’Ndrangheta, duplice omicidio dei coniugi Bruno. Chiesto il processo per Grande Aracri e altri due
La Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio anche per Salvatore Abbruzzo e il collaboratore Sandro Ielapi. L’agguato a Squillace nel 2013, la faida tra cosche e il presunto via libera del bos…
CATANZARO La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di Nicolino Grande Aracri, Salvatore Abbruzzo e Sandro Ielapi, quest’ultimo collaboratore di giustizia, accusati a vario titolo del duplice omicidio di Giuseppe Bruno e della moglie Caterina Raimondi, uccisi a colpi di kalashnikov il 18 febbraio 2013 a Squillace. La richiesta è stata formulata dal sostituto procuratore Debora Rizza, con il visto del procuratore aggiunto Vincenzo Luberto, nell’ambito del procedimento che ha consentito di ricostruire la presunta responsabilità dei vertici mafiosi nella pianificazione e nell’esecuzione dell’agguato. L’udienza preliminare è stata fissata per venerdì 16 ottobre, davanti al gup distrettuale del Tribunale di Catanzaro Andrea Odierno, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta avanzata dalla Procura antimafia.
Il duplice omicidio e le accuse
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il delitto sarebbe maturato nell’ambito di una faida tra le cosche operanti nel territorio compreso tra Borgia, Roccelletta di Borgia e Vallefiorita, sullo sfondo dei contrasti per il controllo delle attività illecite e dei proventi estorsivi. A Nicolino Grande Aracri, storico boss di Cutro, viene contestato di aver autorizzato l’eliminazione di Giuseppe Bruno, ritenuto esponente di vertice dell’omonimo gruppo criminale di Vallefiorita. Il presunto via libera sarebbe arrivato nel corso di una riunione di ’ndrangheta alla quale avrebbero partecipato anche Salvatore Abbruzzo e Francesco Gualtieri. Ad Abbruzzo, indicato dall’accusa come promotore e organizzatore della cosca Catarisano, viene invece attribuita la pianificazione dell’agguato, dai sopralluoghi preliminari fino all’accompagnamento sul posto dei presunti esecutori e alla successiva fuga. Sandro Ielapi, oggi collaboratore di giustizia, avrebbe partecipato alla fase esecutiva presidiando la zona armato di pistola. A sparare con il kalashnikov, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato Francesco Gualtieri, già imputato in un procedimento separato davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro.
I contrasti e il presunto ordine di morte
La vicenda era già tornata al centro dell’attenzione giudiziaria nel gennaio scorso, quando un’ordinanza cautelare aveva raggiunto Grande Aracri e Abbruzzo. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Dda, avevano ricostruito i contrasti maturati all’interno degli equilibri criminali del Catanzarese, anche attraverso le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Tra i motivi della rottura con Giuseppe Bruno, secondo gli investigatori, vi sarebbero stati i sospetti sulla gestione del denaro proveniente dalle estorsioni e destinato anche al sostentamento delle famiglie degli affiliati detenuti. Al centro delle tensioni, inoltre, le mire espansionistiche delle cosche e il controllo criminale del territorio fino al Soveratese. Proprio durante alcuni incontri tra esponenti mafiosi sarebbe maturata la decisione di eliminare Bruno, considerato non più affidabile e poco incline a rispettare le direttive impartite dai vertici criminali. Nell’agguato del 18 febbraio 2013 venne uccisa anche la moglie Caterina Raimondi, raggiunta dai colpi esplosi mentre si trovava insieme al marito davanti alla loro abitazione.
L’udienza preliminare del 16 ottobre
Con la richiesta di rinvio a giudizio si apre adesso una nuova fase processuale per il duplice delitto. Il giudice dovrà valutare gli elementi raccolti dalla Dda e decidere se disporre il processo nei confronti dei tre indagati. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Gianluca Fabbri per Nicolino Grande Aracri, Salvatore Staiano e Guido Contestabile per Salvatore Abbruzzo e Maria Claudia Conidi per Sandro Ielapi. (redazione@corrierecal.it)
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