«Eutanasia del sociale nel Crotonese»

di Antonio Grimaldi*

Il nostro viaggio all’interno del sistema socio-assistenziale in Calabria ci ha portato ad andare più a fondo e a focalizzare la nostra attenzione su un Distretto Sociale in particolare per verificare nella realtà gli effetti di quanto descritto negli articoli precedenti a proposito dei fondi ministeriali che la Calabria non riesce a spendere. Con la delibera numero 210 del 2015 la Regione Calabria individuava 33 distretti sociali. La zona che conosciamo meglio è quella relativa alla provincia di Crotone divisa nei distretti di Crotone, Cirò Marina e Mesoraca.
Siamo andati a verificare a che punto stanno le cose per quanto riguarda i servizi di assistenza alle persone non autosufficienti, destinatari del fondo ministeriale di cui sopra.
Negli anni precedenti il servizio era stato avviato e con un bando erano stati reperiti i destinatari del servizio pagato con i fondi relativi all’anno 2013.
Sul bando erano descritte le finalità nobilissime che lo ispiravano: il mantenimento dei soggetti nel proprio ambiente di vita, il sostegno alle loro famiglie e tutte quelle altre belle cose che si scrivono quando scrivono le istituzioni, i dirigenti delle istituzioni; sono scritte allo stesso modo in tutta Italia in quanto si ispirano tutte ai principi contenuti nella legge 328 ed anche nella nostra bella Costituzione.
Poi il servizio è stato interrotto nonostante i comuni sede di distretto abbiano già ricevuto i soldi relativi al 2014 e la Regione Calabria abbia già pronti da inviare quelli del 2015 e 2016, dopo che saranno rendicontate le spese del 2014 naturalmente.
Solo il distretto di Mesoraca ha riavviato il servizio affidandolo, in maniera discutibile, ad un consorzio tra comuni, il Co. Pross. , che dovrebbe limitarsi a progettare e coordinare i servizi e non alla loro gestione diretta in quanto non risulta tra i soggetti accreditati e iscritti nei vari albi distrettuali per l’erogazione dei servizi di assistenza domiciliare.
Infatti nel distretto di Crotone e Cirò Marina è stato emanato un avviso pubblico per l’accreditamento degli organismi del Terzo Settore per l’affidamento di servizi di cura agli anziani non autosufficienti e portatori di handicap grave ai sensi della legge regionale 23/2003.
Tale avviso, fra le varie clausole, richiede per l’erogazione dei servizi (articolo 15 punto 11) l’obbligo all’applicazione del Ccnl nel settore socio-assistenziale agli operatori da utilizzare per il lavoro.
Il Co. Pross ha utilizzato, invece , altre forme contrattuali con gli operatori da impiegare nel servizio.
I distretti di Crotone e Cirò Marina invece si sono dotati dell’albo dei soggetti accreditati per svolgere il servizio di assistenza domiciliare, sanno quali centri diurni sono stati autorizzati dalla Regione Calabria a svolgere il loro compito, hanno il finanziamento nelle loro casse già dal settembre 2017 ma non si capisce perché non facciano continuare un servizio così urgente, importante e delicato.
Negli anni passati il bisogno è stato addirittura rilevato con nomi, cognomi e patologie di cui farsi carico; sanno dove abitano queste persone, cosa gli serve ,quante e quali famiglie vivono la loro vita attorcigliata sulla loro malattia, che richiede tanta cura, tanto affetto ma anche tanta energia, pazienza e pure soldi.
Si, proprio soldi, perché quando non ce la si può più fare bisogna ricorrere ad un aiuto esterno, una badante che non tutti possono permettersi nonostante le pensioni d’invalidità e l’accompagnamento. E così pure nella gestione della malattia ci sono malati di serie A e malati di serie B.
E ai malati già trattati chissà quanti altri se ne sono aggiunti, portatori delle medesime problematiche, degli stessi bisogni.
Anche un serio servizio dedicato ai più sfortunati e ai più sofferenti certo non si può sostituire alle famiglie che, soprattutto nella nostra cultura calabrese, mai derogherebbero ad altri la cura dei loro cari, ma può ben adempiere a quel ruolo di supporto che in ogni paese civile la comunità intera deve garantire a chi ha più bisogno.
In ogni paese civile! Noi siamo figli della Magna Grecia, della culla della civiltà moderna, proviamo ad interrogarci su quale sia oggi in nostro livello di civiltà.
A noi sembra che chi ha ruoli pubblici, come politico o come funzionario , non possa permettersi di appartenere alla civiltà dell’indifferenza, del menefreghismo, dello scaricabarile di cui è intrisa la nostra cultura peggiore e che non può che generare approssimazione, disservizi, solitudine e tanta tanta sofferenza.
Vorrei che si chiedessero, queste persone, mentre loro si decidono a fare il loro dovere, quanti intanto sono già morti, quante famiglie si sono dovute privare di un po’ di sollievo e di aiuto e magari hanno perso ogni speranza di serenità.
Si fanno tante proteste, sicuramente giuste , per la chiusura annunciata dell’aeroporto di Crotone, per la mobilità nel nostro territorio, ma per i nostri “immobili”, per quelli che non possono gridare e protestare nessuno spreca una parola o un’azione di sollecitazione, comprese le organizzazioni sindacali degli anziani più volte interpellate.

*Componente Agci Tavolo tecnico regionale Riforma Welfare





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