«A Pedace la Calabria che lotta»

di Franco Scrima*

Uno dei motivi per i quali il 4 marzo i calabresi hanno riversato messe di voti sul Movimento 5 Stelle così da determinare un risultato mai ottenuto da altre formazioni politiche, nemmeno dalla Democrazia cristiana ai tempi del suo fulgore, si è rivelato in tutta la sua portata in un convegno che si è tenuto recentemente a Pedace, in provincia di Cosenza. I temi rimarcano sostanzialmente il bisogno dei calabresi di far emergere le differenze sociali causate da decenni di promesse non mantenute, dalla emarginazione, dall’arretratezza, dalla povertà, dalla delusione verso una classe politica incapace di garantire occupazione ma pronta ad abbandonare alla disperazione migliaia e migliaia di famiglie.
La genesi di quel risultato elettorale non è infatti da decifrare come alternativa all’astensionismo che pure in passato è stato alto, ma come un gesto responsabile e determinato. Anche se, secondo alcuni osservatori, quel voto più che ideologico rappresenta l’arma con la quale i calabresi hanno voluto avviare la lotta all’arroganza che per anni ha condizionato il naturale cammino della democrazia e dei diritti civili.
Pedace è un centro di poco meno di duemila abitanti, ricco di storia ma aperto alle innovazioni tanto da aver favorito la fusione amministrativa con altri quattro comuni del circondario, formando il nuovo comune di “Casali del Manco”. Gli altri quattro centri sono: Spezzano Piccolo, Trenta, Serra Pedace e Casole Bruzio, luoghi tutt’ora incontaminati dal tentativo del dominio a muso duro, nei quali si preferisce far primeggiare i diritti umani alla speculazione, il diritto alla salute minacciato dalla presenza di una discarica per lo sversamento dei rifiuti che sorge nel territorio della vicina Celico.
Questo è stato uno degli argomenti del dibattito pubblico tenuto nella sala consiliare del Comune di Pedace. L’altro ha riguardato la “Legge Lazzati” proposta dall’omonimo Centro Studi per impedire ai mafiosi condannati con sentenza definitiva di concorrere ad organizzare il consenso elettorale.
Il presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, Romano De Grazia che presiede il Centro Studi Lazzati, ha percorso durante un iter molto partecipato le tappe più significative della “Legge” approvata dal Parlamento ma emendata fino a farle perdere l’efficacia voluta. De Grazia ha ricordato che l’obiettivo rimane la lotta alla criminalità organizzata soprattutto per quanto riguarda il legame con la politica. «L’apice dell’attività mafiosa – ha aggiunto – è il momento in cui si forma il consenso elettorale; ed è ciò che si vuole impedire. L’Italia – ha proseguito – è il paese d’Europa con il più alto tasso di criminalità organizzata di tipo mafioso, ma è anche il paese con la maggiore mentalità mafiosa che pervade larghi strati della società in ambito politico ed economico. Ciò va combattuto e sconfitto per far primeggiare la democrazia».
L’altra parte del convegno, come s’è detto, ha riguardato la discarica di Celico che, come ha riferito Angela Dodaro del Comitato ambientale Presilano (nella foto una delle manifestazioni organizzate dall’associazione), è stata realizzata in un’area a ridosso del Parco Nazionale della Sila cioè un’oasi naturale di 73.695 ettari di superficie. Si sta parlando, tanto per capirci, di una parte della grande Selva Bruzia che forniva legnami pregiati per le navi romane e che tutt’ora è intervallata da paesaggi incantevoli, un’oasi naturale protetta che custodisce uno dei più importanti sistemi di biodiversità d’Europa, una prestigiosa realtà riconosciuta dalla ventiseiesima edizione del Consiglio internazionale del programma Mab tenutosi in Svezia come la decima riserva della Biosfera italiana nella rete mondiale dei siti di eccellenza dell’Unesco.
Eppure, incredibile ma vero, in quell’area è stata autorizzata la realizzazione di una tra le più grandi discariche per sversare rifiuti. E ciò nonostante la sollevazione generale delle popolazioni che vivono nei comuni limitrofi che puntano l’indice per contestare l’inesistenza dei requisiti per operare senza provocare disagi, a cominciare dai sospetti sulla società che si è aggiudicata l’appalto della gestione dei rifiuti che, secondo quanto è emerso dal dibattito, «non avrebbe ottemperato in modo corretto alle valutazioni circa l’impatto della discarica sulla popolazione e sull’ambiente».
Le critiche sono quelle alla base della lotta di popolo che, secondo Angela Dodaro, «il Comitato Ambientale Presilano archivierà solo dopo la chiusura dell’impianto». Dodaro ha altresì ricordato la concomitanza dei tanti casi di patologie tumorali, alcuni dei quali anche letali, che hanno interessato i paesi del circondario.
Danni consistenti, inoltre, sarebbero stati provocati, secondo il vice ispettore regionale delle guardie zoofile dell’Enpa Vincenzo Sauro, all’economia della zona, nota soprattutto per la coltivazione delle patate, dovuti presumibilmente a infiltrazioni di liquami provenienti dalla discarica di Celico.
Una denunzia a tutto tondo, dunque, che gli attivisti 5 Stelle del comprensorio si sono impegnati a sostenere ritenendo a loro volta che «il momento si è fatto difficile e va combattuto in modo da ripristinare nei paesi della Presila, l’antico tessuto sociale solidaristico».

*giornalista





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto