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41 BIS

Boss e ergastolani lasciano il carcere, da «fine pena mai» a «quasi mai». Una questione anche calabrese

La vicenda – come riporta “La Stampa” riguarda circa 750 detenuti nelle carceri, tra cui quelle di Catanzaro e Reggio Calabria

Pubblicato il: 12/10/2026 – 14:38
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LAMEZIA TERME Mentre gli echi per i morti ammazzati per mafia si affievoliscono, il “fine pena mai” si trasforma in “quasi mai”. La notizia sulle pagine del quotidiano “La Stampa” di ieri riapre il dibattito sull’evoluzione della letteratura giuridica in materia di ergastolo ostativo e proposte di revisione del regime detentivo duro.
Sono sempre più numerosi i casi in cui i detenuti nelle varie sezioni di massima sicurezza usufruiscono di permessi per necessità facendo leva sulla prassi della buona condotta. Era già accaduto – riporta ancora l’articolo – con Raffaele Galatolo, detenuto “modello” nei report stilati dagli uffici del carcere di Secondigliano, già condannato all’ergastolo per mafia che ha ottenuto permessi nel periodo del Covid per lavorare in un’associazione di volontariato sia per tornare nella sua Palermo dove non aveva smesso di occuparsi di “affari”. Sono circa 750 nelle carceri italiane – tra quelle di Palermo, Catanzaro, Reggio Calabria, Catania, Napoli e così via – i sottoposti al regime del 41 bis, tra nomi più o meno noti da Leoluca Bagarella a Pietro Aglieri fino ai fratelli Graviano condannati anche per la stragi di Firenze, Milano e Roma tutti con più ergastoli sulle spalle e sottoposti al carcere duro. Mentre i loro avvocati, anche sulla scorta della sentenza della Corte costituzionale del 2019 e poi quelle della Corte di Strasburgo, che hanno condannato l’automatismo dell’ergastolo ostativo perché violerebbe il «diritto alla speranza», chiedono sistematicamente interventi sul regime detentivo duro. Ogni due anni c’è una pronuncia per la proroga, ma «ogni volta», spiegano dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, sarà più complicato motivare le ragioni per il diniego «specialmente per chi ha già goduto dl beneficio». Uscire dal 41 bis è il primo vero step per la semi libertà.
In buona sostanza quello che emerge è che se prima accadeva raramente o per gravi condizioni di salute, ora è sempre più frequente che i boss assoggettati al carcere duro facciano istanza per ottenere permessi: fino a 15 giorni per un massimo di 45 l’anno. Tra quelli che ne hanno usufruito c’è Cristoforo Cannella, tra i killer più spietati di cosa nostra, condannato all’ergastolo per le stragi e le bombe di Firenze ma anche per essere uno degli esecutori della strage di via D’Amelio dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Prima di Cannella, comunque, a uscire con permesso è stato anche Gregorio Di Giovanni e il capomandamento di Ribera in provincia di Agrigento Mario Capini, condannato all’ergastolo anche per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino.
Intanto la lista d’attesa di chi ne fa richiesta si allunga di giorno in giorno. (Ro. Merc.)

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