«L’epoca del tuttologi è finita. Anche nel Pd»

di Antonio Menniti*

Cercasi Classe dirigente.
Negli ultimi decenni è cambiato radicalmente qualcosa nella nostra società: lo spazio pubblico è sempre più dominato da un ampio assortimento di persone poco informate, molte delle quali autodidatte, che disprezzano l’istruzione regolare e minimizzano il valore dell’esperienza. Siamo passati frettolosamente dalla fase della rottamazione alla fase della restaurazione divorando in mezzo come cannibali tutta la fascia media della popolazione che a stento riesce ad andare avanti.
In questo stallo, la fase onirica del Pd sembra non voler finire più e siccome il Pd è un partito democratico, come da ragione sociale, ognuno s’alza e dice la sua.
Le soluzioni per uscire da questa fase sembrano essere a portata di mano.
Ne abbiamo di tutti i tipi: chi sogna Macron, chi Sanchez, chi Zingaretti, chi rivuole Renzi, chi era meglio Rivera però Baggio aveva più classe, chi si tuffa nel civismo per mero calcolo elettorale, e persino i teorizzatori dell’autonomia.
Un bel fardello non c’è che dire.
E mentre tutti si guardano in cagnesco aspettando i congressi che certificheranno l’ennesima divisione tra correnti, non ci siamo accorti di un problema.
Il problema è che il Partito democratico ha perso il suo elettorato ed anche i suoi quadri-dirigenti.
Già, perché non possiamo pensare che chi lavora in strutture speciali regionali o chi ha condotto e gestito il partito possa ripresentarsi in altre vesti. Sarebbe un suicidio assistito, ma tutto è possibile!
E così si naviga a vista tra la speranza che arrivi una risposta da “Roma”, e la buona volontà di pochi che sopperiscono le assenze politiche dei molti.
Penso ad esempio alle feste dell’unità che una volta animavano i dibattiti culturali delle città calabresi ed oggi sono sparite o ridotte a una sagra del panino, quando va bene!
Rifare una classe dirigente dovrebbe essere la nuova ed unica “mission” di un partito che deve intraprendere scelte coraggiose per presentarsi con un progetto credibile.
Quando sento dire: ripartiamo da circoli (quali poi?) o ripartiamo dalle periferie, allora comprendo subito una cosa: non si vuole fare niente.
Se a questi slogan vecchi e vuoti aggiungiamo la “campagna di ascolto” che annualmente viene lanciata dai probi dirigenti, ho la certezza che siamo lontani dalla soluzione del problema.
Per ritornare credibili nella vita reale ci vogliono persone che abbiano una visione politica futura e non elettoralistica, ci vuole il coinvolgimento delle migliori energie positive della nostra Regione.
Una società moderna non può funzionare senza una divisione sociale del lavoro e senza affidarsi ad esperti e professionisti perché nessuno è esperto di ogni cosa.
L’epoca dei tuttologi è finita, anche e soprattutto per il Pd. Che deve puntare assolutamente su una classe dirigente competente, moderna, credibile.

*segretario circolo “Lauria” – Catanzaro





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