«Catanzaro e i buoni propositi (caduti nel vuoto)»

di Franco Scrima*

Una antica massima popolare così recita: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. Se ne stanno accorgendo i deputati 5 Stelle di Catanzaro (ma anche cittadini) che leggono i “proclami” del sindaco Abramo nonostante i suggerimenti che gli arrivano con l’intento di fare svegliare lui e la giunta comunale dal torpore dal quale dimostrano di essere affetti.
Fingono di non capire anche di fronte a sollecitazioni oculate, sono disposti a fare arenare iniziative interessanti pur di non accreditare l’idea che altri possono avere avuto il merito di dare suggerimenti appropriati per una corretta soluzione del problema. Rimarrà pertanto lettera morta l’esortazione dei deputati “pentastellati” secondo cui prima di definire la questione che riguarda il trasporto metropolitano di Catanzaro, fosse opportuno valutare il suggerimento di alcune associazioni presenti in città. Idee che, detto per inciso, non avrebbero l’ardire di mettere le mani nell’affare, ma di contribuire a varare un progetto che abbia un maggiore interesse sociale. La proposta che è stata fatta tendeva semplicemente a valutare se sono percorribili soluzioni che possano servire a meglio assecondare le esigenze dei cittadini. Evidentemente tale processo è stato considerato inutile se non artificioso dall’amministrazione comunale nonostante sia stato detto a chiare note che la proposta non doveva essere considerata come una ingerenza indebita, come un atto provocatorio ma, al contrario, come un gesto di collaborazione. Un fatto persino dovuto se si considerano le basi su cui poggia la democrazia nel nostro Paese.
La vicenda lascia pensare quanta strada ci sia ancora da fare per garantirci un sistema democratico vero. La supponenza, o peggio, l’arroganza rimangono, anche nel secolo in cui viviamo, i nemici peggiori della società. D’altronde basta considerare che discutere con una persona altezzosa quasi sempre genera un inutile stress che è difficile per chiunque smaltire nel breve termine.
Dopotutto i deputati “5 Stelle” Bianca Laura Granato, Giuseppe D’Ippolito e Paolo Parentela cosa si erano azzardati di chiedere al sindaco? Che prima di firmare l’accordo di programma con la Regione, venisse esaminata la proposta di recuperare la stazione delle Ferrovie dello Stato di Catanzaro Sala, così come peraltro proposto da ventidue associazioni che si erano esposte con i medesimi intenti.
Sarebbe stato sufficiente considerare l’iniziativa senza preconcetti, in una prospettiva di integrazione con il tessuto cittadino, senza costringere i catanzaresi (ma anche coloro che ne hanno bisogno) a servirsi di un più che modesto impianto nobilitato ad essere chiamato stazione ferroviaria, in località Germaneto, utilizzato da pochi viaggiatori, privo di biglietteria, senza servizi e senza personale e lontano dal centro abitato.
È palese che recuperare l’edificio della ex stazione ferroviaria di Sala al traffico ferroviario significherebbe restituire centralità a una Catanzaro sempre più emarginata, quando non depredata dei servizi essenziali.
Sarebbe sufficiente capire che si difende anche in questo modo il ruolo di Capoluogo di regione; che è anche quello un modo per stimolare l’interesse verso la città e renderla fattualmente più efficiente, più accessibile e, dunque appetibile, più importante non solo dai suoi abitanti, ma soprattutto nel rapporto, spesso anche conflittuale quando non addirittura mortificante, con il resto della Calabria e del Paese.
Qualsiasi città è un insediamento umano, esteso e stabile, che si differenzia da un paese o da un villaggio per dimensione, densità della popolazione, importanza, status legale, urbanizzazione efficiente. Nella città contemporanea – secondo gli esperti – esistono corpi collettivi in opposizione ad un sistema sociale e politico, che visivamente immaginano e rappresentano un’alternativa che incarna, nella forma stessa del collettivo, un modello più partecipativo.
Recentemente un illustre architetto ricostruendo una prospettiva storica di un intervento nello spazio urbano di una città, ha detto che non bisognava stupirsi di osservare come un elemento ricorrente riguarda l’estrazione sociale di chi rivendica un “diritto alla città” o anche più semplicemente “all’abitabilità”. Ciò quadra per intero con Catanzaro e con i programmi in cantiere per darle un assetto più moderno ed efficiente.
Una riflessione per concludere: democrazia non significa decidere da soli o col proprio conventicolo perché non si tratta di avere i numeri per farlo; democrazia vuol dire partecipazione, dare la possibilità a tutti di concorrere alla formazione di una volontà generale; vuol dire corrispondenza fra gli atti di governo e gli interessi della città, di coloro che ne vogliono essere partecipi. Cioè consentire che si possa concorrere alla formazione della volontà collettiva prescindendo dagli schieramenti di parte.

*giornalista





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