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Gravi criticità

Incendio discarica Pianopoli, Legambiente chiede accurate indagini sulle cause del rogo

“La Calabria deve accelerare la transizione verso un modello di economia circolare, riducendo il ricorso alle discariche”

Pubblicato il: 11/10/2026 – 15:20
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“L’incendio divampato all’interno della discarica di Carratello, a Pianopoli, è stato domato dopo molte ore e i suoi effetti sono stati percepiti anche a livello olfattivo in diverse aree del Catanzarese. Legambiente ringrazia i Vigili del Fuoco per il grande lavoro svolto, Arpacal, le Forze dell’Ordine e tutte le altre istituzioni intervenute tempestivamente”, è quanto affermano in una nota congiunta Legambiente Calabria e del Circolo Legambiente di Lamezia Terme. “L’associazione monitorerà l’evolversi della situazione, – prosegue la nota – chiedendo che vengano effettuate accurate indagini per accertare le cause del rogo e le eventuali responsabilità, nonché adeguati monitoraggi per verificare possibili contaminazioni dell’aria e del suolo. Quanto accaduto a Pianopoli si aggiunge a una serie di eventi che hanno interessato il territorio, tra cui l’incendio verificatosi lo scorso giugno in un impianto di raccolta di pneumatici nell’area ex Sir di Lamezia Terme, e impone una riflessione approfondita. Il ciclo dei rifiuti in Calabria presenta, infatti, gravi criticità che devono essere affrontate con urgenza, attraverso la necessaria transizione ecologica del sistema regionale. La normativa comunitaria prevede chiaramente la progressiva riduzione dei rifiuti urbani conferiti in discarica, che entro il 2035 dovranno rappresentare al massimo il 10% del totale prodotto. Le direttive europee fissano, inoltre, obiettivi di riciclaggio dei rifiuti domestici pari al 55% entro il 2025, una scadenza ormai trascorsa, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035. Obiettivi elevati riguardano anche i rifiuti di imballaggio: il 65% entro il 2025, anch’esso scaduto, e il 70% entro il 2030 per tutti i tipi di imballaggio, con percentuali differenziate in base al materiale.

Il ritardo della Calabria

La Calabria è in forte ritardo rispetto ai nuovi obiettivi comunitari, pur registrando una crescita complessiva delle percentuali di raccolta differenziata, caratterizzata tuttavia da marcate disomogeneità territoriali. Un quadro che permane nonostante l’impegno dell’Amministrazione regionale e di molti Comuni nel tentativo di colmare le carenze esistenti, a partire da quelle, particolarmente gravi, del parco impiantistico calabrese. Il Piano regionale sui rifiuti, fondato sulla gerarchia comunitaria nella gestione dei rifiuti e successivamente adeguato negli anni, individua come prioritari, sin dal 2016, gli obiettivi della prevenzione e del riciclaggio, in linea con la Direttiva 2008/98/CE, la cosiddetta “Direttiva quadro sui rifiuti”, modificata dalla Direttiva 2018/851/UE. L’obiettivo è perseguire una gestione dei rifiuti orientata alla progressiva eliminazione del ricorso alla discarica, proteggendo l’ambiente e la salute umana attraverso la prevenzione degli effetti nocivi legati alla produzione e alla gestione dei rifiuti. Il sistema fondato sul ricorso prevalente alle discariche, oltre a risultare poco coerente con gli obiettivi europei di economia circolare, presenta profili di inefficienza, elevati costi ambientali ed economici e può rappresentare un contesto vulnerabile rispetto ai fenomeni di illegalità documentati da Legambiente nel rapporto Ecomafia.

I dati

L’ultima edizione del rapporto, presentata a Roma nei giorni scorsi, rileva che nel 2025 sono tornati a crescere, su tutto il territorio nazionale, gli incendi negli impianti di stoccaggio e/o trattamento dei rifiuti, con un aumento del 24,7% rispetto all’anno precedente. Nel periodo compreso tra il 2013, anno in cui Legambiente ha iniziato a censire questo tipo di eventi, e aprile 2026, il numero complessivo degli incendi registrati a livello nazionale ammonta a 1.667, di cui 26 nei primi mesi del 2026. Ben 421 episodi si sono verificati nel Sud Italia. Si tratta di un fenomeno molto preoccupante che, secondo le risultanze investigative emerse in numerosi casi a livello nazionale, può essere collegato a tentativi di smaltimento illecito di materiali o ad altre condotte illegali, ferma restando la necessità di accertare caso per caso le specifiche circostanze. Un quadro che rende indispensabile rafforzare i controlli per contrastare le illegalità e garantire il rispetto della normativa. Ma c’è un altro aspetto, altrettanto importante: la Calabria deve concretizzare le “R” dell’economia circolare — ridurre, riusare, riciclare, riutilizzare e raccogliere — per costruire un nuovo paradigma di sostenibilità, innovazione e competitività, nel quale anche i rifiuti possano trasformarsi da problema in risorsa, generando nuove opportunità occupazionali. Un processo che deve necessariamente partire dalla fondamentale R della riduzione della quantità di rifiuti prodotti e che coinvolge tutti, dai cittadini alle istituzioni. Una strada indispensabile per rispondere agli obiettivi europei, liberare il territorio dalle discariche e dai rifiuti e tutelare gli ecosistemi e la salute pubblica. Se in futuro vogliamo ridurre il rischio di esposizione a emissioni potenzialmente nocive e tutelare l’ambiente, dobbiamo percorrere questa strada.

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