Innoweek, la Calabria scommette sulla longevità: sessanta startup davanti agli investitori
A Curinga tre giorni di pitch e incontri: l’obiettivo è fare del Sud un hub mediterraneo della Silver Economy
CATANZARO Immaginate una persona che a cinquant’anni decide di concedersi una vacanza e scopre che il mercato non ha pensato a lei: niente applicazioni, niente servizi su misura. È partendo da qui che Angelo Marra, direttore di Innoweek, racconta il senso della manifestazione che dall’8 al 10 ottobre ha portato in Calabria uno dei temi economici più attesi dei prossimi decenni, l’allungamento della vita. «La Silver Economy fino a ieri era vista solo come una cura alla malattia», spiega. «Noi stiamo incentivando la promozione del benessere: i viaggi, la finanza, la domotica, tutte le tecnologie che possono facilitare e migliorare la vita». Per tre giorni il Falkensteiner Club Funimation Garden di Acconia si è trasformato in un luogo d’incontro tra ricerca, impresa e finanza, sotto il titolo di questa edizione, The Longevity Era. Il bilancio finale ha numeri importanti: sessanta tra startup, scaleup e PMI innovative, più di cento fra relatori, esperti e investitori, nove premi assegnati nello SpinUp Award. C’è poi una cifra, i 2,5 miliardi di dollari, che va letta per quello che è: non un fondo messo sul tavolo, ma la somma dei capitali amministrati dagli investitori presenti. Dà tuttavia la misura di chi sedeva di fronte alle startup, da Primo Capital a P3pVentures, da 12Venture a Indaco Venture fino a Global Alpha Capital Management, insieme a business angel, acceleratori e specialisti del finanziamento a rischio.
I pitch e la longevità
La crescita si misura anche nel confronto con il passato. Innoweek è alla terza edizione, dopo quelle del 2022 e del 2024. Due anni fa le startup e PMI coinvolte erano venticinque, con oltre novanta relatori e più di settantacinque ore di interventi; oggi il perimetro è più che raddoppiato. Il ritmo delle giornate lo ha scandito la competizione. Ogni giorno venti startup, arrivate da ogni parte del mondo, hanno raccontato la propria tecnologia a investitori italiani e stranieri; poi la premiazione, quindi gli incontri a tu per tu con fondi e imprese. Secondo Marra, questa formula ha tenuto startup, investitori e tecnici in contatto diretto «per almeno dodici ore al giorno». Ad ascoltare i pitch, si capiva subito che la longevità è molto più larga dell’assistenza agli anziani. Sul palco sono passati progetti di diagnostica e salute digitale, piattaforme di telemedicina, intelligenza artificiale che lavora sui dati sanitari, robot pensati per gli ambienti di cura, gemelli digitali in tre dimensioni per aiutare i chirurghi a pianificare gli interventi, tecnologie per la medicina rigenerativa, esoscheletri, strumenti per chi assiste un familiare e dispositivi indossabili studiati anche per chi con lo smartphone non ha confidenza. Accanto a questi, il biotech e la nutraceutica, i sensori, il cibo come medicina, le residenze per anziani e tutti quei servizi che nascono dal semplice fatto che si vive più a lungo. Più che un settore, un intreccio di filiere che va dal deep tech alla medicina, dal software alla finanza.

Oltre i confini regionali
A rendere particolare la tre giorni è stato anche l’incontro tra mondi che di solito non si frequentano. A Curinga si sono ritrovate le community dell’innovazione del Mezzogiorno e le reti del Centro-Nord: NAStartUp, Rete Innovazione Sud, Factory Accademia, l’Associazione Startup Turismo, Entopan, insieme ad università, acceleratori e investitori. Lo sguardo, poi, si è allargato ben oltre i confini regionali, a quattro continenti. Dal Canada è arrivato Robert Cook, già presidente e amministratore delegato della Canadian Securities Exchange, con altri esperti di finanziamento e di scienze della vita. Dalla Turchia ha parlato Serdar Yucel, direttore dell’ente di ricerca TÜBİTAK; da Dubai Kamal Hassan, fondatore di TURN8, ha spiegato come si muovono capitali e innovazione legati alla longevità in Medio Oriente. Per l’Africa è intervenuta Haifa Ben Saoud, di Labess, dalla Tanzania. L’Italia ha risposto con il mondo bancario, le agenzie di sviluppo, la consulenza, la Regione Calabria e gli industriali reggini, e tra i relatori non è mancato chi porta in dote un passato in Google. La parte scientifica ha avuto un punto fermo nell’Osservatorio Longevity & Silver Economy del Politecnico di Milano, che ha raccontato le grandi tendenze destinate a cambiare il comparto. Si è parlato di nutraceutica e del ruolo delle filiere produttive come motore di sviluppo, con un contributo dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; di medicina rigenerativa e di come portare la ricerca nelle imprese, con le esperienze dell’Università della Calabria, di Catania e di Sussex. Tra i nomi più attesi quello di Gianni Pes, studioso delle Blue Zones, le aree del pianeta dove si vive più a lungo.
La sfida è restare in piedi
Ma per un’impresa nascente crescere è solo metà della sfida: l’altra metà è restare in piedi. È il tema attorno al quale hanno costruito il loro intervento Massimo Contrafatto, professore alla Business School dell’Università di Sussex, e il professore Domenico Nicolò dell’Universtà Mediterranea di Reggio Calabria, che a Innoweek hanno presentato le linee guida per la sostenibilità delle startup non solo sul piano economico-finanziario, ma anche ambientale e sociale. «Le startup sono molto interessanti dal punto di vista economico-aziendale», hanno spiegato, «perché sono entità propense all’innovazione e hanno una vocazione alla crescita. Purtroppo, per limiti e criticità manageriali e non solo, spesso hanno un tasso di mortalità molto elevato». Il documento è il frutto di tre anni di lavoro congiunto tra gli accademici della Società italiana di ragioneria ed economia aziendale (Sidrea), coordinato dal professor Nicolò e di cui lo stesso Contrafatto fa parte, ed esperti designati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili. Un gruppo misto, che guarda a chi le startup le guida e a chi le affianca: non solo manager e imprenditori, ma anche i professionisti che lavorano ogni giorno al loro fianco. Lo scopo, hanno detto, è «trasformare quelle criticità in opportunità di crescita e di persistenza nel tempo».

Contrafatto ha poi voluto soffermarsi sulla metodologia degli impact case study che ha sviluppato nell”Università di Sussex: invece di fermarsi al risultato di ciò che si fa, si valuta l’effetto che quel risultato produce sulle realtà coinvolte. I beneficiari, in questo caso, non sono soltanto i commercialisti e i consulenti, ma le startup stesse. Da qui l’idea di spostare l’attenzione «dall’output all’outcome», una scelta che il docente considera coerente con la sua pratica scientifica oltre che con la teoria. E la presentazione di Innoweek, ha chiarito, aveva uno scopo concreto: capire se le linee guida funzionano davvero quando vengono applicate alle imprese.
Un hub per il Mediterraneo
ll progetto, però, guarda al dopo. L’idea, dice Marra, è creare in Calabria un hub per il Mediterraneo, una piattaforma che attragga startup e investitori e faccia da porta d’ingresso verso l’Europa, «uno dei mercati più ricchi in questo ambito». Con il supporto di sponsor, Fincalabra e Regione, i rapporti dovranno proseguire anche dopo l’evento, con imprese, investitori ed enti, per costruire un ecosistema. Antonio Prigiobbo, fondatore di NAStartUp e co-autore del format insieme a Marra e a Vito Caruso, indica nello SpinUp Award, giunto alla settima edizione e attivo da oltre dieci anni, lo strumento per generare connessioni, progetti e nuove imprese.
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