«Ho visto uno zingaro felice»

di Mario Nasone*

La scorsa settimana il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto ha ricevuto con tutti gli onori riservati alle persone illustri un giovane, Davide Bevilacqua, fresco laureato all’Accademia Alle Belle Arti di Reggio Calabria. La sua una storia inizia al campo Rom di Melito Porto Salvo (provincia di Reggio Calabria), prosegue con il ricovero a tre anni in un istituto per sordomuti di Messina e poi all’età di sei anni, assieme alle due sorelle più grandi, tutte e tre sordi e Rom vengono accolti in affido da una famiglia, lui neuropsichiatra, lei assistente sociale, entrambi cresciuti alla scuola di don Italo Calabrò. Come altre famiglie del Centro Comunitario Agape, hanno deciso di aprire le porte della loro casa e del loro cuore ai tre minori che vivevano la doppia emarginazione, quella dell’appartenenza alla comunità rom, minoranza etnica da sempre stigmatizzata ed esclusa e quella di essere portatori di una disabilità. Un condizione sociale che li condannava ad un quasi certo destino di povertà’ e di esclusione sociale. È stato un lungo cammino quello fatto da questa famiglia speciale, seminato da ostacoli e sofferenze che talvolta sembravano insormontabili ma che ha portato alla fine i tre ragazzi a realizzare i loro sogni. Le ragazze a trovare dopo gli studi lavoro ed autonomia, a farsi una famiglia ed inserirsi pienamente nel tessuto sociale. Per Davide il percorso ha significato anche scoprire un talento artistico che possedeva fin da ragazzino, quando disegnava di tutto, ad iniziare dal campo Rom dove ha vissuto, al campo di Auschwitz che ha visitato e dove ha fatto memoria dell’olocausto degli zingari. Un talento che ha coltivato con gli studi prima al liceo artistico Mattia Preti e poi all’Accademia Belle Arti con il conseguimento del diploma universitario di primo livello con una tesi su “La forma del silenzio: scolpire voci” dove ha in modo efficace realizzato un accostamento tra la sordità, la lingua dei segni con l’arte della pittura e della scultura. Un lavoro che ha regalato emozioni e suggestioni inedite svelando un vero artista che con il proseguimento degli studi e della ricerca potrà raggiungere altri importanti traguardi.
Una bella storia, quella di uno dei Rom e sordo, il primo del territorio reggino che riesce a laurearsi. Un fatto eccezionale, ma che dovrebbe essere normale per una società che riuscisse a garantire a tutti le stesse opportunità. Il messaggio che questa storia rimanda ha una grande attualità, soprattutto in questo momento storico che vede la comunità’ rom in tutto il Paese oggetto di nuove forme di razzismo e di esclusione sociale, tanto da essere etichettata dai massimi livelli istituzionali come sacca parassitaria. Con la sua testimonianza Davide manda una cartolina a questo governo, a tutto il parlamento, perché non vedano i rom come un pericolo per la società da cui difendersi ma come risorse da valorizzare, indica la strada da battere che è quella di investire in politiche sociali ed educative in grado di offrire percorsi di vera integrazione sociale ai soggetti svantaggiati ad iniziare dalla scuola e poi dal mondo del lavoro. Al presidente del consiglio regionale della Calabria, la famiglia affidataria ed il centro Comunitario Agape hanno chiesto di impegnarsi nel suo ruolo affinché la Regione Calabria, così come hanno fatto altre regioni, si doti di una legge che riconosca e faciliti la diffusione della lingua dei segni. Un mezzo e uno strumento per la piena inclusione e partecipazione delle persone con disabilità dell’udito, passando per istruzione, informazione, lavoro ma anche riconoscendone l’importanza come strumento di identità culturale.

*presidente Centro comunitario Agape





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