«Il Comune di Catanzaro batte cassa»

di Franco Scrima*

Il Comune di Catanzaro batte cassa! Lo fa per il tramite dell’Amc (acronimo di Azienda per la mobilità di Catanzaro). Il progetto per racimolare un po’ di euro è contenuto in una delibera di Giunta approvata qualche giorno fa a conclusione di un iter laborioso che istituisce parcheggi a pagamento in varie zone della città a cominciare dal quartiere San Leonardo. Le strisce blu saranno segnate su tutte le strade e l’“obolo” sarà di 50 centesimi ogni trenta minuti.
Lo hanno chiamato pomposamente “piano operativo”, ma si tratta di una volgare tassa destinata ad aggravare i bilanci delle famiglie già ridotti all’osso dai tanti balzelli e dall’aumento della spesa che, in tanti casi, aggrava i bilanci abbondantemente salassati nel corso degli anni.
Si tenta di far passare questa “tassa” come deterrente all’assalto giornaliero alla città da quanti sono costretti ad usare l’automobile per recarsi sul posto di lavoro; un espediente di lotta al pendolarismo che evoca iniziative antiche ai quali i padroni di turno, a corto di idee, ricorrevano facendo pagare un pedaggio.
Facciamo due conti: considerato che una giornata lavorativa mediamente è fatta di sei ore, per ventisei giorni al mese per un lavoratore significa sborsare 78 euro solo per parcheggiare l’automobile a Catanzaro; moltiplicato per undici mesi (il dodicesimo potrebbe essere ferie, anche se non è sempre così!) la spesa ammonta a 858 euro (all’incirca la cifra che potrebbe essere riconosciuta se sarà approvata la legge sul diritto di cittadinanza) che vengono sottratti alla disponibilità delle famiglie per ripianare in questo caso un disavanzo dell’Azienda frutto di una gestione da definire eufemisticamente poco accorta.
Congratulazioni alla Giunta municipale per la miopia dimostrata nell’affrontare il problema. Si è dimenticata probabilmente di considerare che Catanzaro sta morendo di “consunzione” proprio a causa della progressiva diminuzione della popolazione residente e che a risentirne è l’economia per come è dimostrato dalle continue chiusure di attività commerciali. Se la soluzione è una tassa, significa che non abbiamo capito niente.
Se, invece, come si ipotizza, il progetto è quello di osteggiare il “pendolarismo” allora faremmo prima a parlare di Catanzaro come città museale, alla quale si potrà interessare qualche studente per una tesi di laurea sui risultati di un utilizzo improprio dell’area urbana, ovvero di un ex centro abitato che, per incuria, è destinato ad essere ridotto ad uno spettro.
Ma perché non si ritorna a valutare seriamente la realizzazione di quel grande parcheggio di cui tanto si è parlato in passato nell’area della “rotatoria” del Musofalo? Un contenitore nel quale accogliere le migliaia di automobilisti che quotidianamente si riversano in città e, con i mezzi dell’Amc ad un prezzo politico, trasportarli fino in centro per far loro raggiungere uffici e scuole? Un luogo di sosta da utilizzare anche per gli autobus di linea che, in attesa dell’orario per la ripartenza, spesso scelgono di sostare ai margini della carreggiata della rotatoria riducendo, e spesso anche annullandola, la visibilità agli incroci?
Certamente è meno impegnativo e meno dispendioso disegnare delle strisce blu sull’asfalto piuttosto che costruire un silos in cemento armato. Ma così lo sviluppo della città è destinato a rimanere solo un retaggio dei dibattiti, dei convegni, dei concetti forbiti solo espressi e niente di più. Così facendo anche il più sperduto paese dell’entroterra calabrese surclasserà nel tempo Catanzaro.
Si debbono, forse, realizzare i parcheggi a pagamento perché interessano a qualcuno? Perché gli equilibri politici pretendono anche questa scelta? Ma quando sarà tenuto in considerazione anche l’interesse della città? Che non è un agglomerato di edifici e basta, ma ha una sua anima, una tradizione culturale antica da difendere e un’altra più recente che l’ha posta a guida politica e amministrativa dell’intera regione. Ecco perché viene spontaneo chiedere a chi siede a Palazzo De Nobili cosa s’intenda fare del capoluogo: un centro di interesse generale o un reperto animato di come eravamo? E’ così difficile comprendere che insistendo su questa strada non si vola alti? O sono tutti segnali per far capire che siamo in presenza di interlocutori sbagliati, capaci di programmare solo gli spazi blu, o di emettere bollette fasulle per il consumo dell’acqua potabile in città? A proposito, come intendono Sindaco e assessori rispondere ai cittadini dopo la recente sentenza di condanna subita per avere notificato il pagamento dell’acqua sulla base di consumi supposti e non effettivi? C’è da pensare che negli uffici del Comune si lavori in maniera superficiale senza dati supportati dalla regolare lettura dei contatori. Certo è che Comune e società “Soget SpA” sono stati condannati per avere emesso ingiunzioni di pagamento per consumi di acqua non reali. Bisognerà, a questo punto, accertare anche se i catanzaresi abbiano pagato altri “consumi” non sufficientemente accertati. Comunque resta un atto grave, di cattiva amministrazione, che non può passare politicamente sotto silenzio. Bisogna che qualcuno renda conto ai cittadini di come e perché si siano “ingrippati” i meccanismi decisionali a Palazzo de Nobili. Quali? Il sistema fognario per esempio che fa acqua da tutte le parti. Finalmente si è avuta contezza che gran parte dei quartieri non sono allacciati alla rete fognaria perché non esiste proprio. Ecco un esempio plastico dell’immobilismo del sindaco e della sua Giunta.
Secondo quel “venticello” che come “un’arietta assai gentile” spira dai banchi dell’opposizione, saremmo in presenza di uno scontro epocale per quanto riguarda i rapporti di forza interni alla maggioranza. Se così fosse, sarebbe come se questa amministrazione si stesse caratterizzando più per i litigi e le ripicche che non per gli interessi di Catanzaro. Potrebbero essere nati proprio da questa contrapposizione anche la delibera sui parcheggi e il pagamento ad intuito dell’acqua potabile. Andiamo bene!

*Giornalista







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