«La lezione che arriva dal caso Ilva»

di Fabiana Scorza*

Molti i dubbi sul futuro dell’Ilva di Taranto, specie alla luce della presunta illegittimità sollevata dall’attuale Governo sulla procedura di gara, cui avrebbe fatto seguito la ben nota aggiudicazione. Dubbi trasformati in eccezioni dall’Anac sulla gestione della procedura agonistica, tanto da lanciare un monito all’Esecutivo, unico soggetto competente a decidere se annullare o meno d’ufficio l’intervenuta procedura di gara. Ciò al fine di ripristinare la legalità ed evitare una verosimile violazione dell’art. 21 nonies della legge 241/90. Una norma che sancisce precise responsabilità (connesse all’adozione e al mancato annullamento del provvedimento illegittimo), in presenza di un provvedimento palesemente illegittimo, suscettibile di annullamento d’ufficio, sia in capo all’originario adottante che all’organo tenuto al ritiro nell’ipotesi di sua colpevole inerzia.
È indubbia, nel caso di specie, l’effettiva sussistenza di un interesse pubblico all’annullamento d’ufficio da ritenersi prevalente rispetto agli altri interessi compresenti, tale da ritenerlo ineludibile. Si contrappongono infatti: l’interesse al ripristino della legalità e, dunque, alla tutela della concorrenza con quello della tutela dell’occupazione e quello, più strettamente economico, della salvaguardia di una delle più importanti e discusse realtà del settore siderurgico italiano.
Una scelta che spetta, tuttavia, esclusivamente all’amministrazione procedente, unica competente ad accertare la sussistenza dei presupposti previsti dalla legge per rimettere in discussione la sua primitiva decisione e, soprattutto, l’unica in grado di valutare, in relazione ai più generali interessi concorrenti, quale debba essere ritenuto quello (pubblico) preminente.
Al riguardo, vale la pena precisare che l’interesse pubblico all’annullamento d’ufficio rappresenta il risultato di una scelta ampiamente discrezionale da perfezionarsi in assenza di precisi parametri normativi. Ciò in quanto il legislatore, ben lungi dal ridurre al minimo l’innesto normativo dei c.d. concetti giuridici indeterminati, si è spesso astenuto dall’identificare le situazioni che costituiscono un interesse pubblico rilevante ai fini della rimozione dell’atto. Allargandone, così l’utilizzazione a macchia d’olio. Va da sé che, in presenza di preminenti interessi – quali tutela della concorrenza e, per il tramite di essa, anche dei livelli di occupazione, della tutela ambientale e della salute dei cittadini – renderebbe pressoché ineccepibile e ineludibile l’eventuale scelta di annullare l’illegittima aggiudicazione formalizzata lo scorso anno dal Governo.
Ad ogni buon fine, è facile comprendere l’atteggiamento di fatto molto cauto del Governo che, non contento del parere reso dall’Anac, ha inoltrato la medesima richiesta all’Avvocatura dello Stato.
Non resta quindi che attendere la formalizzazione del detto ulteriore parere, ben consapevoli però che, a prescindere dal suo esito, per come del resto già esplicitato dall’Anac, la scelta di procedere o meno all’annullamento del provvedimento di aggiudicazione spetta esclusivamente al Governo, chiamato comunque ad assumersene, in un modo o nell’altro, ogni responsabilità politica conseguente.
Dall’esito dipenderà una buona o cattiva lezione dell’attuale Esecutivo in termini di rispetto della legalità, da ritenersi sempre e comunque prevalente.

*avvocato





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