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“Social Card”, la vendita di droga nel Catanzarese. La mappa dello spaccio con la «base logistica» a Cortale

Un gruppo dedito allo spaccio nella provincia, da Girifalco a Lamezia. La struttura e il modus operandi dell’associazione con Davide De Santis presunto «promotore e organizzatore»

Pubblicato il: 14/10/2026 – 13:39
di Marco Russo
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CATANZARO Una vasta rete criminale dedita al traffico di stupefacenti con ramificazioni su tutto il territorio provinciale catanzarese: da Girifalco a Lamezia Terme, oltre Botricello, Amaroni, Curinga, Vallefiorita, Borgia, Soverato, Badolato. Ma con la base logistica sita in un’abitazione del centro a Cortale. È la ricostruzione della Dda di Catanzaro, nell’operazione condotta questa mattina dal Comando provinciale dei Carabinieri, che ha portato all’emissione di 24 misure cautelari, 3 obblighi di presentazione alla pg, 9 arresti domiciliari e 12 soggetti finiti in carcere. Tra loro anche Davide De Santis, ritenuto al vertice dell’associazione, in quanto «promotore, dirigente e organizzatore» del gruppo che avrebbe garantito hashish, marijuana e cocaina a numerosi acquirenti del Catanzarese.

La struttura dell’associazione

Le indagini, partite dell’arresto di un uomo a cui erano stati rinvenuti circa 600 grammi di marijuana, avrebbero accertato l’esistenza dell’associazione, «avente la propria base logistica in Cortale con vari depositi» che sarebbero stati gestiti da De Santis con l’ausilio di altri collaboratori. In particolare, sarebbe stato coadiuvato da «numerosi sodali» con ruoli «variegati», destinati sia alla custodia che alla gestione delle varie piazze di spaccio. Rocco Aurelio Petrilli (finito in carcere), avrebbe avuto il ruolo di «corriere per conto del sodalizio», in particolare mettendosi «a disposizione per effettuare i trasporti di sostanze stupefacenti dal fornitore ai sodali». Altri indagati avrebbero gestito il resto della vendita sulle piazze di Girifalco, Cortale, Squillace e Vallefiorita, contribuendo così a un «fiorente traffico di sostanze stupefacenti» con «amplissima ramificazione territoriale».

Il modus operandi: acquisto all’ingrosso e cessione ai pusher

De Santis, è l’accusa degli inquirenti, avrebbe «sempre curato in prima persona le fasi operative dirette all’approvvigionamento del narcotico», gestito «i rapporti finanziari di natura debitoria/creditoria originati dal narcotraffico», oltre a dettare «le strategie operative correlate alla movimentazione, detenzione, occultamento, confezionamento e spaccio delle sostanze». Il modus operandi, dunque, sarebbe consistito nell’acquisto di grossi quantitativi e la «successiva cessione a pusher ovvero a clienti abituali». Il volume d’affari, spiegano gli inquirenti, sarebbe stato «di assoluto rilievo», come dimostrerebbe la quantità di droga rinvenuta e sequestrata in diversi momenti, cosa che non avrebbe fatto desistere comunque l’organizzazione dall’attività. Ma anche dal «numero e l’estensione delle piazze di spaccio con gli ingenti crediti maturati e a volte non riscossi per decine di migliaia di euro».

La «base logistica» a Cortale

L’organizzazione avrebbe avuto come base logistica un’abitazione di Cortale, al cui interno – durante servizi di osservazione e controlli da parte delle forze dell’ordine – sarebbe stato trovato in un’occasione un borsone nero, sequestrato, al cui interno «vi erano sostanze stupefacenti del tipo cocaina, marijuana e hashish, nonché una pistola marca Pietro Beretta modello 1934 cal 7.65 Browning con matricola obliterata e ripunzonata». (m.russo@corrierecal.it)

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