«La nuova playlist del governatore “carioca”»

di Emiliano Morrone*

Il governatore Oliverio si fionda a Roma e bussa al ministro Grillo. Chiede la gestione della sanità calabrese. Accusa i governi precedenti d’averlo gabbato, quasi dissociandosi dal remoto passato renziano, chiuso nell’immagine della cravatta mozzata in galleria. Acqua sotto i ponti (cadenti) di Calabria e il presidente della Regione è già “carioca”. Il creativo Pignanelli studia su “YouTube” il linguaggio di Taverna e Di Battista, pronto alla carica contro la burocrazia della “Cittadella”, i suoi Apicella, Fatarella (“off shore”), Zito e Pallaria. La rivoluzione dei due silani è iniziata, in vista delle prossime regionali; in sottofondo i “99 Posse” con «tutto poteva succedere, un imprevisto prevedibile e la mente si fa labile». Al momento le catene per Palazzo Chigi stanno chiuse in uno scantinato accanto all’Abbazia florense, controllato a vista dal placido Iacucci e dalla Guardia dei sangiovannesi transitati dalla Provincia di Cosenza. Di Napoli fotografa la scena, Mesoraca defilato, Romeo e De Gaetano passano furtivi.
Rientrato dalla capitale, Oliverio, assistito, riprova il copione. Sbirciando si legge in fondo la firma di Miguel de Cervantes, testo riadattato alla bisogna e parti cantate; da «mister Giamborino, non ho voglia di scherzare, rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare» a «siamo gente di montagna chi da vita nun si spagna, siamo gente di buon cuore, siamo a San Giovanni in Fiore». Poi dialoghi da musical, che riprendono brani di cantautori italiani e motti pubblicitari, da «sono depresso, lasciatemi» a «sempre un po’ di più Arena ti dà», sino alla cover suonata dai “Brancati del Mutuo Soccorso”: «Perché volete disturbarmi, se io forse sto sognando un viaggio alato». Dunque le più dotte partiture di Panella: «La macchia tonda e dolce dei bicchierini, le scarpe décolleté, quel capogiro, che scossa agli orecchini, l’onda color dei vini». Quindi un pezzo gucciniano censurato, trasmesso da una mail dell’Asp di Vibo Valentia: «Il mercoledì delle “ceneri” ci confessarono bene o male che la festa era ormai finita e ormai lontano il carnevale». Dall’Asp di Catanzaro giungono perfino due contributi musicali correlati, uno sul buio vincibile della notte, l’altro di puro afflato: «Un padre e un figlio con un solo abbraccio squarciano il tempo, vanno oltre lo spazio cani randagi nella notte Scura, la vita no, non fa paura» e, parafrasando Tiziano Ferro, «hai Dell’Isola negli occhi». Non manca l’accenno liturgico, con «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». C’è finanche un richiamo ad «Amici miei» di Vecchioni, che giunge dall’ultimo piano, storico, del “Mater Domini”: «Vorrei mandare in frantumi memoria, pensieri, almeno per un saluto; e avere ancora vent’anni, ancora tutto da dire per un minuto». Chiude il Pelide Achille da Cosenza: «Ne abbiamo avute di occasioni, perdendole, non rimpiangerle, non rimpiangerle mai. Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore».
C’è solo un problema, per questo spettacolo dell’anno. In un corridoio il ministro della Salute avrebbe proprio ieri intonato: «Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti».

*giornalista





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