Csm, attento ai corvi

Qualche mese fa nella mailing list di Area (che raggruppa le due correnti progressiste dell’Anm) è scoppiata un’aspra polemica a seguito del commento, inserito involontariamente in rete, del componente togato…

Qualche mese fa nella mailing list di Area (che raggruppa le due correnti progressiste dell’Anm) è scoppiata un’aspra polemica a seguito del commento, inserito involontariamente in rete, del componente togato del Csm Vigorito, circa le vicende che avevano portato alla proposta di nomina del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Salerno. Si leggeva in quel messaggio, indirizzato ad altro componente togato dell’organo di autogoverno della magistratura, alcune considerazioni circa i criteri che avevano guidato la V Commissione nella scelta del proposto, non proprio cristallina, e dettata da motivazioni latu sensu politiche, nonché circa i contatti diretti da lui avuti con i due magistrati in competizione. Ne è seguita una accorata, lunga, alla fine stucchevole, discussione, circa l’esigenza di cambiare pagina, di evitare contatti personali con i candidati, di respingere ogni forma di segnalazione. Autorevoli componenti del Csm e dell’associazione magistrati intervenivano per ribadire solennemente che mai più sarebbero avvenuti episodi del genere, che tutto si sarebbe dovuto svolgere senza ombre e senza particolarismi. Era chiaro che si trattava di promesse al vento e che tutto sarebbe rimasto come prima, come è sempre stato, come è e come sarà. In una larga percentuale  delle nomine di incarichi direttivi e semidirettivi, prevalgono le segnalazioni, le sponsorizzazioni, le pressioni dirette e indirette, i contatti personali, le imposizioni delle correnti. Se non si appartiene ad una corrente disposta a sostenerti, ad una formazione politica presente all’interno del Csm, o, peggio, a fratellanze laiche o religiose, è assai difficile essere nominati e la difficoltà aumenta con l’importanza “politica” della sede da ricoprire. Detto questo sarebbe interessante capire cosa stia esattamente succedendo, dentro e fuori il Csm, per la nomina del procuratore della repubblica di Reggio Calabria. I soliti boatos, provenienti da fonti bene informate, segnalano che è in corso una campagna elettorale condotta da alcuni dei pretendenti, senza esclusione di colpi e di mezzi. Un pressing asfissiante nei confronti dei rappresentanti laici, contatti frenetici con i capi corrente per ottenere un appoggio senza se e senza ma, interventi di ogni genere, dall’esterno e dall’interno della magistratura, alcuni dei quali talmente maldestri da apparire chiaramente per quello che sono: prese di posizione strumentali nell’interesse dell’uno o dell’altro candidato. Per inciso, si scopre che chi per la prima volta si occupa di ‘ndrangheta mostra di averlo scoperto per primo e di avere capito tutto in pochi mesi. In realtà ha scoperto ciò che era noto da almeno venti anni come dimostrato dalla ricca produzione giudiziaria e saggistica.
Proporrei, e non provocatoriamente, che al plenum, quando si discuterà della nomina del procuratore di Reggio, ciascun componente del Csm dica apertamente quali e quante pressioni ha ricevuto, da chi e per quale aspirante, quanti di costoro lo hanno avvicinato, direttamente o indirettamente, quanti si sono fatti sponsorizzare dall’esterno. Fatta questa prima scrematura (nel senso di liberare definitivamente il campo da tali candidati) si potrebbe passare all’esame delle poche posizioni residue sulla base delle competenze, delle esperienze, delle capacità, come è normale che sia. Ma non sarà così ed è probabile che il nome del prossimo procuratore sia già deciso in stanze diverse da quelle di Palazzo dei Marescialli. Il punto è se si tratti di una lotta condotta solo per soddisfare le ambizioni personali di qualcuno (che sono evidenti e fortissime), o se invece, come pare, si tratti di una contesa di carattere più squisitamente politico, diretta ad assicurare equilibri politici locali e forse nazionali, le sorti di questo o quel personaggio, che dipenderebbero, secondo qualche commento, dal nome del nominato. E’ un’ipotesi inquietante, perché le sorti di cui si parla dovrebbero dipendere unicamente dai risultati delle indagini, dalle intercettazioni, dalle dichiarazioni dei collaboratori, dalla documentazione acquisita e dovrebbe essere indifferente il nome e la collocazione di colui che fra qualche mese firmerà una richiesta di archiviazione o altra e ben diversa di incolpazione per i reati emersi dalle indagini. Il fatto stesso che si ipotizzi che la nomina debba servire all’una o all’altra soluzione segna il fallimento della giustizia,  ed è motivo di grande preoccupazione, oltre che di forte perplessità, anche per ciò che è avvenuto sinora. Ancora più devastante è l’ipotesi che il ritardo del CSM sia dovuto a trattative che hanno per oggetto le sorti di cui sopra. E in questo campo non mancano gli esperti.  Condivido la definizione di annus horribilis conferita al 2012, ma in verità la estenderei anche al 2008 e al 2010. Nel 2008 si verificarono gli strani ritrovamenti di microspie dentro stanze inaccessibili, di porte socchiuse, di sussurri su toghe colluse. Tutto finì senza alcun seguito giudiziario; le indagini non portarono a nulla, ma rimasero ombre e macchie: quello che si voleva. Il terreno era stato preparato, si poteva andare avanti con il progetto di epurazione. Il 2010 fu l’anno delle bombe, degli attentati, veri e finti, dei bazooka inefficienti, dell’inizio della strategia di depistaggio organizzato, per ostacolare sin da subito, la possibilità di accertare autori, motivazioni e intenzioni a base di quelle vicende. Fu l’anno della morte, in circostanze ancora misteriose, di Orsola Fallara. Il ritrovamento del suo pc negli armadi del suo ufficio colora ulteriormente la vicenda. Il 2012, quello attuale, è l’anno delle dure sanzioni a carico del collega Cisterna per ipotesi di reato inesistenti, dello scioglimento del consiglio comunale della città per mafia, della possibile prossima dichiarazione di dissesto. C’è chi accenna ad un nuovo caso Reggio, con al centro non la politica, ma l’amministrazione della giustizia. I fatti questa volta sono ancora più gravi di quelli che accaddero negli anni ’90. All’epoca la solerte attività di ministero e Csm si concentrò su coloro che avevano portato alla luce quei fatti e non certo su coloro che ne erano i protagonisti principali, oggi invece… no, oggi accade la stessa identica cosa.  Su uno scenario siffatto,  non c’è da sorprendersi se la relazione annuale della Dna prende atto che la ‘ndrangheta + ancora di fatto potentissima e attiva: la ‘ndrangheta, quando l’aria dentro le istituzioni si fa torbida, trova il suo ambiente ideale; quando non ha essa stessa creato le premesse per contrasti interni, falsi pentiti, nomine politicizzate, ne ha tratto comunque benefici enormi e l’idea che sullo sfondo vi siano trattative e collusioni per il mantenimento  degli equilibri di potere non è poi così fantasiosa. La storia ci insegna che a Palermo, anche all’interno del Palazzo di giustizia, prima e dopo le stragi del 1992 e 1993, era proprio questa l’aria che si respirava intorno a Falcone e Borsellino, e i corvi volteggiavano accanto a loro per neutralizzarli e controllarli da vicino, per spiarne le mosse e prendere le contromisure. Quei tempi non sono finiti del tutto e il Csm dovrebbe esercitare la massima attenzione per evitare i tragici errori del passato.

* Magistrato







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