«Dissesto, è ora di cambiare le regole»

di Ettore Jorio*

I dissesti, si sa, producono «morti e feriti». Lo confermano i dati a consuntivo di quelli (si fa per dire) risolti, molti dei quali reiterati più di una volta. La loro gestione genera danni irreversibili, costi insopportabili e risultati non affatto apprezzabili.
Problemi di fondo che imporrebbero la revisione della procedura, oramai obsoleta, nel senso di codificare regole atte soprattutto a prevenire l’evento ma anche di garantire una corretta riparazione dello stesso nell’ottica della massima convenienza per il bene comune.

L’ESIGENZA DI UNA PROCEDURA CHE RICOSTRUISCA L’approccio ideale sarebbe il medesimo che ha prodotto la nuova disciplina «fallimentare» (legge delega 155/2017) relazionata anche alla novellata regolazione sulle società partecipate (d.lgs. 175/2016 integrato con il d.lgs. 100/2017), nella parte in cui le abilita a pieno titolo il ricorso «terapeutico» agli strumenti per le crisi di impresa. Con questo occorrerebbe una diversa previsione riguardante il ruolo e l’individuazione dei professionisti gestori della problematica complessiva, che non dovranno avere più una funzione meramente liquidatoria bensì del tipo quella assegnata ai commissari giudiziali nell’esercizio del concordato preventivo.
Non si può, infatti, assolutamente prescindere dall’idealizzare una procedura di concreto risanamento dell’ente senza utilizzare i lunghissimi periodi (di 10 e 30 anni) – del resto, rispettivamente, concessi per ammortizzare l’accesso al fondo di rotazione (art. 243-ter Tuel) le generose anticipazioni di liquidità godute dagli enti locali (DL 35/2013, 66/2014 e 78/2015) – e da un più accurato impegno selettivo rispetto a quello assicurato nella determinazione degli attuali componenti degli Osl.

GLI INDISPENSABILI CORRETTIVI Invero, le attività assegnate all’Osl e agli organi di ordinaria coeva conduzione politica – appesantiti, rispettivamente, dalla esigenza di liberare il «tesoro» comunale dalle obbligazioni di pagamento del pregresso e dalle modalità di gestione contabile (specie in termini di riporto e gestione dei relativi residui attivi e passivi) a decorrere dall’esercizio finanziario riferito al bilancio stabilmente riequilibrato (si legga QuotidianoEELL&PA 9 marzo 2018) – impongono professionalità, celerità e impegno diversi da quelli solitamente garantiti sino ad oggi. Ciò allo scopo di eliminare – a cura dell’Osl -– le cause determinanti il dissesto ed estinguere i debiti relativi e – relativamente agli organi democraticamente preposti alla conduzione della res publica locale – di consentire la migliore programmazione politico-amministrativa.
Tutto questo nell’assoluto rispetto degli attuali compiti istituzionali riguardanti:
a) quanto all’organo ministeriale: i) la corretta e tempestiva formazione della massa attiva e dell’individuazione di quella passiva; ii) la consequenziale gestione e ripianamento del disavanzo di amministrazione e dei debiti fuori bilancio, prodotti alla fine dell’anno antecedente alla intervenuta dichiarazione di dissesto; iii) il perfezionamento degli adempimenti liquidatori successivi da compiersi da soggetti estranei alla formazione del debito, da qui l’Osl, per l’appunto agente in assenza di conflitti di interessi che, se esistenti, potrebbero interferire negativamente sulle fasi procedurali e sui risultati economici da conseguire;
b) quanto a quelli ordinariamente preposti alla conduzione politica dell’ente: i) l’elaborazione e gestione del bilancio, al netto di tutte le incidenze derivanti dai saldi componenti la massa attiva/passiva precedente alla dichiarazione di dissesto, nel rispetto dell’armonizzazione regolata dal vigente d.lgs. 118/2011 e relativi principi contabili; ii) il migliore esercizio delle funzioni di indirizzo politico-amministrativo e la definizione degli obiettivi e dei programmi da attuare e, dunque, di esercitare il necessario controllo dei risultati conseguiti dalla dirigenza in relazione ai «bersagli» individuati dagli organi politici.

LA SINERGIA NECESSARIA Al fine di risolvere il vigente stato di difficile convivenza, tra l’organo destinato a de-tesaurizzare l’ente (Osl) e quelli chiamati ad arricchirlo di beni e servizi nell’esclusivo interesse della collettività di riferimento (Sindaco e Consiglio), andrebbe individuata una nuova regola intesa ad imporre una gestione della crisi determinata dal dissesto. Una attività organicamente funzionale ad assicurare una exit strategy frutto di un tutt’uno ragionieristico e programmatorio contrapposto all’attuale separazione propria dei due soggetti istituzionalmente coinvolti.

I MEZZI FINANZIARI Quanto alle risorse necessarie a garantire il superamento, potrebbe elaborarsi un progetto di risanamento facendo ricorso anche ai nuovi strumenti finanziari messi a disposizione dal mercato, utili a ripristinare anche il senso di fiducia tra amministratori e amministrati.
Un suggerimento potrebbe pervenire dalla elaborazione di una apposita disciplina che regoli uno specifico civic crowdfunding utilizzabile allo specifico fine. Un modo per chiedere ai cittadini, in luogo della solita e insopportabile imposizione fiscale e tariffaria ai massimi livelli, spesso inconciliabili con la caduta dei Pil territoriali che ne rendono impossibile la riscossione, un investimento di scopo che offrirebbe ai medesimi di vedersi compartecipi diretti del risanamento. Magari offrendo ai medesimi una qualche metodologia che garantisca loro il controllo sulla gestione delle risorse impiegate attraverso organismi dai medesimi eletti e verificare sul loro agire.
Una soluzione va comunque trovata, attese le performance negative che si moltiplicano sistematicamente, sino a peggiorare l’esistente tanto da reiterare dissesti, gli uni a poca distanza dagli altri, nei medesimi comuni. Il caso di Catania è emblematico (si veda Quotidiano EELL&PA del 27 luglio 2018) ove, a seguito di maldestre procedure di riequilibrio incoscientemente facilitate dalla politica nazionale, sarà formalizzato un dissesto dagli esiti negativissimi per le partecipate in certo default, con in mezzo una realtà urbana e una civiltà che non meritano tutto questo. Il problema è che come Catania ce ne sono tante, a cominciare dalle splendide città metropolitane di Napoli e di Reggio Calabria (e non solo).

*Docente Unical







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