Biodistretto e dieta certosina, Serra San Bruno riscopre il valore dell’essenziale
La Certosa indica ancora oggi una via di equilibrio tra uomo e natura. Il sindaco punta sulla collaborazione tra istituzioni, mentre lo studioso Ceravolo racconta la sobrietà alimentare dei monaci
A Serra San Bruno, la Certosa, viva con i suoi uomini e con la scelta di una fede praticata e vissuta in modo radicale, è un patrimonio spirituale e culturale di inestimabile valore. La sua presenza – ininterrotta dal 1091 – sembra dare corpo, ogni giorno, al motto scelto dai certosini «Stat crux dum volvitur orbis», la Croce resta salda mentre il mondo gira. In una storica visita, nell’ottobre del 1984, San Giovanni Paolo II usò un’espressione profonda ed efficace per indicare il senso proprio della vita ritirata, silenziosa, contemplativa ed eroica dei certosini: «Siete chiamati ad essere lampade che illuminano la via».
Ventisette anni più tardi, nell’ottobre del 2011, un altro Pontefice giunse tra i boschi delle Serre, all’interno delle mura del monastero. Benedetto XVI: «Il monaco – disse Papa Ratzinger – lasciando tutto, per così dire, “rischia”: si espone alla solitudine e al silenzio per non vivere di altro che dell’essenziale».
Oggi la Certosa è, senz’altro, il centro della spiritualità calabrese e non solo. Il suo silenzio “parla” incessantemente, le ore scandite dal suono della sua campana danno senso al tempo che passa. Davanti alla sua impenetrabilità, tutti siamo spinti a ragionare non tanto su ciò che avviene dentro, ma sul significato da dare a ciò che è fuori.


Si tratta, insomma, di un luogo che possiamo definire come il baricentro storico e spirituale di una regione che ormai mille anni fa visse il transito da Oriente ad Occidente, da Bisanzio a Roma, ma sempre nel segno di quel monachesimo che tantissimo ha dato alla cultura occidentale. A Serra San Bruno il legame con la Certosa è speciale, quotidiano, quasi incomprensibile per chi arriva da fuori. «Per noi – dice il primo cittadino Alfredo Barillari – è una sorta di simbiosi, portiamo San Bruno nel nostro nome e siamo fieri di essere l’anima verde della Calabria. Dico anima verde non a caso. San Bruno scelse questi luoghi come eremo proprio per le caratteristiche naturali, colse la straordinaria ricchezza di un territorio baciato da Dio e nel quale la natura mostra per intero la sua meraviglia e induce alla contemplazione del creato. Su di noi – aggiunge il sindaco – ricade una grande responsabilità e cioè quella di tutelare questa immensa biodiversità. La Certosa ci indica una via e cioè quella di un legame profondo, autentico, rispettoso con il contesto che ci circonda. Certo, molte cose sono cambiate, ma possiamo dire che oggi, attraverso molte iniziative, riconosciamo il ruolo di questa natura, non solo per lo spirito di ciascuno di noi, ma anche per il destino complessivo della comunità.


Penso – specifica il sindaco – alla Ciclovia dei Parchi che passa da Serra San Bruno e sta portando qui centinaia di persone che vivono un’esperienza naturalistica che li lascia stupefatti. Penso al forest bathing (Shinrin-yoku in giapponese), e cioè il bagno nella foresta che indica il connubio tra uomo e natura e si va affermando come pratica internazionale, e penso ancora al Bosco Archiforo che ci circonda e che è un luogo di interesse mondiale. Ed oggi – aggiunge ancora Barillari – in questo nostro contesto assistiamo a molti progetti di valorizzazione della risorsa ambientale». Per il primo cittadino un risultato di particolare importanza è rappresentato dall’avvio del Biodistretto. «Serra San Bruno è capofila nell’attuazione della Strategia Nazionale delle Aree Interne in questa zona. Ciò ha permesso di finanziare molte iniziative insieme al Parco naturale delle Serre per valorizzare la fauna, la flora, la biodiversità. Per noi il Biodistretto significa anche tutelare le nostre produzioni, inserendole in una cornice di promozione, ma anche di valorizzazione che ci riguarda come cittadini innanzitutto».
Il primo cittadino tiene a sottolineare poi un altro risultato: «Con il Biodistretto abbiamo anche centrato un ulteriore obiettivo. Diciamocelo chiaramente, in Calabria la predisposizione a fare rete è spessissimo mancata, molte volte c’è autoreferenzialità, non si è inclini a collaborare con l’altro. Invece con il Biodistretto, che vede assieme, oltre al Parco, anche tre GAL, abbiamo fatto esattamente l’opposto, siamo riusciti a stare fianco a fianco e così facendo ad aiutarci l’un l’altro. D’altro canto l’obiettivo è comune: valorizzare il territorio. E aggiungo anche che i soggetti istituzionali coinvolti, con le loro strutture, danno anche un aiuto tecnico considerevole, senza il quale sarebbe impossibile solo per la politica portare avanti i programmi.


Il Biodistretto è una pratica virtuosa che sta dando degli ottimi risultati. Passatemi l’espressione – conclude il sindaco – è una sorta di “miracolo”, giusto per richiamare l’esempio certosino e la via di profonda connessione con la natura che ci indica ancora oggi San Bruno». Recentemente a Serra San Bruno c’è un aspetto che è emerso, oggetto peraltro di approfonditi studi, e cioè quello dell’alimentazione dei monaci certosini che, oltre al silenzio, alla preghiera ed ai tempi rigidamente fissati, mantengono da sempre una “dieta” particolare. «Oggi – ci dice ancora il primo cittadino di Serra San Bruno – tutti abbiamo sviluppato una maggiore consapevolezza sul cibo. Ci troviamo in un contesto globalizzato dove le contaminazioni alimentari sono all’ordine del giorno e tuttavia nella dimensione locale ci interroghiamo sempre di più sul valore degli alimenti, sulla loro origine, sul legame che hanno con il territorio. Anche in questo – conclude il sindaco – i certosini indicano una via». A spiegarla è Antonino Ceravolo, dirigente scolastico, studioso, saggista ed antropologo, noto per i suoi preziosi approfondimenti storici sul monachesimo, sulla figura di San Bruno di Colonia e sulla Certosa di Serra San Bruno. «Quella dei certosini – dice Ceravolo – è una dieta che non ha nulla di particolare in sé, non ci sono cibi particolari. Vige l’equilibrio. Tutto parte da una Regola che è stata scritta per la prima volta nel 1127-1128 e che è stata più volte aggiornata nel corso del tempo, una prima volta a distanza di un paio di secoli, poi ancora un altro paio di secoli dopo. Ora ci sono i cosiddetti Statuti rinnovati, ma i dati di fondo sono rimasti identici. I monaci certosini – aggiunge Ceravolo – praticano l’astinenza dalle carni, è una dieta vegetariana con l’introduzione di formaggi, uova e pesce». Quello che caratterizza l’alimentazione certosina è dunque l’equilibrio e la “sobrietà”. A mezzogiorno, un fratello distribuisce il pasto ai monaci attraverso gli sportelli delle loro celle. Il pasto è consumato in solitudine. Dalla carne, in spirito di sacrificio, ci si astiene per tutta la vita. Verdure, cereali, pesce, uova, formaggi e frutta sono gli unici alimenti. Una volta alla settimana, normalmente il venerdì, si osserva un’astinenza, ci si accontenta cioè di pane ed acqua. E sempre una volta a settimana, la domenica, il pranzo è consumato nel refettorio comune dove vige comunque il silenzio, vero strumento di relazione tra i membri della comunità capaci di essere una «comunione di solitari». (redazione@corrierecal.it)
SNAI Area Versante Ionico Serre – “Il Biodistretto del Parco delle Serre e dei territori limitrofi: strategie di marketing, commercializzazione e promozione – Azioni di integrate di animazione e di accompagnamento verso il Distretto del Cibo, tra biodiversità ed agricoltura biologica” cod. intervento APQ A.1.1 – CUP: F39J21018700007 – Finanziato da Regione Calabria
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