«Calabria, ricominciamo da capo»

di Ettore Jorio*

Se fai parte di quei calabresi che condividono la Calabria di oggi oppure, viceversa, di quelli che non si arrabbiano a sentirla descrivere come essa è divenuta, faresti bene a non continuare la lettura di questo articolo.

NON SI PUÒ FARE FINTA DI NULLA Se non è così, faresti bene a telefonare a Mario (che, si badi, bene non è il governatore Oliverio). Giusto per arrabbiarti con qualcuno che ti stia a sentire, a prescindere. Chi è Mario? Per alcuni è solo un amico ipotetico. Per altri molto di meno di un amico. Per me è il mio portinaio di sempre (oggi idealizzato perché ahimè deceduto qualche anno addietro), che mi ha sopportato, sin da quando ero bambino, nelle mie rumorose proteste. Mario è, comunque, colui al quale ciascuno di noi si rivolge per scaricare le ansie, per evitare di azzuffarsi con se stesso allo specchio e, dunque, di disperarsi. Mario è un po’ quel tipo che ti consente di tutto. Un po’ quello che Cocciante definisce come l’amico ideale, che ti bussa di notte disposto a prendersi anche le botte, a prescindere.
Tutto questo rappresenta tuttavia l’alternativa a volere approfondire la conoscenza della Calabria e le cause del suo progressivo depauperamento. Ad arrabbiarsi perché essa è stata privata di ogni ricchezza, persino dei suoi giovani, che scelgono di vivere ovunque, tranne che nella loro terra. Una terra predata anche dell’onore della sua storia, perché ivi si vilipende ogni diritto elementare.
Quindi, mettiamo da parte Mario, il punching ball umano, e cominciamo a scrivere qualcosa insieme che possano leggere soprattutto i giovani, perché non facciano gli errori dei loro padri.

LA SFIDA COMINCIA: ACCETTIAMOLA! Tutto questo serve a dissacrare la comune considerazione giovanile di oggi che «sarebbe stato meglio non nascere», meglio non farlo in questa regione, bensì in un’altra qualsiasi. Io non ci sto ad un siffatto convincimento che diventa sempre più diffuso. Così come non ci stanno molti miei corregionali e tanti che vivono anche nelle altre regioni del sud, afflitte dagli stessi problemi, che appaiono quasi sempre senza soluzioni. La prova è che nonostante una difficile vivibilità molti rimangono e tanti di quelli che sono andati via per necessità vivono nell’aspettativa di farvi ritorno.
Proprio per questo, siccome fino ad oggi non mi andava di mettere da parte i miei diritti, ho sempre chiamato Mario, per distrarmi sfogandomi con qualcuno che avesse la pazienza di ascoltare anche le mie più demenziali considerazioni utili solo ad evitare lo stato depressivo conseguente alla constatazione dello stato penoso della mia Calabria. Ho fatto pure altro, ma è servito a poco, se non a mettermi d’accordo con la mia coscienza.

RICOMINCIAMO DA CAPO E MEGLIO Lo so, il tono odierno potrebbe essere da taluno considerato quasi l’invito a versare un acconto del proprio necrologio della cittadinanza calabrese. Non è così. È l’esatto contrario. Vuole essere lo stimolo al cambiamento e non già a sopportare la vita così com’è. L’invito alla partecipazione al progetto di rifondazione della Calabria. Una iniziativa ambiziosa ma necessaria dal momento che, prioritariamente, occorre scongiurare le oppressioni che ci hanno condizionato negativamente da sempre: dall’ingiustizia, dal malaffare, dal doversi mettere in vendita perché c’è sempre qualcuno disposto a comprare, magari promettendo il lavoro a chi non ce l’ha, da una politica ignobile, esercitata per lo più da affaristi.
Nella contemporaneità, necessita condividere con chiunque gli elementi necessari alla nostra regione per divenire protagonista del suo cambiamento, attraverso coloro i quali l’amano di più: i calabresi onesti. Invitandoli a fare ciò che si faceva un tempo, magari barattando i burraco che infestano il tempo libero delle famiglie sottraendolo da quello che era l’impegno civile che ha portato un tempo al godimento dei diritti sociali di oggi, al quale bisogna fare assoluto ritorno nell’interesse dei nostri figli.
Senza tutto questo, senza le rivendicazioni degli onesti, colpevoli di essersi distratti dalle necessarie istanze, accadrà domani peggio di quanto già accaduto: ospedali che chiudono senza garantire ai cittadini alcun alternativa assistenziale; scuole a rischio sismico delle quali accorgersi a disastro umano avvenuto; stessa cosa per le infrastrutture insicure delle quali neppure si parla eccetera, eccetera, eccetera.

L’ULTIMA: PRATICAMENTE UNA VERGOGNA Nella sostanza, i calabresi devono organizzarsi, pretendere e scegliere chi si pone a garanzia dei diritti. Non accettare più che l’ultimo che arrivi scelga di fare peggio di quelli di sempre. Un esempio su tutti: la spoliazione di Gioia Tauro a cura del decreto del ministro delle Infrastrutture (che non si ha modo però di leggere) che creando la 16esima Autorità di sistema portuale nazionale, divide l’indivisibile. Trancia il grande porto calabrese, che onora il Paese nel Mediterraneo, per gratificare Messina rendendo sinergico il suo porto con quelli di Villa San Giovanni e Reggio Calabria. Così facendo il buon Danilo Toninelli farà di certo qualche cortesia a chi guadagna con il trasporto delle persone sullo Stretto, ma distruggerà il peso strategico di Gioia Tauro, impedendo così la partenza e il decollo della Zes della Calabria, che fonda su di essa il suo avvenire. Un avvenire dal quale dipenderà la rinascita della nostra terra, specie in un momento come l’attuale che registra una difficoltà di utilizzo del porto di Genova per il ben noto crollo del ponte, che di certo incentiverà il transito navale merci anche del porto reggino.
Le ipotesi: lottare oppure rivolgersi a Mario! Credo che sia la volta buona per cambiare.

*Docente Unical





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