«La chiusura di Ortopedia e l’abisso della Sanità»

di Filippo Maria Larussa*

L’odierna notizia della (temporanea?) disattivazione della degenza ordinaria nell’unità operativa di Ortopedia dell’ospedale “spoke” di Locri, con conseguente trasferimento/dirottamento dei malcapitati soggetti a traumi nei presidi “viciniori” (sic!) di Polistena o Reggio Calabria segna forse un punto di non ritorno nel baratro in cui è precipitato il Servizio Sanitario Calabrese.
Di fatto, al culmine della stagione estiva, con una potenziale utenza raddoppiata, per quei flussi turistici che dovrebbero essere l’unica provvidenziale boccata d’ossigeno per l’asfittica economia regionale, è vietato, o comunque fortemente sconsigliato, infortunarsi in una fascia, da Soverato a Melito Porto Salvo, fino alla città metropolitana. Un tratto di quasi 100 km già martoriato dalla inefficienza delle famigerate reti infrastrutturali stradale (SS106, “della morte”) e ferroviaria (binario unico, sottopassi sporadici ed angusti-vedi recenti tragici episodi) cui ora viene negato anche il diritto ad essere curato in loco, in caso di trauma anche banale, e sempre, ovviamente, sperando che il dispositivo di contenzione non sia la stecca di cartone che ci ha esposto al ludibrio del Paese.
E tocca persino assistere ad indecorosi e tragicomici bizantinismi accademici sulle modalità di sinergizzare le attività cliniche delle unità operative di Ortopedia delle due aziende ospedaliere del capoluogo, che consentirebbe, forse, di ri-accreditare l’unica Scuola di specializzazione in Ortopedia, che da 2 anni, per decreto Ministeriale, non sforna specialisti, elemento che, con altre criticità, contribuisce alla cronica carenza di professionisti nelle poche e tardive selezioni bandite da alcune Aziende. Forse in poche aree sul mondo occidentale si assiste ad una simile scandalosa negazione dell’elementare diritto all’assistenza sanitaria minimale. La ministra della  Salute, non può più  ignorare  il totale fallimento di tutti, ripetiamo tutti coloro che in questi anni, chiamati a vario titolo, nei ruoli apicali di gestione ordinaria e commissariale, a dare a  anche un piccolo segnale di miglioramento del sistema-salute, si sono rivelati non solo inadeguati ma  lo hanno  addirittura affossato oltre ogni decenza. Una situazione di  emergenziale  calamità pretende soluzioni eccezionali ed immediate, per non vedere definitivamente compromessa la coesione sociale, se non l’ordine pubblico, nella nostra Regione.

   *Segretario regionale Anaao – Assomed Calabria





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