«Riflettere sui fatti di Zungri»

di Associazione “Graziella Riga”

Quanto avvenuto nei giorni scorsi a Zungri, nel Vibonese, apre una riflessione per tutta la società calabrese e consegna un messaggio chiaro: non dobbiamo abbassare la guardia rispetto al persistere di certe logiche di mafia e mafiosità che continuano ad essere radicate e ad inquinare il tessuto sociale calabrese.
Un grande apprezzamento va alle Forze dell’Ordine che, con il loro intervento, hanno dimostrato ancora una volta che anche in Calabria è possibile bonificare, è possibile che le cose non vadano “come si è sempre fatto”. Perché la mafiosità vive anche di questo: del “si è sempre fatto così”, di logiche criminali che diventano la normalità se non addirittura la regola. L’intervento dei Carabinieri alla processione di Zungri è segnale della volontà dello Stato di continuare il lavoro straordinario di questi anni per colpire le cosche in ogni settore in cui si è radicato negli anni il loro potere: dai grandi appalti agli interessi politico-economici fino addirittura alle tradizioni “locali”, come appunto le processioni, che ancora oggi per i boss sono occasioni per manifestare potere di condizionamento. Del resto anche le parole di Papa Francesco a Cassano allo Ionio e le prese di posizione dei vescovi calabresi hanno segnato uno spartiacque definitivo, sancendo in maniera netta l’incompatibilità tra la fede cristiana e la mafia, definendo la ‘ndrangheta “negazione del Vangelo”.
Rispetto a questo quadro, è allarmante l’indifferenza e la resistenza delle persone che partecipavano al rito religioso quando le Forze dell’Ordine sono intervenute per allontanare il pregiudicato. E’ come se il grande lavoro fatto in questi anni su più fronti, da giudiziario a quello associativo, si arrestasse di fronte alla concretezza della vita quotidiana delle comunità. Per questo non possiamo abbassare la guardia. Altro che non parlare di ‘ndrangheta o autoassolverci convincendoci sia uno stereotipo inventato dagli altri su noi calabresi.
Occorre proseguire una battaglia comune contro mafia e mafiosità che richiede lo sforzo della società civile nelle sue diverse espressioni, delle forze politiche, della scuola, della Chiesa, dei singoli cittadini. Affrontiamo “il problema dei problemi” della Calabria con realismo, intensificando i momenti di discussione e di partecipazione dei cittadini, senza voler nascondere la polvere sotto il tappeto. Vicende come quella di Zungri mostrano chiaramente che, accanto al lavoro delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, serve un sussulto etico di tutti i calabresi, senza clamore e proclami, ma attraverso l’impegno quotidiano, personale e collettivo, a fare la propria parte.





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