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la reliquia

San Carlo Acutis arriva nella città di Gioacchino da Fiore: la fede dei giovani, la speranza e il coraggio di essere se stessi

La reliquia del primo santo millennial accolta da una folla commossa nella chiesa madre di San Giovanni in Fiore. Un incontro fra due epoche della spiritualità cristiana, nel segno della ricerca di D…

Pubblicato il: 14/10/2026 – 15:36
di Emiliano Morrone
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SAN GIOVANNI IN FIORE Una piccola reliquia di san Carlo Acutis, un capello disposto a forma di stella e custodito in una croce d’argento, è arrivata lo scorso sabato 10 ottobre nella chiesa madre di San Giovanni in Fiore ed è stata accolta nel tardo pomeriggio da una comunità numerosa, partecipe e commossa. La reliquia resterà nella chiesa, all’interno di una teca trasparente realizzata per la venerazione dei fedeli. La sua presenza ha un significato particolare nella città fondata sull’esperienza religiosa e sulla visione profetica di Gioacchino da Fiore. A oltre otto secoli dalla nascita dell’Ordine florense, San Giovanni in Fiore incontra la testimonianza di un adolescente del nostro tempo, che ha trovato nella fede la ragione della propria esistenza e ha utilizzato Internet per trasmettere il messaggio cristiano.

La storia di Carlo Acutis

Carlo Acutis aveva quindici anni quando morì a Monza, il 12 ottobre 2006, a causa di una leucemia fulminante. Nato a Londra nel 1991 e cresciuto a Milano, frequentava la scuola, coltivava amicizie, amava il calcio, i videogiochi e l’informatica. Aveva una straordinaria familiarità con il computer e una sensibilità religiosa che si manifestò fin dall’infanzia. Partecipava quotidianamente alla messa, dedicava tempo alla preghiera, aiutava i poveri e considerava l’eucaristia il centro della propria vita. Curò anche una mostra digitale sui miracoli eucaristici, poi diffusa in numerosi Paesi. Il 7 settembre 2025 papa Leone XIV lo ha proclamato santo insieme a Pier Giorgio Frassati.

La tecnologia per la conoscenza

La vicenda del giovane ha ormai una dimensione universale per una ragione che supera la precocità della vocazione religiosa. Carlo apparteneva alla generazione cresciuta con gli strumenti digitali e conosceva il linguaggio dei ragazzi. Aveva capito che la tecnologia poteva servire alla conoscenza, alla solidarietà e alla diffusione della fede. La sua esperienza tocca il rapporto fra i giovani e la Chiesa, oggi segnato da distanze culturali, disaffezione e nuove forme di ricerca spirituale.

Una libertà interiore fondata sulla coerenza

In una società in cui l’identità personale passa spesso attraverso l’esposizione sui social, il giudizio degli altri e il bisogno di approvazione, Carlo proponeva una libertà interiore fondata sulla coerenza. La sua frase più conosciuta, “Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”, mantiene una forza particolare. È un invito a sottrarsi all’omologazione, a coltivare la propria unicità, a cercare un significato autentico nell’esistenza. La santità, nella sua breve vita, aveva il volto ordinario dell’adolescenza, delle relazioni quotidiane e della responsabilità verso gli altri.

Semplicità e naturalezza

Questa dimensione è emersa durante la cerimonia di accoglienza della reliquia a San Giovanni in Fiore. Marianna Succurro, economista e docente dell’Università della Calabria, ha ripercorso la vita del giovane santo, soffermandosi sulla sua semplicità e sulla naturalezza con la quale il ragazzo viveva la fede. Succurro ha illustrato inoltre l’impegno dell’associazione San Paolo, che insieme al parroco don Claudio Albanito ha lavorato per portare la reliquia nella chiesa madre e assicurare alla comunità un luogo permanente di preghiera. Il rapporto della parrocchia con Carlo Acutis risale agli anni in cui era parroco don Battista Cimino, quando il giovane era ancora beato.

La testimonianza

Il giovane Giuseppe Pio Lombardi, dell’Azione cattolica, ha approfondito la personalità di Carlo, la sua dedizione a Dio, le attività quotidiane e il valore della ricordata riflessione sull’originalità dell’essere umano. La testimonianza di un giovane su un santo della propria generazione ha dato un elemento significativo alla celebrazione: la possibilità che il messaggio cristiano raggiunga i ragazzi attraverso esperienze, parole e sensibilità vicine alle loro. Un momento di intensa partecipazione emotiva è stato quello della lettura, affidata all’attore e regista Salvatore Audia, di una lettera di Andrea Acutis, padre del santo. Le parole di un genitore hanno restituito alla vicenda di Carlo la sua dimensione familiare, il dolore della perdita e la profondità di una testimonianza che, a 20 dalla morte, continua a coinvolgere credenti di ogni età.

Una partecipazione commossa

La Messa, officiata da don Albanito e don Cimino, è stata seguita da moltissime persone. I canti solenni del coro parrocchiale hanno accompagnato la liturgia. Nell’omelia, don Albanito ha ricostruito il percorso che ha consentito l’arrivo della reliquia e si è soffermato sull’umanità di Carlo Acutis, sulla sua religiosità e sulla capacità di vivere il Vangelo nella quotidianità. Prima della benedizione finale, il sindaco Antonio Barile ha espresso, nel suo saluto istituzionale, il valore umano e spirituale dell’iniziativa. Molto toccante è stata la partecipazione di alcuni minori con bisogni speciali, accompagnati dai genitori. Il loro raccoglimento, la preghiera e la devozione sono stati un esempio concreto di esperienza di fede come accoglienza, vicinanza e speranza, soprattutto nelle situazioni di maggiore difficoltà.

La storia di San Giovanni in Fiore

L’arrivo della reliquia ha anche un altro significato nella storia di San Giovanni in Fiore. La città deve la propria origine a un’esperienza spirituale che ha attraversato i secoli. Gioacchino da Fiore, il grande abate e teologo medievale, scelse le montagne della Sila per dare vita a una comunità religiosa fondata sulla contemplazione, sullo studio delle Scritture e sull’attesa di un rinnovamento spirituale dell’umanità. La sua interpretazione della storia, segnata dall’azione dello Spirito Santo e dalla speranza di un’età di maggiore libertà spirituale, ha esercitato una profonda influenza sul pensiero cristiano ed europeo. Dante lo collocò nel Paradiso, fra gli spiriti sapienti, e lo definì “di spirito profetico dotato”.

Una riflessione sul rapporto tra fede e tempo

Fra Gioacchino e Carlo Acutis esistono distanze storiche, culturali e teologiche. Eppure, le loro esperienze ci offrono una riflessione sul rapporto fra la fede e il tempo. Gioacchino cercò nelle Scritture una comprensione spirituale della storia e del suo futuro. Carlo utilizzò gli strumenti della modernità per comunicare la propria esperienza religiosa. Entrambi, in forme assai differenti, testimoniano una tensione verso ciò che supera l’orizzonte immediato dell’esistenza umana. La città che custodisce nell’Abbazia florense la memoria del suo fondatore accoglie ora anche la testimonianza di un santo che appartiene all’epoca di Internet. È un incontro simbolico fra la spiritualità medievale e quella del terzo millennio, fra la ricerca del significato della storia e le domande dei giovani contemporanei.

Una possibilità pastorale

La presenza stabile della reliquia apre soprattutto una possibilità pastorale. Può offrire ai ragazzi un’occasione per avvicinarsi alla Chiesa attraverso la storia di un loro coetaneo, per interrogarsi sulla libertà, sull’uso della tecnologia, sul rapporto con gli altri e sul significato della vita. Carlo Acutis ha dimostrato che anche l’ambiente digitale può diventare uno spazio di responsabilità e testimonianza. Papa Francesco lo aveva già indicato come esempio nella “Christus vivit”, l’esortazione apostolica dedicata ai giovani.

Una comunità con un bisogno di spiritualità

Per San Giovanni in Fiore, dove la spiritualità ha contribuito alla formazione dell’identità cittadina, questa nuova presenza rappresenta un’occasione per riscoprire la propria eredità religiosa e trasmetterla alle nuove generazioni. Il messaggio di speranza che è il fulcro del pensiero di Gioacchino trova oggi un diverso motivo di riflessione nella vicenda di un ragazzo che, pur consapevole della fragilità della vita, ha saputo attribuirle un significato profondo. La commozione di sabato, la partecipazione delle famiglie, la presenza dei giovani e la preghiera condivisa sono espressione di una comunità che conserva un forte bisogno di spiritualità. La reliquia di san Carlo Acutis resterà nella chiesa madre come segno tangibile di questo incontro. E nella città nata dal sogno religioso di Gioacchino da Fiore, la storia di un adolescente del nostro secolo aggiunge una nuova pagina a una tradizione che continua a compulsare il nostro presente e a guardare al futuro. (redazione@corrierecal.it)

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