Giovani e cooperative per rilanciare l`agricoltura

Bisogna andare indietro di oltre 100 anni quando Giustino Fortunato, nel 1904, occupandosi della sempiterna questione meridionale, definì la Calabria “sfasciume pendulo sul mare”? O riprendere Manlio Rossi Doria e…

Bisogna andare indietro di oltre 100 anni quando Giustino Fortunato, nel 1904, occupandosi della sempiterna questione meridionale, definì la Calabria “sfasciume pendulo sul mare”? O riprendere Manlio Rossi Doria e Piero Calamandrei che rilanciarono la “vexata quaestio” negli anni ‘50 ? Non credo, perché, in Italia ed in Calabria lo verifichiamo ogni giorno:alluvioni,frane, strade chiuse, ponti interrotti. La causa è sempre il dissesto geologico. Meglio parlarne quando c’è un relativo momento di tregua, grazie allo spunto che ci ha offerto il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. “Non c’è più gente che lavora la terra – ha detto il governatore ligure – ecco perché noi abbiamo in programma una legge che permetta di dare incentivi economici a chi torna a fare il contadino”. Bella idea è dir poco. Ottima, da ammirare e soprattutto da emulare anche dalle nostre parti.
Convinti come siamo – e lo abbiamo scritto più volte – della necessità di tornare alla terra, anche perché le tragedie nascono dal dissesto del territorio, una delle soluzioni per frenare il dissesto idrogeologico passa attraverso una legge che preveda incentivi economici ai figli per tornare a lavorare le terre dei padri. Burlando è stato chiaro: “fasce terrazzate e boschi lasciati a se stessi. Ogni volta che si vanno a cercare le cause dei disastri si scopre sempre lo stesso problema: non c’è più gente che lavora la terra, ecco perché va in malora. E le conseguenze, a parere di Burlando, sono sotto gli occhi tutti”. A cosa servono le commissioni di inchiesta allorquando si verifica un evento luttuoso? A non far risolvere il problema, a rimandarlo alle calende greche. Ecco perché allorquando si scoprono abusi edilizi, ponticelli fuori norma, frane mai messe in sicurezza, boschi e campi in stato di totale abbandono, occorre intervenire. Non fare commissioni di inchiesta. In Liguria l’intendimento è quello di creare cooperative che si occuperanno di mettere in sicurezza i boschi lasciati al loro destino. Evidentemente non hanno i nostri forestali. E siccome adesso l’abbandono non riguarda più i terreni pubblici ma anche quelli privati, la Regione Liguria, nella consapevolezza che l’incuria e l’abbandono provoca danni, invita i proprietari a eseguire i lavori indispensabili a bloccare il dissesto. Se i proprietari non intervengono, provvede la Regione. Non si tratta di espropri veri e propri, ma interventi mirati alla sicurezza dei terreni, che vengono affidati alle cooperative, che saranno ripagate col frutto del loro lavoro. Poi, ultimati i lavori, torneranno nella disponibilità del proprietario che guadagna, comunque, perché il suo terreno avrà un valore diverso.
Come fare? Viene in soccorso l’idea  dell’amministratore ligure. Occorre pensare ad un fondo Fas (fondo per le aree sottosviluppate) dal quale attingere incentivi per il ripopolamento delle aree interne (in Calabria è un’altra delle questioni irrisolte e rilanciata dal presidente della Lega delle Autonomie, Mario Maiolo). Lo scopo è, appunto, quello di convincere – cosa non facile – i figli a riprendere il lavoro che i loro padri, per via dell’anzianità, non sono più in condizioni di fare. Ecco perché sono previsti incentivi. E dovrebbero essere, come saranno, incentivi che fanno gola, se si devono convincere i giovani a mettere nel cassetto il titolo di studio conseguito,specialmente  da noi, e riconvertirsi al “mestiere del padre”. Che sarebbero felici di sapere, dopo la sbornia di dare al figlio quel famoso “pezzo di carta” che oggi – ma si scoprirà molto tardi – non serve poi a tanto, che il proprio erede è tornato alla “sua terra”! Anche perché, come scrive  l’editorialista del Corriere della Sera, Antonio Polito, nel suo ultimo libro “Contro i papà”: “è doloroso perdere i padri, per questo dopo ci sentiamo così soli!” E saranno felici di sapere che il proprio figlio è tornato alla terra dalla quale è nato.
Certo, la terra non è più un fattore primario dell’economia calabrese perché,anche per la concorrenza di Paesi europei ed extraeuropei, non rende quanto e come dovrebbe. Ma, con l’ingegno che ai giovani non manca e gli incentivi pubblici, il problema si potrebbe superare. Ecco perché tra i terreni agricoli di proprietà dello Stato che il presidente Monti vuole vendere e i terreni di proprietà privata da riscoprire, c’è il miraggio concreto di un’occupazione di tutto rispetto. Da “senza speranza”, come ha rilevato il rapporto della Banca d’Italia, al lumicino di una realtà nuova.
Certo, c’è da fare i conti con la ‘ndrangheta della terra, che è un “ramo d’azienda” tipico delle nostre parti. Il mafioso, però, nutre rispetto – o dovrebbe- per il figlio che torna al lavoro del padre, non interviene se il giovane dimostra attaccamento alla terra e lavora ed è accompagnato da provvedimenti di sicurezza che competono al governo. E se poi il lavoro che fanno i giovani in cooperativa è utile, come è utile, anche allo Stato, il gioco è fatto. Gli esempi della Liguria, ma anche della Toscana che ha stanziato due milioni di euro per favorire la nascita di imprese agricole per i giovani sotto i quarant’anni, sono indubbiamente da seguire. Se poi Cia e Confagricoltura, dalle nostre parti, sono pronte a tornare a “trattore selvaggio”, soprattutto per mancanza di investimenti, diventa difficile predisporre Piani di sviluppo. A governo e, soprattutto, alla Regione la parola! Per non essere travolti dal solito destino…nell’azzurro mare d’agosto  di wertmulleriana memoria!

* Giornalista







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