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Dai giudici in lacrime al magistrato “capocantiere”. Il grido di dolore di Spadaro e Lucantonio

Il presidente del Tribunale di Catanzaro: «Serve un organico adeguato alla realtà». Il pg: «Qui mancano le risorse essenziali»

Pubblicato il: 16/10/2026 – 18:46
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CATANZARO «Come tanti anni fa in Sicilia, in questi anni in questa terra si sta giocando una partita di estrema rilevanza non solo per l’importanza dei processi in sé, ma per l’intero Paese. Attraverso gli uffici giudiziari infatti scorre la linfa della giurisdizione, ma qui la giurisdizione per poter essere esercitata correttamente e dignitosamente ha bisogno delle risorse umane». Il presidente del Tribunale di Catanzaro, Giuseppe Spadaro, rilancia l’emergenza organici in Calabria: la necessità di un rafforzamento degli apparati di giustizia nella nostra regione è il filo conduttore che muove il suo intervento all’iniziativa “Tam-Talk about mafia” organizzata dall’Anm nel capoluogo. «L’ho già fatto nelle sedi preposte istituzionalmente, e lo farò fino a quando avrò forza, evidenziando – ha aggiunto Spadaro – che non si può esercitare giurisdizione se non si ottiene un organico adeguato ai flussi, alle sopravvenienze e al peso specifico dei procedimenti. Il mero dato statistico è fuorviante: con tutto il rispetto per i colleghi di Trento che ben conosco e sono miei amici, una richiesta di misura cautelare della Procura di Trento non è paragonabile a una richiesta per 518 indagati del distretto di Catanzaro. Non posso vedere i miei giudici venire nella mia stanza così disperati, perché lavorano senza sosta e non riescono a smaltire tutto il lavoro e i cui occhi a un certo si riempiono di lacrime: questo non è un modo dignitoso di esercitare la giurisdizione. Prima di affrontare attività investigative così corpose e consistenti – ha affermato ancora il presidente del Tribunale di Catanzaro – chi effettua scelte di politica giudiziaria non deve dimenticarsi che è l’organo giudicante che va prima rafforzato».

L’intervento di Lucantonio

Nella stessa direzione sembra andare anche l’intervento del procuratore generale di Catanzaro, Giuseppe Lucantonio (nella foto in alto), per il quale «serve massima chiarezza. I magistrati non devono fare politica né andare nei talk show o in piazza, il loro compito è un altro. È però fondamentale che vi sia un confronto reale tra chi scrive le norme e chi il lavoro antimafia lo svolge quotidianamente sul campo, per evitare di fare interventi o riforme basate solo su slogan e giornali. In questa meravigliosa terra c’è fame di magistrati, ma troppi arrivano e se ne vanno per le enormi difficoltà ambientali e strutturali. Non ci si può rassegnare a lavorare in uffici giudiziari privi di risorse essenziali: io ho studiato per fare il giudice ma – ha concluso Lucantonio – ma poi ho dovuto studiare per fare l’ingegnere, il capocantiere, il meccanico il consulente informatico pur di mandare avanti le attività. Così non va bene. Il magistrato deve lavorare bene e deve avere gli strumenti per farlo». (a. cant.)

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