«La scelta di Messina mette a rischio la Zes di Gioia»

di S. Biondo* e G. Rizzo**

La paventata istituzione da parte del ministero dei Trasporti di una sedicesima Autorità di sistema portuale finirà per spaccare in due la portualità calabrese e, allo stesso tempo, tenderà a sottrarre a Gioia Tauro il suo ruolo strategico nel rilancio della portualità del Mezzogiorno d’Italia.
Per questo, ma non solo per questo, l’idea del ministro Toninelli non ci convince affatto e ci lascia perplessi. Gioia Tauro, in questi anni, ha già sopportato molti sacrifici, dovuti a scelte governative che hanno privilegiato, attraverso investimenti pubblici, altri porti italiani. Alla luce di questo, oggi, uno dei più importanti hub portuali del meridione non può sopportare la spoliazione del suo ruolo di primato nel bacino del Mediterraneo.
Aver organizzato i 57 porti di rilevanza nazionale in 15 Autorità di sistema portuale, destinando ai porti definiti “core” dalla Comunità europea e tra questi Gioia Tauro la sede delle Autorità di sistema è stata, negli anni passati, una scelta giusta. Una decisione, assunta nel solco della semplificazione burocratica e della razionalizzazione delle risorse, che non può adesso essere sacrificata alle logiche campanilistiche. Questa idea, in una fase prolungata di crisi quale quella che l’economica calabrese sta attraversando, deve richiedere una seconda fase fatta di politiche nazionali ed europee capaci di utilizzare al meglio la posizione mediterranea di Gioia Tauro e più in generale dei porti del Mezzogiorno.
Una maggioranza di Governo che ha costruito il proprio consenso soprattutto al Sud e che punta alla crescita economica del Paese attraverso uno sviluppo produttivo del Mezzogiorno, non può trascurare il fatto che nei prossimi anni il Mediterraneo diventerà ancora più strategico sul piano geopolitico e ancora più centrale nelle rotte commerciali mondiali.
Non compiere le giuste scelte, in un periodo in cui stiamo registrando il raddoppio del canale di Suez, l’allargamento di quello di Panama e la crescita esponenziale degli investimenti cinesi nel settore marittimo e della logistica, comporterebbe una ingiustificabile esclusione del Mezzogiorno e di Gioia Tauro dalle rotte della crescita economica e sociale e l’attuale governo di fatto perpetuerebbe le politiche discriminanti messe in atto negli anni dai precedenti esecutivi sul tema della portualità nazionale.
Su Gioia Tauro non c’è più tempo da perdere, la riunione del 10 settembre ultimo scorso al Mit ha segnato, purtroppo, l’ennesimo inaccettabile rinvio sul futuro di quella che è una delle infrastrutture fondamentali per la rinascita della Calabria.
L’Accordo 2017, che come Uil calabrese non abbiamo firmato per la mancata presentazione da parte di Mct di un piano di rilancio e di investimenti per Gioia Tauro, non decolla. Purtroppo, le nostre preoccupazioni di ieri, che ci portavano a non firmare l’accordo per la mancanza da parte dell’azienda di una strategia capace di mostrare attenzione ed interesse per il rilancio del porto, oggi tardivamente diventano le preoccupazioni di molti.
Il Governo nazionale, l’esecutivo del cambiamento, deve cambiare marcia rispetto al passato su Gioia Tauro, innanzitutto nominando un presidente dell’Autorità portuale di spiccata competenza nel settore, mettendo così fine al commissariamento.
Contestualmente a ciò, poi, il Governo nazionale deve rendere immediatamente operativa la Zes con l’emanazione del Dpcm sulla semplificazione. Ancora in riferimento alla Zes, poi, è importante sottolineare che l’unica modifica che andrebbe apportata alla legge di istituzione consiste nel prevedere all’interno del Comitato di indirizzo della Zona economica speciale la presenza delle amministrazioni locali e delle forze sociali, per fare in nodo che nella fase di insediamento nell’area di realtà produttive si possano mettere in campo strumento di negoziazione programmata.
La deputazione parlamentare calabrese, per quanto di sua competenza, dovrà prestare la massima attenzione alle dinamiche politiche ed economiche che interessano da vicino il destino di Gioia Tauro e, più in generale, della regione tutta.
Le sorti dei 377 lavoratori collocati nell’Agenzia dipendono dalla concreta ripartenza del porto e dell’area retroportuale. Sul loro futuro non accetteremo che venga avviato un “mercato delle vacche” o che la scelta rimanga ad esclusiva competenza delle aziende, ma daremo il nostro assenso solo all’avvio di selezioni basati sui criteri della legalità, della trasparenza e del merito.
Alla Regione, infine, spetterà il compito di rimodulare i fondi Fsee Fesr al fine di mettere in campo una politica industriale che preveda misure coerenti e complementari alle misure nazionali, per irrobustire il progetto Zes su Gioia Tauro e sull’intera Calabria.

*segretario generale Uil Calabria
**segretario generale Uilt Calabria





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