«Il Movimento 5 Stelle non si faccia sopraffare dalla Lega»

di Franco Scrima*

Riuscirà il Movimento 5 Stelle a superare i problemi che derivano dal “matrimonio” con la Lega sancito con un contratto politico inedito nella storia del Paese? Qualcuno lo pensa, altri lo sperano. Molti auspicano una separazione “per colpa”. Desiderata a parte, dipenderà tutto dalle capacità dei “pentastellati” di frenare l’effervescenza del partner. Non sarà un traguardo facile, ma neppure impossibile. Il successore di Alberto da Giussano (il comandante della leggendaria “Compagnia della morte” che nella battaglia di Legnano dell’anno 1176, decisiva per il contrasto tra i Comuni italiani e l’imperatore, avrebbe salvato il Carroccio da una situazione di guerra pericolosa per le forze della Lega lombarda) in questo scampolo di attività parlamentare tenterà di mettere a frutto la permanenza nel Governo per fare aumentare il consenso verso il suo partito strumentalizzando ogni cosa e facendone motivo di una infinita campagna elettorale. Buon per lui perché i sondaggi gli danno ragione visto che la Lega avrebbe raggiunto e superato il Movimento 5 Stelle indicato dalle elezioni politiche come primo partito.
Sono tutti “assaggi” che riguardano soprattutto le regioni del Nord; i focolai accesi nel Sud non preoccupano più di tanto sia perché la “potenzialità di fuoco” è tutta da verificare, sia per lo spessore politico degli adepti, conosciuti più o meno solo nell’ambito delle loro famiglie e di pochi intimi. Tranne qualcuno, infatti, si tratta di soggetti cui interessa poco il “partito” ma l’occasione di tentare la scalata e raggiungere le sale della politica e uno stipendio ragguardevole. Di questi soggetti ce ne sono ovunque, dunque pure da queste parti, anche se alle nostre latitudini non si spiega come ci si sia potuti dimenticare delle maldicenze e delle perfidie indirizzate in passato da Salvini.
Suona, infatti, strana l’idea che la Lega possa mettere le radici nel Mezzogiorno e cavalcare le speranze dei tanti disperati che tentano di dare una ragione di vita ai loro figli. Alla gente di Calabria, ai meridionali, sembra di essere sul set di un film già visto, girato negli anni ’50 quando, per oltre un ventennio, una moltitudine di persone è stata costretta dalla fame ad emigrare nel nord Italia, in Europa e persino in America.
Furono anni difficili, i nostri corregionali furono accolti male, forse anche peggio di come oggi si accettano quei disperati che provengono dai paesi africani. In molti, stremati dalle tante rinunzie, decisero di ritornare a casa provati da anni difficili. Sui loro volti erano visibili i mesi di sofferenze cui avevano dovuto far fronte e nelle loro menti erano ancora netti i tanti cartelli, affissi sulle porte degli appartamenti, su cui comparivano annunci razzisti. “Affittasi. No ai meridionali!”. Annunci pieni di odio ingiustificato. I settentrionali non li avevano graditi perché “ladri, chiassosi e poco puliti”. A distanza di mezzo secolo quei pregiudizi sembrano ritornare, in forme diverse, anche se con il distinguo che adesso la differenza la fa il colore della pelle.
Ecco dove emerge l’illogicità a presidio di quel “contratto di governo” che pure ha fatto sognare una moltitudine di italiani che si sono recati alle urne senza turarsi il naso, ma con la speranza che si potesse cambiare il Paese. Nulla è ancora perso. La speranza è che i “5 Stelle” veglino per evitare di rimanere triturati dall’effervescenza dei “compagni di merende”.
Bisogna pretendere, anche a costo di dare ultimatum agli “alleati”, di lavorare con l’impegno reale e serio sulle questioni che attengono al lavoro e alla garanzia del vivere civile per tutti, sconfiggendo la precarietà alimentata dal divario in cui si trova il Paese: il Nord ricco e il Sud povero dove trionfa la disoccupazione. Con un Nord che elargisce una Sanità di primo livello e un Sud dove si può morire anche per una influenza, dove bisogna attendere due anni per ottenere una semplice ecocardiografia.
Cristo non si è fermato a Eboli, l’asticella si è spostata più in alto. Alle nostre latitudini servono interventi urgenti per garantire occupazione; per ottenere una Scuola efficiente che sappia formare; per combattere la grande piaga della delinquenza organizzata che frena in modo esponenziale la crescita del territorio; per trasformare l’agricoltura in attività industriale; per elevare il turismo dalle condizioni in cui versa ad una vera attività imprenditoriale. E invece la propaganda leghista sembra ancorata ai migranti e alla liberalizzazione dell’uso delle armi perché argomenti che ripagano in termini di consenso.
Salvini dimostra, stando a questo step iniziale, di avere idee bellicose. Ha trasformato il suo partito. Con Bossi la Lega aveva radici antifasciste, con Salvini ha subito una trasformazione radicale divenendo una forza nazionalista sul modello della famiglia Le Pen: sovranista e antieuropeo. Tanto che il segretario dalla sagra paesana di Pontida, ha potuto lanciare l’idea della “Lega delle Leghe”, riferendosi ad una fascia sociale che può rivelarsi idealmente e politicamente pericolosa.
E, come se non bastasse, tenta di zittire chiunque ritiene che possa dare fastidio al suo progetto come ha fatto con il presidente della Camera, Roberto Fico, e con il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che si erano permessi di dissentire circa la chiusura dei porti.
Così non va proprio bene e il Movimento 5 Stelle ha l’obbligo di provocare un incontro per chiarire ulteriori ruoli e finalità ribadendo che non intende essere cuscinetto di nessuno. Per cambiare registro è importante che il Movimento 5 Stelle non si faccia sopraffare dall’alleato, e lo può fare dando sì solidità alla “coabitazione”, ma secondo le regole della reciprocità, diversamente si rischia il collasso. L’azzardo è di diventare, nell’immaginario collettivo, il “compagno cretino” che ride anche quando c’è da piangere.

*giornalista





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