Next Gen ATP Finals, Reggio entra nel tennis che conta. Abodi: “Una finestra sul futuro”
A dicembre cinque giorni di partite al PalaCalafiore con i migliori under 20 del mondo. È la prima volta al Sud
REGGIO CALABRIA Diciassette anni dopo la Fed Cup che al Polimeni consegnò il titolo mondiale a Errani, Pennetta, Schiavone e Vinci, Reggio Calabria torna a giocarsi una partita da protagonista nel tennis che conta. Questa volta è un debutto assoluto: dal 9 al 13 dicembre il PalaCalafiore ospiterà le Next Gen ATP Finals, il torneo che raduna gli otto migliori under 20 del circuito e che, nelle edizioni disputate finora, non aveva mai messo piede nel Mezzogiorno. L’Italia lo aveva già ospitato a Milano dal 2017 al 2022, con la sola pausa del 2020, prima delle tre stagioni a Jeddah, in Arabia Saudita. Ora la scelta è caduta sullo Stretto, a chiudere una stagione che vedrà l’Italia protagonista del calendario internazionale: prima le Nitto ATP Finals, da domenica 15 a domenica 22 novembre all’Inalpi Arena di Torino, poi le Finali di Coppa Davis a Bologna e infine, a dicembre, Reggio. La presentazione è andata in scena stamattina nella Sala Monsignor Ferro di Palazzo Alvaro. A illustrare il progetto sono stati i protagonisti stessi della candidatura: il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il presidente della Federtennis Angelo Binaghi e il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma, con il governatore Roberto Occhiuto e il sindaco Francesco Cannizzaro a fare gli onori di casa.
Una fucina di campioni
Basta scorrere l’albo d’oro per capire che qui non si gioca un torneo di formazione. Chi ha calcato il cemento della Next Gen, e spesso lo ha vinto, ha poi lasciato il segno nel tennis che conta: Sinner nel 2019, Alcaraz nel 2021, e con loro Medvedev, a comporre un terzetto di futuri numeri uno del mondo. Passando da Milano sono arrivati anche Musetti, Cobolli e Arnaldi, oggi punti fermi dell’Italia in Coppa Davis. Poi il torneo ha traslocato a Jeddah e non ha smesso di sorprendere: lì Medjedovic ha conquistato il titolo partendo dal ranking più basso mai visto, Joao Fonseca ha vinto a soli diciotto anni, il secondo campione più giovane di sempre, e Learner Tien ha fatto valere il pronostico da prima testa di serie. Per il presidente Binaghi è questa la vera forza della manifestazione: non una semplice vetrina per chi sogna in grande, ma un passaggio verso la consacrazione, con ragazzi che spesso sono già pronti a fare i protagonisti del presente. Sugli spalti del PalaCalafiore il tifo sarà tutto per Federico Cinà. Il diciannovenne palermitano è quarto nella corsa alla qualificazione e potrebbe essere la bandiera azzurra di un torneo che, per la prima volta, scende al Sud: un ragazzo del Sud, a giocarsi la sua occasione nel Sud.

“Per la nostra Federazione tornare al Sud – ha specificato Binaghi – con un grande evento internazionale è motivo di particolare soddisfazione. Il Mezzogiorno ha dato un contributo significativo alla crescita del tennis italiano e rappresenta una straordinaria fucina di tesserati, appassionati e giovani talenti. Un patrimonio che merita attenzione e nuove opportunità per continuare a crescere. Le Next Gen ATP Finals non sono più soltanto una vetrina per i giovani che aspirano a diventare campioni, ma un vero e proprio passaggio verso la consacrazione internazionale, come dimostrano i tanti protagonisti delle precedenti edizioni che sono poi diventati stelle del circuito mondiale. È questa la forza del torneo: raccontare il futuro del tennis attraverso giocatori che, molto spesso, sono già pronti a essere protagonisti del presente. Con questo appuntamento vogliamo avvicinare ancora di più i giovani al grande tennis, offrire al territorio una vetrina internazionale e lasciare un’eredità che vada oltre la settimana del torneo. Siamo felici di poterlo fare a Reggio Calabria con la convinzione che le Next Gen ATP Finals rappresentino una grande opportunità per la città e per tutta la Calabria“.
Una città che il grande tennis lo conosce
Reggio non arriva da forestiera. Oltre alla Fed Cup del 7 e 8 novembre 2009, vinta 4-0 contro gli Stati Uniti davanti al pubblico di casa, la città ha ospitato tre volte la Coppa Davis: nel 1972 con il dream team Pietrangeli, Panatta, Bertolucci e Barazzutti contro l’Austria, poi contro l’Irlanda nel 1983 e infine, con esito sfortunato, contro la Finlandia nel 2002. E c’è una storia ancora più lontana: dal 1959 al 1970 sulle rive dello Stretto si giocavano i prestigiosi Internazionali di Reggio Calabria, maschili e femminili, con campioni come Merlo, Fraser e Roche nell’albo d’oro. Una storia quasi centenaria del Circolo del Tennis “Polimeni”. Eppure ospitare un evento di questa portata ha il sapore di una prima volta, e di un esame. Per cinque giorni strutture, accoglienza, ricettività e capacità organizzativa saranno osservate da milioni di italiani e da spettatori in oltre 160 Paesi. Il palazzetto verrà rimesso a nuovo con un investimento importante, e Cannizzaro assicura che la città si farà trovare pronta, con il tutto esaurito e un flusso in arrivo anche da Messina.
L’orgoglio di Cannizzaro e Occhiuto
Nel sindaco la soddisfazione è evidente. Parla del più importante evento sportivo mai ospitato in Calabria e di una città dal potenziale ancora largamente inespresso, che ora ha l’occasione di mostrarsi all’Europa e al mondo. Da qui il rilancio: un protocollo d’intesa con Sport e Salute da firmare a breve, la proposta di una sede dell’ente in città, la candidatura a capitale dello sport nel Mediterraneo. E la carta a sorpresa: nel 2027 arrivano gli Europei di padel, mentre già si guarda alla seconda edizione della Next Gen. Il governatore Occhiuto, amico di lunga data del sindaco, rivendica la linea: i grandi eventi non sono fuochi d’artificio ma leve di sviluppo, come dimostra il lavoro su aeroporti e collegamenti, dentro l’idea di una Città metropolitana dello Stretto. Reggio Calabria ha una grande tradizione tennistica e ha un palasport tra i più capienti del Mezzogiorno, sarebbe un peccato non utilizzare queste specificità per farla conoscere attraverso grandi eventi sportivi mondiali. Alla presentazione delle Next Gen Atp Final, negli Stati Uniti a New York, ricordavano Reggio Calabria per la finale mondiale di Fed Cup disputata qualche anno, vinta dall’Italia contro gli Usa. Questa è la dimostrazione che la città può diventare una sede importante per sviluppare iniziative sportive del genere. Stiamo lavorando per altre iniziative come queste che riguardano sempre il tennis che, stando alle cifre, è lo sport che ha un impatto, in termini di ricadute economiche, prevalente rispetto alle altre discipline. Se riuscissimo ad avere anche nel 2027 qualche altra iniziativa oltre le Next Gen – ha concluso – sarebbe una buona cosa”.
La scommessa del Governo
Dietro la festa c’è una scelta politica, e il ministro non la nasconde. Per il ministro Andrea Abodi puntare su Reggio e sul suo PalaCalafiore “rappresenta non solo l’ennesima sfida vinta, nella quale ho creduto fortemente fin da quando è nata l’idea dialogando con il presidente della Federtennis Binaghi, che ringrazio, ma anche una nuova opportunità, a poche settimane dalla chiusura dei bellissimi Giochi del Mediterraneo di Taranto, per valorizzare il nostro meraviglioso Sud”. E non lascia dubbi su chi ha voluto l’evento: “Ho voluto questo evento a Reggio Calabria, per portare in una terra affascinante e con un enorme potenziale inespresso una manifestazione internazionale di grande prestigio che abbiamo affidato organizzativamente alla nostra società Sport e Salute”. Il disegno, spiega il ministro, è quello di una geografia più giusta dello sport: “Si conferma, ancora una volta, la volontà e l’impegno del governo presieduto da Giorgia Meloni di offrire pari opportunità sportive all’Italia intera.


Con queste finali valorizziamo il territorio, riequilibrando geograficamente la presenza di grandi eventi tennistici: dagli Internazionali di Roma alle Finali Atp di Torino, alla fase finale della Coppa Davis di Bologna per arrivare a Reggio Calabria, che chiuderà la stagione internazionale con i migliori giovani tennisti del mondo, una finestra sul futuro”. Binaghi, dal canto suo, aggiunge che per la Federazione tornare al Sud è motivo di particolare soddisfazione, perché il Mezzogiorno è da sempre una fucina di tesserati, appassionati e talenti che merita nuove opportunità. Ma la posta in gioco, per Abodi, va oltre il campo: “Questo evento rappresenta una grande occasione non solo sportiva, per offrire ai giovani, alla città e all’intera Calabria nuove prospettive. Lo sport non è soltanto competizione, ma anche promozione del territorio e delle sue eccellenze, crescita economica e sociale. Continueremo a investire in questa direzione, convinti che la collaborazione tra istituzioni e mondo sportivo possa generare più cultura sportiva e valore aggiunto per le comunità”. Ai numeri sul tavolo il ministro ne affianca altri: “un miliardo di euro per le palestre scolastiche, in larga parte destinato alle scuole calabresi, e i 1.543 playground nei comuni del Sud con meno di diecimila abitanti, con 310 interventi in Calabria e 305 sono già stati realizzati, in meno di tre anni, grazie alla collaborazione tra Sport e Salute, il Dipartimento per lo Sport e le amministrazioni locali. In provincia di Reggio Calabria sono stati realizzati 70 playground. Settanta interventi già completati“.
Lo sport come occasione per tutti
È qui che il discorso si allarga. Mezzaroma ha spiegato che un grande evento vale per ciò che lascia dopo: l’eredità si misurerà nell’immagine che la Calabria saprà dare di sé, ma soprattutto nei ragazzi che prenderanno in mano una racchetta per la prima volta e nei circoli che si riempiranno. Per un giovane calabrese, vedere da pochi metri i migliori under 20 del mondo significa capire che arrivare così in alto si può. Il presidente di Sport e Salute lo dice con un’immagine efficace: non si contano gli spettatori sugli spalti, ma chi, finito il torneo, sceglierà di scendere in campo sognando di somigliare ai campioni per cui ha tifato. A dicembre la palla gialla correrà veloce sul cemento del PalaCalafiore. Ma la partita che le istituzioni dicono di voler vincere comincia quando si spengono i riflettori. (p.suraci@corrierecal.it)
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