«La fusione dei Comuni e le buone pratiche»

di Ettore Jorio*

La fusione di comuni costituisce l’evento amministrativo più difficile da regolare e da gestire in quanto caratterizzato dal massimo della straordinarietà per un ente locale, dal momento che è radicalmente trasformativo del suo status. Una particolarità tale da comportare l’estinzione degli enti proponenti, funzionale all’istituzione di un nuovo comune.

LA BUONA PRATICA Proprio per questo, tali opzioni vanno: ben ponderate nella loro proposizione; decise con la massima consapevolezza istituzionale; condivise dalla cittadinanza e dalle burocrazie di tutti i comuni interessati; co-istruite diligentemente; gestite e perfezionate con le dovute accortezze sin dalla sua fase embrionale preparatoria del primo appuntamento elettorale.
Con le leggi che ci ritroviamo non potevano che concretizzarsi risultati scadenti. Neo entità locali lasciate allo sbando perché istituite solo e soltanto sulla scia di facili entusiasmi e di frequenti velleitarie aspirazioni di una possibile carriera politica dei sostenitori dell’iniziativa. È quanto sta accadendo nella quasi totalità delle fusioni ancora in atto nel Paese, a causa della inadeguatezza delle norme di riferimento, degli strumenti di supporto messi a disposizione dallo Stato e dalla scarsità delle risorse destinate ad hoc dalle Regioni di riferimento.

L’IMPROPRIA PRASSI AMMINISTRATIVA Al difficile compito di mettere insieme più istituzioni autonome, estinguendone l’esistenza, per perfezionarne una sola, il legislatore – sia nazionale che regionale – non solo non si è affatto preoccupato di sancire la migliore disciplina procedurale bensì di garantire la presenza delle figure professionali più idonee a costituire il nuovo ente, a partire dai suoi elementi essenziali. A tal uopo, si è concretamente accontentato di scandire il ricorso ad una figura commissariale di estrazione ministeriale (Interno), poi individuata – secondo prassi – nel solito funzionariato prefettizio, quasi di regola in trattamento pensionistico e, fatte le dovute eccezioni, per nulla in possesso delle necessarie competenze e/o esperienze di amministrazione locale attiva. Un background indispensabile per la corretta realizzazione dell’evento, ovviamente proteso a conoscenze aggiuntive di ingegneria gestionale e di sociologia, necessariamente occorrenti per determinare le condizioni ottimali per la generazione di un nuovo ente locale.
Come detto, la gestione provvisoria dello stesso è, infatti, demandata ad un Commissario prefettizio, speso privo delle esperienze necessarie ma anche non motivato, in relazione al perseguimento di un risultato brillante, perché non più in carriera, in quanto spesso già in trattamento pensionistico. Una circostanza che comporta per le amministrazioni coinvolte un consistente costo secco quasi sempre aggravato dalla nomina di più sub-commissari anche essi frequentemente neofiti nell’affrontare la difficile problematica che caratterizza la nascita di una nuova città da perfezionare mediante fusione per unione. Ciò senza contare le difficoltà insite nell’obbligo di consolidare un bilancio dagli esiti solitamente non esaltanti e a riorganizzare la difficile attività di accertamento e riscossione dei tributi, che costituisce costantemente il tallone di Achille dei comuni, specie di quelli che ricorrono con troppa facilità all’istituto della fusione quale strumento rimediale. Il tutto considerando le difficoltà insite nella determinazione, tra le altre, delle politiche consolidate di programmazione urbanistica, di gestione del personale ereditato e dell’assistenza scolastica e sociale.

LA COMPLESSITÀ DELL’ISTITUTO Fondere più comuni per generarne uno nuovo è cosa ardua, se considerata al lordo degli adempimenti da perfezionare, con tempestività e puntualità, in una così difficile procedura. Basti pensare, per farsene una idea, alle difficoltà e alla relativa cura che il codice civile assegna all’istituto della fusione delle società, più per quelle da perfezionarsi per unione piuttosto a quelle per incorporazioni.
In considerazione delle difficoltà proprie di un tale evento si sarebbe dovuto ricorrere, già da tempo, alla formazione di una governance strumentale allo scopo, preparatoria del difficile ritorno alle conduzione ordinaria mediante il primo ricorso alle urne per la elezione degli organi istituzionali. Un compito segnatamente preparatorio da assegnare a «fonditori» professionisti rintracciabili in albi appositamente costituiti, garanti del risultato ottimale ma anche di gestioni provvisorie non condotte all’insegna di quelle improvvisazioni che si hanno modo, purtroppo, di vedere in giro a danno delle collettività locali di frequente pentite delle scelte fatte.

*Docente Unical





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto