Latte, provola e vino. Il gergo dello spaccio nel Catanzarese e la droga sparita dal cespuglio: «Ci hanno fatto la festa»
Gli inquirenti ricostruiscono il linguaggio criptico per indicare la sostanza per timore dei controlli: tra i termini anche “birra”, “caffè” e “gomme”
CATANZARO Latte, provola, persino vino rosso, bianco e “gomme” da scambiare. Quella che a prima vista può sembrare una comune lista della spesa, secondo gli inquirenti, non è altro che un codice per indicare cocaina, marijuana o i proventi dello spaccio. La presunta rete alla base del business di droga del Catanzarese, finita al centro dell’inchiesta “Social Card”, avrebbe fatto uso anche di un linguaggio criptico, oltre che di piattaforme di messaggistica alternative, per cercare di eludere eventuali controlli e indagini delle forze dell’ordine. Senza, però, riuscirci: due giorni fa un’operazione del Comando provinciale dei Carabinieri di Catanzaro ha portato all’emissione di 24 misure cautelari, di cui 21 arresti tra carcere e domiciliari.
Le “birre” di nascosto
Il sistema, secondo la ricostruzione fornita dal gip sulla base delle indagini, si sarebbe basato su una fitta rete di pusher che avrebbe gestito le varie piazze di spaccio del Catanzarese, con un presunto sodalizio criminale al cui vertice secondo gli inquirenti ci sarebbe Davide De Santis, finito in carcere nell’operazione. Nel lungo elenco di conversazioni intercettate dagli investigatori ritornano con frequenza termini che celavano la sostanza stupefacente: «Me le passi due birre di nascosto..» avrebbe chiesto un acquirente per ordinare la droga. Dinamiche simili si sarebbero registrate anche all’interno del bar indicato dagli inquirenti come luogo di scambio della “merce”, dove venivano fissati «appuntamenti per caffè o birre anche in orari di chiusura»
«La provola era buona?»
«La provola era buona?» emerge in un’altra intercettazione. Anche in questo caso per gli inquirenti il riferimento sarebbe alla qualità della sostanza stupefacente. In altri dialoghi, espressioni legate a latte, vino rosso o alla richiesta di “una bottiglia” o “un solo bicchiere” sarebbero state impiegate per quantificare le dosi desiderate. Parallelamente, la rete si sarebbe affidata a canali di messaggistica protetti come Telegram o Signal. De Santis, in particolare, avrebbe impiegato «contemporaneamente varie utenze telefoniche intestate a soggetti stranieri, interloquendo a mezzo sms nonché e soprattutto a mezzo Telegram ovvero Signal, per rendere più difficile la propria identificazione».
Il sequestro nel 2023
Nonostante gli accorgimenti adottati e il timore costante di finire nel mirino degli investigatori, le forze dell’ordine hanno seguito da vicino ogni spostamento del gruppo, intervenendo tempestivamente con sequestri e arresti. Emblematico un episodio del febbraio 2023 quando i militari, dopo aver captato conversazioni su uno scambio imminente, hanno recuperato 315 grammi di marijuana nascosti all’interno di un sacco bianco dietro un cespuglio. Poco dopo, uno dei soggetti in contatto con De Santis si è reso conto che il carico era sparito, avvisandolo immediatamente con una frase sintomatica: «Ci hanno fatto la festa». (m.russo@corrierecal.it)
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