Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 13:23
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

IL RITO ABBREVIATO

’Ndrangheta, processo Ostro: pioggia di assoluzioni in abbreviato. C’è anche il boss Gallace e il latitante Arcorace – I NOMI

Cade l’accusa di associazione mafiosa: 34 assoluzioni e 16 condanne. Regge l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso. Accolta l’eccezione difensiva sulle chat SkyEcc

Pubblicato il: 09/10/2026 – 13:23
di Giorgio Curcio
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

CATANZARO Trentaquattro assoluzioni integrali e sedici condanne. Cade l’accusa di associazione mafiosa e viene assolto anche Cosimo Damiano Gallace, considerato dagli inquirenti uno dei vertici dell’omonima cosca di Guardavalle. È il verdetto pronunciato dal gup del Tribunale di Catanzaro, Gilda Danila Romano, nel processo celebrato con rito abbreviato e scaturito dall’inchiesta “Ostro”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Una decisione che ridimensiona sensibilmente l’impianto accusatorio, pur confermando alcune contestazioni, tra cui quella di scambio elettorale politico-mafioso relativa alle amministrative di Badolato del 2021. La condanna più elevata è quella inflitta ad Antonio “Tonino” Paparo, 8 anni, 8 mesi e 4 giorni di reclusione. Condannati anche l’ex vicesindaco Ernesto Maria Menniti, a 6 anni, 6 mesi e 8 giorni, Giuseppe Antonio Fiorenza, alla stessa pena, e Antonella Giannini, a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni. La Dda, al termine della requisitoria, aveva sollecitato complessivamente 414 anni di reclusione per i cinquanta imputati.

L’inchiesta Ostro e la cosca Gallace

L’inchiesta “Ostro”, coordinata dalla Dda di Catanzaro, aveva portato il 29 gennaio 2025 a una vasta operazione dei carabinieri, con il coinvolgimento di decine di indagati tra Calabria e altre regioni italiane. Al centro delle indagini la cosca Gallace di Guardavalle, storicamente radicata nel Basso Ionio catanzarese e ritenuta dagli investigatori capace di esercitare un controllo capillare sul territorio, condizionando attività economiche, rapporti imprenditoriali e dinamiche politico-amministrative. Le contestazioni formulate dalla Procura comprendevano, a vario titolo, l’associazione mafiosa, il concorso esterno, lo scambio elettorale politico-mafioso, estorsioni, minacce, trasferimento fraudolento di valori, procurata inosservanza di pena e reati in materia di armi e stupefacenti. Particolarmente rilevante era la posizione di Cosimo Damiano Gallace, per il quale la Dda aveva chiesto vent’anni di reclusione. Secondo la ricostruzione investigativa, l’organizzazione avrebbe garantito protezione e assistenza durante la sua latitanza, anche attraverso la predisposizione di rifugi e il coinvolgimento di soggetti ritenuti vicini alla cosca. Accuse dalle quali, nel presente procedimento, Gallace è stato assolto.

Le elezioni di Badolato e il presunto patto politico-mafioso

Un altro capitolo centrale dell’inchiesta riguardava le elezioni amministrative di Badolato dell’ottobre 2021. Secondo l’accusa, il gruppo riconducibile ad Antonio Paparo avrebbe cercato di condizionare la competizione elettorale e successivamente le attività dell’amministrazione comunale. Gli investigatori avevano ricostruito un presunto accordo tra esponenti politici locali e soggetti ritenuti vicini alla cosca Gallace, finalizzato a favorire l’elezione di candidati individuati preventivamente e a ottenere, in cambio, vantaggi nella gestione delle attività amministrative ed economiche dell’ente. Nell’ipotesi accusatoria assumeva particolare rilievo anche la costituzione di una lista elettorale “civetta”, attraverso la quale sarebbe stato possibile incidere sul risultato della consultazione e sugli equilibri politici successivi al voto. Il verdetto del gup presenta, su questo versante, un elemento significativo: pur escludendo la responsabilità per l’associazione mafiosa contestata nel procedimento, riconosce la responsabilità di quattro imputati per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. Si tratta di Antonio Paparo, Ernesto Maria Menniti, Giuseppe Antonio Fiorenza e Antonella Giannini. Per questi ultimi il giudice ha inoltre disposto il risarcimento dei danni nei confronti del Ministero dell’Interno e del Comune di Badolato, da liquidare in separata sede.

Il nodo delle chat SkyECC

Sul procedimento aveva inciso anche una complessa battaglia giudiziaria relativa all’utilizzabilità delle conversazioni criptate SkyECC, acquisite attraverso la cooperazione giudiziaria internazionale. Nel giugno scorso la Corte di Cassazione aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Dda contro il provvedimento con cui il gup aveva disposto approfondimenti sulle modalità di acquisizione e conservazione del materiale investigativo proveniente dalla Francia.

Le condanne – TUTTI I NOMI

  • Antonio Paparo: 8 anni, 8 mesi e 4 giorni
  • Ernesto Maria Menniti: 6 anni, 6 mesi e 8 giorni
  • Giuseppe Antonio Fiorenza: 6 anni, 6 mesi e 8 giorni
  • Angelo Gagliardi: 5 anni, 1 mese e 10 giorni, oltre a 6.889 euro di multa
  • Antonella Giannini: 4 anni, 5 mesi e 10 giorni
  • Giuseppe Riitano: 3 anni e 4 mesi
  • Domenico Geracitano: 2 anni, 2 mesi e 4 giorni, oltre a 3.000 euro di multa
  • Angelo Paparo: 2 anni
  • Nicola Paparo: 2 anni
  • Pasquale Paparo (classe 1998): 2 anni
  • Pasquale Franco: 1 anno, 6 mesi e 8 giorni, oltre a 344 euro di multa
  • Bruno Gagliardi: 1 anno, 6 mesi e 8 giorni, oltre a 2.667 euro di multa
  • Vincenzo Grupico: 1 anno, 6 mesi e 8 giorni, oltre a 344 euro di multa
  • Francesco Galati: 1 anno, 1 mese e 10 giorni, oltre a 222 euro di multa
  • Antonio Galati: 8 mesi, oltre a 2.000 euro di multa
  • Francesca Galati: 8 mesi, oltre a 2.000 euro di multa

Per Angelo Paparo, Nicola Paparo e Pasquale Paparo, classe 1998, il giudice ha concesso la sospensione condizionale della pena.

Le 34 assoluzioni – TUTTI I NOMI

Loredana Abate, Antonio Afflitto, Maria Altamura, Francesco Aloi, Agazio Andreacchio, Cosimo Andreacchio, Cesare Antonio Arcorace, Giuseppe Bava, Andrea Bressi, Antonio Bressi, Nicola Chiefari, Ilario Comito, Giuseppe Foti, Domenico Gallelli, Cosimo Damiano Gallace, Francesco Giorgi, Massimiliano Giorgio, Fernando Grande, Gregorio Grande, Saverio Grande, Marco Ottaiano, Gregorio Paparo, Pasquale Paparo (classe 1992), Rosa Maria Paparo, Antonio Cosimo Perronace, Ivano Piperissa, Giovanni Renda, Moreno Rocco Riitano, Carmela Russo, Cosimo Sorgiovanni, Antonio Ussia, Bruno Vitale, Domenico Vitale (classe 1969) e Domenico Vitale (classe 1976).

Per cinque imputati destinatari di condanna – Angelo Gagliardi, Pasquale Franco, Francesco Galati, Antonio Paparo e Nicola Paparo – il dispositivo contiene anche assoluzioni relative a singoli capi d’imputazione.

Le scarcerazioni e i sequestri

La sentenza dispone inoltre la cessazione dell’efficacia delle misure cautelari personali in relazione ai reati per i quali è intervenuta assoluzione e l’immediata scarcerazione di diversi imputati, se non detenuti per altra causa. Il giudice ha dichiarato anche la cessazione dell’efficacia delle misure cautelari reali, disponendo la restituzione agli aventi diritto dei compendi aziendali, dei beni mobili e immobili e dei rapporti finanziari sottoposti a sequestro. Per il deposito delle motivazioni è stato fissato il termine di trenta giorni. Saranno queste a chiarire nel dettaglio le ragioni delle assoluzioni, le valutazioni sulle prove acquisite e i presupposti delle condanne confermate nel giudizio abbreviato. (g.curcio@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x