Immobili irregolari, il Fisco scrive ai proprietari. La Calabria tra le regioni più coinvolte
Sofisticati software e sistemi di Ai incrociano immagini e mappe del Catasto per rilevare le discrepanze tra lo stato di fatto e i registri fiscali
COSENZA Tu chiamali se vuoi: abusi. L’abusivismo edilizio, marginale nelle regioni del Nord, conserva un peso rilevante nel resto del Paese con 14,7 abitazioni abusive ogni 100 autorizzate nel Centro e 40,2 nel Mezzogiorno. Stando ai dati analizzati dal Sole 24 Ore, entro la fine del 2026 sono in partenza 20mila lettere di compliance rivolte ai proprietari di immobili irregolari. Puglia, Sicilia e Calabria guidano la classifica delle regioni con il maggior numero di comunicazioni in calendario, concentrando da sole poco più di 9.000 invii.
Come funziona il monitoraggio
La caccia alle anomalie si avvale delle tecnologie più avanzate. Il processo parte dalle fotografie aeree ad alta definizione fornite dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). Attraverso sofisticati software e sistemi di intelligenza artificiale, queste immagini vengono incrociate con le mappe del Catasto per rilevare in automatico le discrepanze tra lo stato di fatto e i registri fiscali. Tuttavia, l’apporto tecnologico rappresenta solo un ausilio: l’intero processo di verifica è interamente governato e gestito dalla componente umana degli uffici dell’Agenzia, che eseguono approfondimenti specifici sui rilievi effettuati. Con uno stock catastale italiano che comprende poco meno di 80 milioni di unità immobiliari – tra abitazioni, pertinenze, locali commerciali, magazzini e laboratori – il potenziale numero di difformità è estremamente elevato.
Il cemento abusivo
La lotta contro il cemento abusivo, lungo le coste calabresi prosegue con operazioni significative svolte su tutto il territorio. Il dato ancora più preoccupante è quello legato alle località in cui avvengono la maggior parte degli abusi edilizi: quasi l’80% delle violazioni avvengono nei comuni costieri, determinando un serio rischio a livello idrogeologico e paesaggistico. In diverse aree l’edilizia fuori controllo ha contribuito ad aggravare ulteriormente l’erosione del suolo, l’ostruzione dei torrenti, rendendo il territorio più vulnerabile ad alluvioni e frane. Un paradosso se si considera che il principale patrimonio turistico della regione si esprime proprio sul litorale.
Sono ancora vive le immagini che riportano i ricordi indietro di qualche anno, quando fu inferto un colpo al cuore dell’abusivismo con l’abbattimento dell’ecomostro Palazzo Mangeruca a Torre Melissa. L’edificio abusivo, un ex mobilificio di 6 piani – 6000 mq -, si trovava sulla statale 106, ed era stato prima sequestrato (nel 2007) e successivamente confiscato (nel 2012). Ma in Calabria, l’elenco delle azioni di contrasto agli immobili abusivi è in continuo aggiornamento.
A Caminia di Stalettì, ad esempio, è stato scoperto un villaggio composto da 71 villette abusive. A Bova Marina, nel Reggino, i carabinieri hanno sequestrato – in un villaggio turistico – 105 case prefabbricate costruite su un’area demaniale senza le necessarie autorizzazioni. L’indagine, denominata “Archeometria” per via della vicinanza all’omonimo parco archeologico, ha fatto emergere come, a dispetto delle concessioni rilasciate alla proprietà nel corso degli anni, il titolare avesse trasformato un campeggio in un vero e proprio residence.
A Rossano, nel Cosentino, il Nucleo carabinieri forestale ha sequestrato un anfiteatro di 300 metri quadrati, costruito abusivamente su suolo demaniale all’interno di un campeggio. L’area includeva anche 700 metri quadrati di rifiuti pericolosi.
Mentre ad aprile, a Crotone, la Guardia Costiera ha sequestrato un’area demaniale di oltre 700 metri quadrati, occupata illegalmente da un manufatto abusivo di 150 metri quadrati che scaricava i reflui direttamente sul terreno.
Case (abusive) vista mare
Edificare “vista mare” senza autorizzazion. L’immagine ricorda uno dei film di Antonio Albanese, la memoria corre veloce al personaggio di Cetto Laqualanque. Colate di cemento in barba alle regole e senza rispettare i vincoli paesaggistici che tutelano (o dovrebbero farlo) le aree più belle della regione. L’ultimo dossier Mare Monstrum di Legambiente, basato sui dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto, certifica numeri e sostanza del ciclo illegale del cemento lunga le coste. Costituisce il 30,2% dei reati totali contro il patrimonio marittimo nazionale. Nel corso del 2025 le forze dell’ordine hanno accertato 6.189 illeciti penali, con una media di 17 reati al giorno, 6.485 persone denunciate, 7 arresti e 653 sequestri penali. Sul fronte amministrativo le infrazioni contestate sono state 11.012, per un numero pari di sanzioni irrogate. I dati nazionali evidenziano un netto ridimensionamento rispetto alla precedente rilevazione: si registra un calo del 40,1% per i reati contestati, del 40,9% per i denunciati, del 12,5% per gli arrestati e del 37,3% per i sequestri, mentre gli illeciti amministrativi risultano quasi dimezzati (-52,1%). (f.benincasa@corrierecal.it)
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