’Ndrangheta, la casa occupata dai Barletta a Buscate. Bellusci: «Il sindaco chiamò Cristello». Merlotti smentisce
Al centro della vicenda una famiglia originaria di Guardavalle. La replica del primo cittadino: «Quell’incontro non c’è mai stato». E annuncia iniziative legali
MILANO Una casa comunale occupata, una famiglia originaria di Guardavalle che Francesco Bellusci indica come appartenente al locale di Legnano-Lonate Pozzolo e una mediazione che, nel racconto del collaboratore di giustizia, arriva fino all’ufficio del sindaco di Buscate. È uno dei passaggi emersi nell’ultima udienza del processo Hydra davanti al Tribunale di Milano. Bellusci colloca l’episodio nei primi tempi del suo mandato, senza essere sempre preciso sulla data. Al centro della vicenda ci sarebbero i Barletta, famiglia proveniente da Guardavalle e trasferitasi nel Milanese. Secondo il collaboratore sarebbero arrivati a Buscate occupando abusivamente una casa comunale. «Sfondano la porta, entrano in casa», racconta in aula, aggiungendo che avrebbero poi sistemato l’abitazione e iniziato ad avere contrasti con altri residenti dello stabile. È in quel contesto che, sempre secondo il racconto di Bellusci, sarebbe maturata la necessità del Comune di liberare l’immobile. Il collaboratore sostiene che il sindaco avesse già tentato un primo approccio con i Barletta senza riuscire a convincerli ad andare via.
«Chiese l’intervento di Cristello»
A fare da tramite sarebbe stato Giuseppe Greco, figura che Bellusci descrive come molto vicina a Giacomo Cristello e utilizzata anche per portare “ambasciate” a Santino Rispoli. Secondo Bellusci, Greco si sarebbe presentato al bar di Cristello raccontando che il sindaco aveva bisogno di risolvere la questione: «Era stato il sindaco che gli aveva chiesto di chiedere l’intervento di Cristello», precisa il collaboratore durante l’esame. L’obiettivo, nel suo racconto, era convincere i Barletta a trovare un’altra sistemazione prima dell’esecuzione dello sgombero. Bellusci riferisce che il sindaco avrebbe avuto «le mani legate» perché avrebbe dovuto procedere con l’ordinanza e liberare le abitazioni già destinate ad altre persone. Cristello, però, avrebbe posto un limite netto. «Visto che i Barletta erano con noi», racconta Bellusci, non sarebbe stato possibile comportarsi con loro come con qualsiasi altra persona. Avrebbe comunque accettato di parlarci.
I Barletta «di Guardavalle» e l’incontro nell’ufficio del sindaco
È a quel punto dell’esame che il pm torna sulla provenienza della famiglia. Bellusci indica Guardavalle, nel Catanzarese, e sostiene che i Barletta facessero parte della Locale di Legnano. Pochi giorni dopo il primo colloquio, Bellusci e Cristello sarebbero effettivamente andati a parlare con alcuni componenti della famiglia. La risposta, secondo il collaboratore, sarebbe stata sostanzialmente negativa: non avrebbero visto alcun motivo per lasciare l’abitazione mentre nello stabile continuavano a vivere altre persone.
E poi il passaggio chiave raccontato in aula dallo stesso Bellusci, entrato personalmente nel Comune di Buscate insieme a Cristello e Greco, fino ad arrivare nell’ufficio del sindaco. «Sono soltanto una volta nel Comune di Buscate, in questa occasione», ricorda. Cristello avrebbe riferito al primo cittadino l’esito negativo del colloquio con i Barletta e il sindaco, nel racconto del collaboratore, avrebbe insistito sulla necessità di procedere: le case erano state assegnate e l’ordine doveva essere eseguito. Bellusci sostiene di avere detto personalmente che i Barletta «non sentono ragione», mentre Cristello avrebbe assicurato che avrebbe provato ancora una volta a trovare una soluzione.
La festa della birra
Prima di lasciare l’ufficio, però, sarebbe emerso un altro argomento. Bellusci racconta che Cristello avrebbe chiesto al sindaco se Greco gli avesse già parlato della festa della birra di Buscate, manifestazione che, secondo il collaboratore, interessava particolarmente a Cristello per i possibili guadagni derivanti dalla gestione degli stand. Il sindaco di Buscate, sempre secondo Bellusci, avrebbe risposto che ne era stato informato ma che la questione era più complicata e andava valutata. A quel punto Cristello avrebbe pronunciato una frase apparentemente scherzosa: se non avesse ottenuto la gestione, «quando c’è la festa della birra ti vengo a fare casino lì». Bellusci precisa però che, a suo giudizio, Cristello «non la prendeva ridendo» e che la battuta sarebbe stata formulata «sotto una veste elegante». Dal racconto del collaboratore non emerge che quella gestione sia stata poi concessa né che su questo punto sia stato raggiunto un accordo con il sindaco.
La smentita del sindaco: «L’incontro non c’è mai stato»
Una ricostruzione che viene però respinta categoricamente dal sindaco di Buscate, Fabio Merlotti, che non risulta indagato. Contattato dal Fatto Quotidiano, il primo cittadino ha sostenuto che «le dichiarazioni che mi riguardano sono dimostrabilmente false», annunciando di aver incaricato l’avvocato Lassini di procedere legalmente contro la testata, ritenendo l’articolo lesivo della propria onorabilità e di quella dell’ente rappresentato. Merlotti ha poi ribadito la propria versione in un’intervista pubblicata il 16 ottobre dal quotidiano Il Giorno, negando che l’incontro descritto dal collaboratore di giustizia sia mai avvenuto. «Un incontro che non c’è mai stato», ha affermato, contestando soprattutto la cronologia dei fatti riferiti in aula. Secondo il sindaco, infatti, il presunto episodio risalirebbe al 2016, mentre la conoscenza con Giuseppe Greco sarebbe iniziata soltanto pochi mesi prima delle elezioni amministrative dell’ottobre 2021, quando si stava formando la lista dei candidati al consiglio comunale. Merlotti ha inoltre precisato che, riguardo alla situazione dell’alloggio popolare, nel 2019 avrebbe avuto soltanto un’interlocuzione con Aler. Il primo cittadino ha infine annunciato di aver affidato al proprio legale anche l’incarico di querelare la persona che ritiene lo abbia accusato ingiustamente. Una smentita netta, dunque, che contrappone alla deposizione di Bellusci una diversa ricostruzione temporale degli avvenimenti.
La sparatoria e lo sgombero
La vicenda dell’abitazione avrebbe avuto poco dopo un epilogo diverso. Bellusci racconta infatti di una sparatoria nello stabile, maturata nell’ambito dei contrasti tra i Barletta e altri residenti. A quel punto il caso sarebbe diventato di dominio pubblico e sarebbero intervenute le autorità. (g.curcio@corrierecal.it)
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