Mobilità integrata dello Stretto, 133mila euro per quattro nuovi ricercatori
Il Consiglio regionale finanzia uno studio della Mediterranea per migliorare i collegamenti tra Reggio e Messina. Cirillo: «Investiamo sui giovani»
REGGIO CALABRIA Pochi chilometri di mare separano Reggio e Messina, ma per chi deve attraversare lo Stretto, e per i prodotti che devono arrivare freschi sui mercati, la distanza è ancora fatta di collegamenti che faticano a parlarsi, operatori che non condividono le informazioni e una mobilità organizzata come se fosse nazionale e non locale. Da qui si parte per provare a costruire una mobilità davvero integrata nell’Area dello Stretto: studiando prima di tutto cosa oggi ne ostacola le potenzialità, per pianificare poi trasporti più integrati e sostenibili, per le persone come per le merci deperibili. A metterci le risorse è il Consiglio regionale della Calabria. Per la prima volta, per volontà del presidente Salvatore Cirillo, i fondi della Conferenza permanente interregionale per il coordinamento delle politiche nell’Area dello Stretto vengono destinati alla ricerca accademica e alla formazione di giovani ricercatori: 133mila euro per quattro incarichi, nell’ambito di un accordo di 12 mesi con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Il progetto “Mobilità integrata nell’Area dello Stretto – Metodi per la logistica agroalimentare e per flussi passeggeri” è stato illustrato oggi al Polo Culturale Mattia Preti dallo stesso Cirillo, dal Rettore Giuseppe Zimbalatti, dal direttore del Dipartimento di Agraria Marco Poiana e dai docenti Bruno Bernardi e Corrado Rindone, rispettivamente per l’unità di logistica agroalimentare e per quella di mobilità passeggeri del Diies. A coordinare l’incontro è stato il portavoce del presidente del Consiglio regionale, Francesco Chindemi.
Cirillo: “Questi fondi non erano mai stati usati così”
“Dobbiamo partire dal presupposto che la Conferenza dello Stretto non ha mai finanziato niente di simile”, ha spiegato il presidente del Consiglio regionale. Fin dal suo insediamento, ha raccontato, ha cercato con i suoi uffici di impiegare le risorse per “benefici validi”: gli era stato detto che potevano servire per interventi all’interno del palazzo, ma ha chiesto di fare “qualcosa di importante”. Da qui la collaborazione con l’Università e un progetto che prevede incarichi mirati allo studio dello Stretto. Negli anni, ha ricordato, sono rimasti degli avanzi che venivano usati solo qualche volta per arredi interni al Consiglio regionale: “Ho bloccato tutto, lo ripeto categoricamente, perché dobbiamo investire in progettazione, nei nostri giovani, nelle università”. I 133mila euro, ha precisato, sono una “prima edizione”, quasi “una prova”, ma l’intento è proseguire: “Continueremo già dalla seconda edizione, faremo anche la terza e la quarta, con accordi insieme all’università”. Il messaggio, ha aggiunto, è dare risposte concrete “ai giovani che studiano qui e che rimangono in Calabria”, e dall’esperienza potranno nascere idee e progettualità che non riguarderanno solo lo Stretto ma anche, per esempio, le aree urbane. Lo sguardo è già all’allargamento: “Mi auguro già dal prossimo anno di avere un progetto ancora più ampio insieme al Rettore dell’Università di Messina, al Rettore dell’Università di Reggio Calabria, al sindaco di Reggio e al sindaco di Messina”. Coinvolgere anche la sponda siciliana, ha sottolineato, è l’aspetto più interessante dell’iniziativa. Per Cirillo la Conferenza dello Stretto “può essere una stampella, chiamiamola così, utile per creare ancora altre opportunità”: “È solo un progetto che parte quest’anno, ma deve ampliarsi ancora di più, e ampliarsi bene, anche insieme a Messina”. I fondi, ha confermato, sono della Conferenza permanente per l’Area dello Stretto.
Zimbalatti: “Un primo passo voluto dal presidente”
“È un primo passo voluto dal presidente Cirillo, del quale abbiamo raccolto l’invito ad aderire con una progettazione a livello scientifico”, ha detto il rettore Zimbalatti. L’Università si occuperà di alcuni temi legati alla grande questione dell’area integrata dello Stretto e della mobilità, con approfondimenti che collegano le ricerche ai prodotti ortofrutticoli. “Molti dimenticano che Calabria e Sicilia sono due regioni prevalentemente agricole e agroalimentari, oltre a essere un punto di transito”, ha ricordato, aggiungendo che lo studio toccherà anche il traffico passeggeri. Alla domanda se l’ateneo metterà a disposizione anche locali o supporto logistico, Zimbalatti ha risposto che l’Università si occupa “prevalentemente di approfondimenti di carattere scientifico” e resta nel proprio ruolo: nessun impegno economico diretto, ma un contributo in termini di personale, “di persone, di saperi e di attività di ricerca”. Sulla sostenibilità, ha spiegato che l’ateneo opera “nel rispetto di un concetto di ecosostenibilità a 360 gradi”: nei moderni approcci One Health rientra anche quella economica, “non solo ambientale”.

Più che di un laboratorio di idee, ha precisato, si tratta di “un approfondimento di idee”: “Credo che i decisori politici le idee le abbiano molto chiare, e a noi spetta l’onore e il gravoso compito di approfondirne gli aspetti scientifici, che devono essere alla base e supportare le decisioni politiche”. Il Rettore ha poi parlato dei rapporti con l’Ateneo di Messina, definiti “eccellenti”, elogiando la rettrice, “molto sensibile e vicina alle tematiche dei giovani”. “I giovani tra Reggio e Messina compongono una medesima comunità”, ha osservato, “perché pochi chilometri di mare possono essere considerati una separazione fisica, ma non di più”. Da qui la massima integrazione con il sistema universitario calabrese e, in particolare, con quello messinese.
Poiana: “Il dovere di interagire con il territorio”
Per il direttore del Dipartimento di Agraria, struttura che coordina e attua le attività, un Ateneo come la Mediterranea, “e in particolare il Dipartimento che ho l’onore di dirigere, ha il dovere di interagire con il territorio in cui opera”. L’Area dello Stretto, ha detto Poiana, “ha bisogno di un dialogo forte e costante tra i diversi attori istituzionali”, e l’iniziativa “consolida una capacità di collaborazione che in passato non sempre è stata riconosciuta nei confronti dell’Ateneo”. Le attività vedranno l’apporto delle competenze ingegneristiche in materia di trasporti e logistica, mentre Agraria si concentrerà sulla conservazione e valorizzazione delle produzioni agroalimentari. “Sono produzioni che devono essere tutelate anche dopo la raccolta: per raggiungere mercati economicamente più remunerativi è necessario garantire condizioni di trasporto adeguate, calibrate sulle caratteristiche dei singoli prodotti. La temperatura di conservazione, in particolare, deve essere controllata in modo da preservare la qualità il più a lungo possibile”. Il progetto si inserisce nel solco delle ricerche già avviate nell’ambito del Pnrr, che hanno portato a strumenti per monitorare la qualità degli alimenti e prevederne il deterioramento: “Adesso è necessario tradurre queste conoscenze in applicazioni concrete, mettendole alla prova in un contesto reale”.
Rindone: “Partire dall’esistente per capire cosa ostacola la mobilità”
Per il professor Rindone il punto di partenza è l’analisi delle difficoltà attuali: “Vorremmo partire dall’esistente e capire qual è la condizione che oggi ostacola le potenzialità”. Il tema, ha spiegato, non riguarda solo lo scambio tra le due città: “Riguarda anche le opportunità che una persona che abita in una città metropolitana potrebbe avere nell’altra”. Capire gli ostacoli è, ha aggiunto, “una precondizione per poter dare risposte immediate”. Tra i nodi, l’assetto normativo: la mobilità delle persone nello Stretto “è organizzata come se fosse un trasporto nazionale, non un trasporto locale”. Da qui la domanda di fondo: a quali condizioni gli operatori potrebbero condividere le informazioni in un’unica piattaforma, “così come si fa in Europa”, e garantire all’utente finale un vero coordinamento, “facendo parlare gli operatori tra loro”? Lo studio verificherà cosa è possibile fare già oggi con strategie a basso costo, “oltre a quelle di lungo periodo, che ben sappiamo hanno nomi ben identificati”.

L’accordo e gli incarichi
L’intesa è una collaborazione tra amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 15 della legge 241/1990. La Conferenza stanzia 133mila euro, interamente destinati a quattro giovani ricercatori, con incarichi di dodici mesi; a questi si aggiunge un apporto figurativo dell’Università di 16.700 euro per coordinamento, progettazione e strutture, senza ulteriori costi per la Conferenza. Per la mobilità passeggeri saranno affidati due incarichi di ricerca da 26.500 euro ciascuno, per la raccolta e l’analisi dei dati su infrastrutture e flussi della sponda calabra, e un incarico post dottorato da 40mila euro, con l’obiettivo di fornire elementi per pianificare trasporti più integrati e sostenibili. Per la logistica agroalimentare sarà affidato un incarico post dottorato da 40mila euro, per lo studio dei tempi di trasporto e delle condizioni di conservazione dei prodotti deperibili, con l’obiettivo di preservarne la qualità e prolungarne la durata commerciale. Il professore Poiana ha precisato che per le due figure post doc si ricorrerà a contratti di ricerca, la cui formulazione amministrativa sarà definita in relazione alla durata annuale dell’incarico, mentre gli altri due incarichi andranno a laureati da meno di sei anni. “È nella valorizzazione delle nuove generazioni di studiosi che questa iniziativa trova una delle sue ragioni più importanti”, ha detto, auspicando che l’esperienza “possa proseguire nel tempo”. Responsabile scientifico del progetto e dell’unità di logistica agroalimentare è Bernardi; Rindone è co-responsabile scientifico. I risultati attesi: dati tecnici e scientifici prodotti potranno essere impiegati in autonomia dalla Conferenza per atti programmatici, linee guida e proposte di sviluppo, con ricadute per il territorio in termini di strumenti per migliorare la mobilità dei pendolari e la logistica delle imprese agroalimentari. Ulteriori sviluppi saranno possibili con nuove risorse.
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