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la svolta

Urbanistica, riforma (finalmente) in vista. La Regione Calabria punta a riscrivere le regole per la gestione del territorio

In arrivo un riordino normativo complessivo dopo che il “rivoluzionario” testo base del 2002 è stato modificato una ventina di volte e di fatto “depotenziato”

Pubblicato il: 14/10/2026 – 10:07
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CATANZARO Dopo un primo anno di legislatura caratterizzato da uno spirito riformista meno accentuato della precedente la Giunta regionale guidata dal presidente Roberto Occhiuto prova ad accelerare su alcuni dossier particolarmente strategici che richiedono una maggiore modernizzazione. Uno dei temi “bandiera” della maggioranza di centrodestra, anche alla luce della cronaca quasi quotidiana che ne ha fatto quasi un’emergenza, riguarda sicuramente la gestione del territorio e la difesa del suolo, una sfida sempre più complessa e soprattutto urgente: per questo all’orizzonte, su input del vicepresidente della Regione Filippo Mancuso, secondo quanto riferiscono fonti della Cittadella ci sarebbe la riforma della legge urbanistica della Calabria, riforma che nascerebbe dall’esigenza di adeguare all’oggi una normativa ormai risalente a oltre 20 anni fa e finora “ritoccata” con interventi “tampone” spesso slegati l’uno dall’altro e tali da trasformare la legge originaria in una “legge Arlecchino”.

L’annuncio

E’ stato lo stesso Mancuso a fare cenno di questo nuovo imminente step per l’urbanistica lunedì nel suo intervento alla Conferenza programmatica del Piano alluvioni della Regione. «Siamo di fronte a un cambio epocale per la nostra regione: se non prendiamo atto delle difficoltà del territorio e non ci modernizziamo, non andremo da nessuna parte. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze o a riparare i danni causati dall’uomo per dare un futuro ai nostri figli. Per questo ci stiamo dotando di piani paesaggistici, di una nuova legge sul demanio, finalmente vogliamo modificare la legge urbanistica, abbiamo anche presentato una legge sul demanio. Su questi temi, la Calabria sta francamente facendo da apripista», ha detto Mancuso.

La riforma del 2002

E in effetti la necessità di mettere mano alla legge urbanistica in modo complessivo c’è tutta. Il testo base infatti è la legge regionale 16 aprile 2002, numero 19, intitolata “Norme per la tutela, governo ed uso del territorio – Legge urbanistica della Calabria”: venne approvata su impulso dell’allora assessore regionale all’Urbanistica Dionisio Gallo. Un testo per certi versi “rivoluzionario”, perché ha riformato l’intero sistema del governo del territorio della Regione Calabria. La legge prevedeva e ha introdotto i seguenti punti cardine: nuova architettura della pianificazione con il superamento dei vecchi strumenti urbanistici (come il Piano regolatore generale in favore di una pianificazione a più livelli basata su principi di sussidiarietà e co-pianificazione, e poi sostenibilità e contenimento del consumo di suolo, trasparenza e partecipazione, semplificazione procedurale con lo snellimento dell’iter di approvazione dei piani e maggiore autonomia ai Comuni per le decisioni di valenza locale.

Le modifiche

Il problema è che con il passare del tempo la legge urbanistica della Regione è diventata il “terminale” di autentici “assalti alla diligenza” da parte della politica calabrese, con una serie di modifiche parziali e settoriali talmente lunga da perdersene il conto. Forse una trentina, sicuramente una ventina, e sei modifiche solo in questa legislatura, secondo un calcolo comunque approssimativo. Alcune modifiche si sono rese necessarie per risolvere le difficoltà operative incontrate soprattutto dai Comuni nell’adeguamento dei vecchi Piani regolatori generali (Prg) ai nuovi Piani strutturali comunali (Psc) o per allineare la norma regionale alla legislazione nazionale (si pensi ai vari “Piani casa” approvati a livello governativo), o per prorogare scadenze su scadenze. Altre modifiche invece – come denunciato soprattutto dalle associazioni ambientaliste – sono state dettate dall’esigenza di ammorbidire e allentare vincoli e tutele originarie, agevolando una maggiore “deregulation” e quindi una maggiore cementificazione del territorio con deroghe volumetriche e allentamento dei parametri di edificabilità e cubatura.

Verso la nuova riforma

A tutto questo a breve – si fa intendere dalla Cittadella – si dovrebbe mettere un freno con una legge di riforma del settore urbanistico finalmente organica e complessiva: a quanto si è appreso, Mancuso e i dirigenti del Dipartimento negli ultimi mesi si sono confrontati con gli ordini professionali e tutti gli “stakeholder” e avrebbero già redatto una bozza di testo normativo da portare a breve in Giunta e poi dalla Giunta in Consiglio regionale. I principi cardine dovrebbero essere ancora quelli del consumo “zero” di suolo, della sostenibilità, soprattutto per i Comuni e per i Comuni più piccoli, spesso “soffocati” da Psc ormai improponibili, del rigore che però non deve trasformarsi in ottuso blocco dell’attività edilizia e della semplificazione. (a. cant.)

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