Boom di domande e polemiche sui requisiti, tutti i nodi del “reddito di merito” calabrese
Un’analisi de Il Post mette in luce le criticità della misura: dai requisiti d’accesso all’impatto reale sulla fuga dei cervelli
Nella prima settimana di novembre scatteranno in Calabria i primi pagamenti del “reddito di merito”, la misura voluta dal presidente Roberto Occhiuto per «trattenere i nostri talenti nella nostra terra». A fare il punto sull’iniziativa è un recente articolo de Il Post, che spiega come i requisiti d’accesso molto bassi abbiano provocato un boom di richieste, costringendo la Regione ad aggiungere altri 5 milioni di euro ai 15 previsti inizialmente. Il contributo (fino a 1.000 euro al mese per gli studenti dei tre atenei statali calabresi) non richiede l’Isee. Per ottenerlo bastano una media dal 27 in su per chi già frequenta, o un voto di diploma di almeno 95 per le matricole. Criteri che, secondo quanto riportato da Il Post, sollevano forti perplessità tra i sindacati: l’esame di maturità è considerato poco indicativo in una regione dove il 15,9% dei diplomati prende 100 o 100 e lode (quasi il doppio della media nazionale), senza contare il rischio di spingere i ragazzi verso facoltà più facili per mantenere la media alta. Nell’articolo de Il Post viene riportata anche la dura posizione della Flc Cgil. Il segretario regionale Alfonso Marcuzzo sottolinea come le regole penalizzino chi deve lavorare per studiare: «Chi frequenta da lavoratore ha meno tempo per studiare e rischia sia di saltare gli esami sia di avere una media più bassa», dichiarando che «non si può premiare chi è già bravo perché ha più tempo per studiare». Infine, Il Post rileva come la misura non contrasti davvero la “fuga dei cervelli”, poiché chi incassa il sussidio non ha alcun obbligo di rimanere a lavorare in Calabria dopo la laurea.
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