiaramente le due anime investigative dell’Arma lametina. Dal settembre 2026 il Nucleo Investigativo è guidato da Andrea Trabucco, ufficiale che negli anni precedenti aveva comandato prima la Sezione Operativa e poi proprio il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia. Sotto la sua direzione erano maturate diverse attività investigative, tra cui “Shatter” e altre operazioni contro la criminalità diffusa. Il passaggio al Nucleo Investigativo rappresenta dunque anche una sorta di continuità interna: l’esperienza accumulata sul terreno della criminalità quotidiana viene trasferita nel reparto chiamato ad affrontare le indagini più articolate e strutturate.

Le Stazioni e il presidio quotidiano del territorio

Ma sarebbe riduttivo fermarsi ai due reparti investigativi. A completare il quadro ci sono le Stazioni e l’attività quotidiana della Compagnia, spesso primo punto di contatto tra il territorio e l’Arma. È qui che arrivano denunce, segnalazioni e richieste d’intervento. Ed è da questa rete capillare che possono nascere anche indagini destinate successivamente ad assumere dimensioni molto più ampie. Il caso più recente è quello del 14enne della Nicotera-Costabile, denunciato dopo il ritrovamento di un coltello e le verifiche avviate su alcune conversazioni Telegram. Una vicenda completamente diversa dalle operazioni contro la ’ndrangheta, ma che chiude idealmente il cerchio. Perché in quel caso tutto parte dalla segnalazione di alcuni studenti e dall’intervento immediato delle istituzioni. Nessuna lunga attività sotto copertura, nessun grande blitz all’alba: soltanto la necessità di capire rapidamente quanto fosse concreto il rischio e chi fossero gli interlocutori del ragazzo.

Una città osservata su più livelli

Arengo, Artemis, gli arresti nel filone Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, Artemis II. Poi Shatter, il tentato omicidio di Sambiase, la cattura di “Camacio” e gli interventi che nascono dalla quotidianità delle Stazioni. Presi singolarmente sono episodi molto diversi, messi insieme raccontano, invece, un modello investigativo che lavora contemporaneamente su più livelli: la ’ndrangheta e la criminalità comune, le indagini della Dda e il controllo delle strade, le intercettazioni e le telecamere, i rapporti costruiti per anni e l’intervento che deve avvenire nel giro di pochi minuti. (g.curcio@corrierecal.it)

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