«Catanzaro, città “dimenticata”»

di Franco Scrima*

Si fanno sempre più dense le nuvole della politica su Palazzo De Nobili a Catanzaro. Minacciano rovesci. L’allarme l’ha lanciato il consigliere comunale di opposizione Fabio Celia che nei giorni scorsi, su Gazzetta del Sud, ha definito Catanzaro «una città svuotata di tutto».
Ne ha ben donde il consigliere, avendo egli la possibilità di conoscere le cose del Palazzo in modo diretto vivendole dal di dentro, senza il solito “sentito dire”. Celia ha fatto riferimenti non soltanto al depauperamento della Città ma anche alla sua tradizione, ridotta con il passare del tempo ad un «cimitero delle attività produttive» frutto dell’incuria del sistema che da anni l’amministra; una conduzione della cosa pubblica senza idee, che ricorda un sistema obsoleto, capace di generare aggregazione di incolti, di incapaci cui vanno ascritte le copiose responsabilità di una amministrazione i cui effetti i cittadini sopportano con rassegnazione.
Catanzaro è irriconoscibile rispetto al suo passato. È come se la Città avesse perduto molte delle sue prerogative grazie alle quali era considerata un modello: storia, cultura, servizi e le molteplici attività commerciali e imprenditoriali.
Parlare oggi di Catanzaro è come parlare di ricordi, come se un destino sinistro l’avesse colmata di avversità; come se improvvisamente fosse divenuta una città fantasma, inesistente dove niente accade che possa essere partecipato agli altri. Così persino il palinsesto dei telegiornali regionali del servizio pubblico inserisce Catanzaro nel notiziario ad intervalli quasi biblici. Come se le cose che accadono da queste parti non interessassero nessuno, come se non facessero notizia. È una condizione inspiegabile, come incomprensibile è che tutto, o quasi, si consumi nell’indifferenza delle istituzioni, sindaco in testa.
Le incongruenze sembra che siano diventate prevalenti del comportamento della classe politica che assiste, amorfa, ai programmi informativi della Tv, accettando di sentire parlare solo di Reggio Calabria, Locri, Cosenza e Crotone. È come se Catanzaro fosse una borgata di periferia e non invece la città capoluogo nella quale esiste da anni un “centro di riversamento” della Tv pubblica (pomposamente chiamato “Redazione di Catanzaro”), con una giornalista che però viene impegnata prevalentemente in altre località e, con parsimonia, a Catanzaro. E dire che da queste parti c’è la sede della giunta regionale e, dunque, del Governo della Calabria con i vari assessorati; vi sono gli uffici più importanti preposti al governo del territorio; c’è l’unica Università che al suo interno vanta un’ottima facoltà di scienze mediche e di farmacia, considerate tra le élite nazionali. Nella vicina Lamezia Terme, inoltre, da decenni è attivo il più importante aeroporto internazionale della Calabria e anche questo sembra essere argomento tabù per l’informazione regionale perché evidentemente è necessario che si parli di quelli di Reggio Calabria e di Crotone.
D’altronde perché si dovrebbe porre più attenzione a Catanzaro se la sua stessa classe dirigente la sottovaluta? Il centro storico e i quartieri, dall’avvento della raccolta differenziata dei rifiuti, hanno subito una trasformazione radicale con i marciapiedi divenuti deposito dei cosiddetti “carrellati” che, odori nauseabondi a parte, non costituiscono un bell’arredo. E poi le migliaia di “strisce blu” per il parcheggio a pagamento che, in una città che vive prevalentemente di classe impiegatizia, costituisce l’ennesima mazzata ai bilanci delle famiglie.
Qualcosa, però, bisogna ammettere che funziona; ed è l’ufficio che concede gli spazi per la sosta riservata in prossimità di uffici pubblici. E non importa se servono per far trovare comodamente posto ad un nugolo ristretto di impiegati a dispetto di altri, comprese le famiglie dei residenti, costretti a perdere ore alla ricerca di un luogo nel quale lasciare l’automobile. I Vigili urbani, spesso sollecitati ad intervenire, arrivano ed elevano multe nel rispetto delle ordinanze che, di fatto, affermano il principio della “disuguaglianza” dei cittadini.
Ma Catanzaro non è solo questo. È anche la città – dice il consigliere Celia nella sua j’accuse – nella quale gli eletti del consiglio comunale fanno a gomitate per garantirsi un posto in una commissione consiliare. La regola non scritta è che i neofiti vanno nominati in non più di una commissione, mentre gli “anziani” possono ottenere fino a quattro incarichi, ovviamente tutti con i relativi gettoni di presenza previsti dal regolamento municipale. Si dice che sia un modo per far lievitare le entrate a fine mese e ciò spiega anche le sgomitate per la formazione delle liste in prossimità di elezioni. E’ quanto accadrà anche nei prossimi mesi, quando ritorneranno ad aprirsi le porte di un’altra istituzione, la Provincia, per la cui composizione saremo chiamati alle urne per votare nella prossima primavera. Già gli ambienti politici sono in fibrillazione come pure gli aspiranti consiglieri. Si dice che possa correre per la presidenza anche il Sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo. Lui avrebbe preferito la candidatura alla presidenza della Regione, ma motivi di “opportunità” tutta interna a Forza Italia, il suo partito di appartenenza, gli avrebbero consigliato di accettare la candidatura a presidente della Provincia pur di non rischiare di uscire dal giro.
Vent’anni, o giù di lì, di presenza politica tra Regione e Comune evidentemente non sono stati ritenuti sufficienti per colui che, attività imprenditoriale a parte, ha deciso di voler vivere di politica. Sarà comunque una lotta elettorale all’ultimo voto (Abramo avrebbe dovuto far tesoro dei segnali ricevuti nelle passate amministrative, allorché ha dovuto subire “l’onta” del ballottaggio per essere eletto sindaco). Avrebbe dovuto rendersi conto che poteva essere quello un segnale per indurlo a comprendere che le simpatie degli elettori sono andate a scemare anche a causa delle condizioni in cui versa la città.

*giornalista





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