«Così mi è stato “vietato” di partecipare a un concorso»

di Roberto Ianni*

Egregio direttore,
mi chiamo Roberto Ianni, sono un medico, laureato in medicina e chirurgia alla Cattolica di Roma, specialista in radioterapia e dottore di ricerca in economia in Management in sanità, che ha lavorato alla Fondazione Campanella di Catanzaro.
Dopo la specializzazione, grazie al professore Carlo Greco, ho passato un periodo di ulteriore formazione (a mia spese) allo Ieo di Milano e alla Rem radioterapia di Catania per migliorare le mie conoscenze e apprendere nuove tecniche radioterapiche da portare in Calabria. E così accadde.
Pieni di speranza avviammo la radioterapia a Germaneto. Ricordo che non c’erano strade per arrivare nel nascente reparto, dovevamo passare in mezzo al fango quando pioveva e, mi creda, abbiamo provveduto a scartare  imballaggi, a togliere polvere, montare scaffali. Insomma abbiamo costruito con le nostre mani un presidio di cura che sarebbe dovuto diventare un punto di riferimento per l’intera regione e non solo. Sappiamo tutti com’è andata a finire, ahimè.
Mi limito solo a dire, e questa è una mia sensazione, che se il rettore Venuta non fosse scomparso così precocemente avremmo avuto una sorte migliore.
Le dico subito che, essendo orgogliosamente figlio di calzolaio, e che tutto quello che ho è frutto del mio sudore e dei miei talenti, a seguito del vergognoso epilogo della Campanella ho dovuto lasciare la mia terra, rimettermi in gioco ben consapevole delle difficoltà di un reinserimento nel mondo del lavoro, non più giovane, con famiglia (3 figlie), mutuo da pagare…
Le scrivo non per elencare i “carnefici  catanzanapoletani” della Campanella, che ancora oggi, da quello che leggo da lontano, sono sempre ben ancorati a posti di comando, premiati quasi per le loro palesi malefatte, o per fare analisi approfondite su un argomento ormai metabolizzato e dimenticato dall’opinione pubblica ma non ancora concluso definitivamente.
Mi permetto di scriverle per segnalare un altro aspetto, anch’esso grave, almeno per me e che non riguarda solo me.
Qualche mese fa esce un bando per primario che riguarda la mia specialità, quindi avendo titoli e competenze penso di presentare la domanda.
Ma fra i diversi documenti richiesti scopro che devo avere un’attestazione della mia attività svolta e che la stessa deve essere vidimata dalla direzione sanitaria.
Mi rivolgo al commissario liquidatore della Campanella, il quale mi dice che non può rilasciarmi quanto da me richiesto ma potrebbe solo dichiarare uno stato di servizio (che sto ancora aspettando) che però non basterebbe allo scopo.
Ho chiesto dove fosse andato a finire un database di un’attività più che decennale esprimendo sorpresa  (eufemismo) e rammarico per la risposta ricevuta…
Chi ha avuto ruoli apicali alla Campanella, tutt’oggi li svolge nello stesso edificio di Germaneto ma so che non ha  interesse e volontà a “sbrigare” questa pratica e potrei anche comprenderli: la faccenda non è più di loro competenza. Tant’è.
Le scrivo, dunque, perché sono certo che quest’informazione le mancava e che, conoscendola giornalisticamente, farà le opportune considerazioni che non cambieranno purtroppo la mia situazione ma la faranno riflettere sulle innumerevoli sfaccettature del danno provocato che non si è concretizzato solo con il licenziamento, che di per sé è già una tragedia e un dramma, ma che si propaga e si propagherà a distanza come una metastasi difficile da estirpare.
Risultato: amaramente non ho potuto partecipare al concorso che forse non avrei vinto, ma era un mio diritto poter presentare almeno la domanda.

*medico





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