Un monumento che rivive e la lezione dell’eroe calabrese di Nassiriya. Messaggi di rinascita da Catanzaro
Ripristinato sul lungomare il monumento ai Caduti distrutto dall’ultimo ciclone. La testimonianza del sottufficiale cosentino Groccia, sopravvissuto alla strage del 2003
CATANZARO Storie che si intrecciano con la “grande storia” e intrecciano la Calabria con la “grande storia” e con le nuove emergenze, quelle della difesa della pace e del territorio nel quale si vive. Storie di rinascita come quelle che una calda dolce mattina di ottobre regala dal lungomare di Catanzaro, teatro di un evento che in realtà va ben oltre la mera cronaca: l’inaugurazione del “Monumento agli Invalidi per Servizio e ai Caduti” ristrutturato dopo che era stato distrutto dalla furia del ciclone Harry lo scorso inverno. Restituire alla città e alla comunità un luogo di memoria e affidare alle nuove generazioni il ricordo di chi ha servito lo Stato e la collettività: è stato questo il senso della (nuova) inaugurazione del monumento, fortemente voluta dall’Unms (Unione nazionale mutilati per servizio). E a dare ancora più forza al messaggio la testimonianza di Umile Groccia (nella foto in copertina), sottufficiale dell’Esercito originario di Luzzi (Cosenza), uno dei militari sopravvissuti al tragico attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003 in Iraq. «Benché ferito, con generosa determinazione si univa ai soccorritori e si adoperava con coraggio, tenacia e spirito di solidarietà nelle operazioni di soccorso del personale coinvolto nell’esplosione, consciamente incurante della grave situazione di immanente pericolo che ancora caratterizzava il luogo. Fulgido esempio di ammirevole coraggio, ispirato alle migliori tradizioni dell’esercito»: questa la motivazione con cui Groccia 20 anni fa è stato insignito dalla Presidenza della Repubblica della medaglia d’argento al Valore dell’Esercito.


La lezione di Groccia
E oggi Groccia ricorda: «Eravamo a Nassiriya per una missione di supporto umanitario e militare: abbiamo aiutato a ricostruire le scuole bombardate all’inizio della guerra, ripristinato le infrastrutture essenziali e supportato la riorganizzazione della polizia locale per restituire serenità a un territorio martoriato. Ci siamo sempre contraddistinti per la nostra umanità: ricordi bellissimi di quando i bambini ci venivano incontro con gioia appena vedevano il tricolore, o di quando condividevamo con loro il nostro cibo. Noi militari italiani siamo abituati a intervenire anche nelle calamità naturali in patria e portiamo questa stessa dedizione ed empatia nelle missioni internazionali. Il monumento inaugurato oggi è fondamentale per mantenere vivo il ricordo di chi ha sacrificato la vita per la patria, la sicurezza e il bene comune. Ricordare i nostri caduti – osserva – è il modo giusto per trasmettere questi valori alle giovani generazioni e costruire un futuro migliore. E di fronte alle gravi crisi internazionali attuali, voglio ribadire che la guerra va sempre evitata. Come sancito dalla nostra Costituzione, l’Italia ripudia la guerra: le nostre missioni all’estero sono e saranno sempre ed esclusivamente interventi umanitari e di pace per aiutare chi soffre».
Il messaggio dell’Unms
«Con questa inaugurazione rendiamo omaggio a chi ogni giorno si dedica alla tutela del Paese, della sicurezza e delle istituzioni. Il nostro obiettivo è trasmettere il valore della memoria alle nuove generazioni. Questo monumento ricorda persone reali che hanno dato la vita o subito gravi menomazioni per servire lo Stato e garantire la sicurezza di tutti i cittadini»: così a sua volta Antonio Sabatino, presidente regionale dell’Unms, che ha presieduto la cerimonia di scopertura del monumento alla presenza del presidente nazionale dell’Associazione, Antonino Mondello, e delle massime autorità militari e civili del territorio. (a. c.)
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