«È la Calabria che ci ha abbandonato»

di Franco Laratta*

Un mio caro amico, e un po’ anche collega in giornalismo (ma lui è un maestro!), risponde indirettamente ad un mio intervento positivo sulla Calabria: “Puntiamo sulla Calabria e sui suoi tesori”, dicevo dal terrazzo del magnifico Castello di Gioacchino Murat, a Pizzo.
Ma lui è un contrariato, direi amareggiato:
– «Fra’, ma che c….o ci fa uno come te ancora qui?! Ma scappa!»
Gli rispondo:
«Come te del resto, che ci fai ancora qui? Meriti molto di più. Ma non scappi».
– «Mi sento fallito, Fra’, alla mia età… mi sento fallito!»
Incalzo:
«Dovremmo scappare via 10 volte al giorno. Ma perché non lo facciamo?»
-«Ma tu sei nel gioco sempre Fra’, combatti e non ti arrendi mai»
«Sono abituato a lottare, amico mio. Lottare sempre. Perdo anche, lo so. Ma non mi arrendo mai. Io sono convinto che alla fine il tempo metterà ogni cosa al suo posto»
Ma lui insiste, e si sente veramente che soffre:
– «Scusami, Fra’, ma io lo penso veramente. Tu lo sai: la Calabria affonda. Perché fanno realmente tutti schifo. Non pochi, ma tutti. A vario titolo, ma fanno schifo».
«È vero, rischia di affondare. Ora come non mai. Ma possiamo abbandonarla, adesso, e poi proprio noi?»
– «Ma è lei che ci ha abbandonato, Franco, la Calabria ha abbandonato noi. E tu lo sai».
C’è rabbia e amarezza nelle parole di questo ragazzo, non più ragazzo, ma a 40 anni oggi si è veramente ancora giovani.
Giovani ma già vecchi dentro, delusi, amareggiati, quasi senza speranza.
Quando lui dice: la Calabria ci ha abbandonato, è come se parlasse con la rabbia di un innamorato, innamorato di una donna bellissima, elegante, piena di potenzialità, di grandi speranze. Ma che ad un certo punto abbandona l’amato, lo lascia, lo abbandona per strada, e gli toglie la speranza, gli cancella anche il futuro.
Nelle parole di questo ragazzo, di questo amico, ci sono le parole e la rabbia dei tantissimi giovani calabresi costretti ad andare via da questa terra. Anche loro si sentono traditi, ma continuano ad amarla. Costretti a fuggire via, a cercare un po’ di lavoro fuori, a perdere anche la fiducia e la speranza che questa terra possa cambiare.
La “fuga” di questi ragazzi non è un viaggio, una partenza decisa, programmata. È una partenza costretta, perché qui davvero il futuro diventa sempre meno possibile.
Non possiamo lasciarci prendere dalla rassegnazione, ma è necessario veramente che sulla Calabria torni a splendere il sole della speranza, del futuro.
Stanno scappando via in decine di migliaia ogni anno, tra un po’ di decenni mancheranno alla Calabria 500.000 suoi figli. Un dramma senza fine, che passa quasi inosservato.
Giusto il tempo di qualche comunicato stampa, di qualche analisi o rapporto. E poi tutto si spegne. Ma la Calabria ha bisogno di uno sforzo enorme, a livello europeo, a livello nazionale, perché pur fra mille potenzialità e risorse, non ce la può fare, da sola non riesce a farcela. Colpa delle classi dirigenti degli ultimi vent’anni? Colpa dei calabresi? Colpa della politica incapace?
Quello che ora importa è soltanto trovare la strada, la strada del futuro della Calabria. E trovarla prima possibile.
Ci salutiamo con il mio amico (un bel cervello, una bella cultura, un ragazzo che merita veramente molto):
– «Non perdiamoci Fra’, dopo ferragosto vengo a trovarti in Sila. Al fresco ragioniamo meglio, e poi con te si può parlare».
«Ok. Io ora sto andando a Lorica, vado a fare un po’ di bici. In perfetta solitudine. Che poi è la cosa che a me piace di più, perché ti costringe a riflettere».
– «Ci vediamo a Lorica dopo il 15. Ciao Fra’».

*giornalista







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