«La Calabria, i sindaci e il secondo tempo di Oliverio»

di Giuseppe Aieta*

Le anticipazioni del rapporto Svimez 2018, rese note ad agosto, sull’economia e la società del Mezzogiorno hanno colpito il mondo politico, universitario, sindacale e imprenditoriale, offrendo una serie di spunti su cui riflettere con attenzione. Nel 2017 il Pil in Italia cresce dell’1,5%.
Ai primi tre posti si piazzano Valle d’Aosta, Trentino e Lombardia, ma questo non fa notizia.
Al quarto, quinto e sesto posto, ci sono Calabria (2%), Sardegna (1,9%) e Campania (1,8%).
La Calabria diventa prima regione del mezzogiorno e quarta regione italiana.
La notizia vera, quindi, è che la Calabria dopo tanti tentativi sia riuscita finalmente a rialzare la testa.
Non significa, certo, che anni e anni di sottosviluppo economico siano stati superati con un forte incremento del Pil di un anno, ma i dati testimoniano che qualcosa è cambiato, che nel periodo 2015/2017 c’è stata un’inversione di marcia, che finalmente la Calabria ha iniziato a percorrere la strada giusta. Del resto, un triennio di crescita può solo in modo assai parziale contribuire a disancorare la Calabria dalla spirale di bassa produttività, bassa crescita, e quindi minore benessere. Ma le caratteristiche con le quali la ripresa si sta manifestando costituiscono segnali incoraggianti e, tra questi, un indicatore consistente è in primo luogo l’aumento delle esportazioni, segnale di produzioni competitive e di qualità. Inoltre, anche l’incremento delle presenze nel settore turistico, comunque esposto alla concorrenza internazionale, è un’indicazione positiva dell’attrattività della Calabria.
Certamente, tutto questo non è casuale ma frutto di una pianificazione attenta e di una visione precisa del presidente Oliverio che ha saputo muovere i propri strumenti in direzione della produttività del sistema economico territoriale.
Svimez ci dice che è il settore delle costruzioni a trainare la ripresa, grazie soprattutto al buon utilizzo dei fondi europei, impiegati e spesi per la realizzazione delle opere pubbliche che rappresentano una delle principali leve di sviluppo. Anche l’agricoltura, comparto strategico per l’economia locale, e l’industria presentano un segno “+”.
Ciò vuol dire che le imprese in Calabria ci sono e sono vive. Le esportazioni registrano un incremento tra il 10 e il 15 %, le imprese aumentano dell’1%, tre volte, circa, l’incremento del Paese.
I dati dimostrano che la politica industriale adottata dalla regione funziona. Investimenti, credito di imposta (finanziato dalle risorse Por della Regione), finanziamento delle aree di crisi, Zes e Gioia Tauro sono le prove di una politica industriale vera.
Secondo i dati Istat, l’occupazione in Calabria nel 2017 è aumentata più del doppio rispetto al Sud e all’Italia, con un tasso di disoccupazione che scende dal 23,2 % del 2016 al 21.6% del 2017. In Italia il tasso è pari alla metà. Risultato positivo, certo, ma non soddisfacente!
L’obiettivo principale deve essere quello di continuare a incrementare l’occupazione del doppio rispetto al Paese e al Mezzogiorno.
La Calabria può e deve continuare a seguire questa strada, per riacquistare credibilità e fiducia e per intravedere un orizzonte di speranza per il futuro dei calabresi.
Se ne sono accorti i sindaci calabresi che, in uno slancio di maturità politica, hanno ritenuto di dover incontrare il governatore della Calabria per chiedergli di proseguire su questa strada.
È la prima volta che accade in Calabria!
È la prima volta che a prevalere sugli interessi di parte siano proprio coloro che rappresentano la vera ossatura dell’ordinamento democratico, coloro che reggono il peso delle richieste pressanti e incessanti dei cittadini, coloro che sono i veri protagonisti della crescita delle proprie comunità.
E al di là di ogni appartenenza politica riconoscono in Mario Oliverio la leadership della Calabria fondandola su tre qualità precise, ricorrenti nei vari interventi dei primi cittadini nell’adunanza di Feroleto, che tanto ricordano quella conferenza del 1919 tenuta dal sociologo tedesco Max Weber nella quale elencò le tre principali qualità decisive per l’uomo politico individuate nella passione, nel senso di responsabilità e nella lungimiranza.
In sostanza i sindaci riconoscono a Mario Oliverio di essere stato in questi anni un riferimento certo nella totale disillusione generata da una politica senza idee e solo protesa verso interessi particolari; riconoscono al governatore di aver utilizzato il potere come mezzo e mai come fine; si riconoscono nel presidente come figura politica responsabile che non ha mai privilegiato un sindaco a danno di un altro sindaco.
Ovviamente non è nostra intenzione tratteggiare un quadro agiografico di Mario Oliverio anche perché abbiamo più volte pubblicamente – e non in forma viscida – manifestato critiche alle scelte operate soprattutto nei confronti della burocrazia e, per ultimo, nella scelta dei suoi nuovi assessori. Ma in tempi non sospetti, quando la situazione richiedeva maggiore prudenza, abbiamo rivendicato il secondo tempo di questa esperienza perché dal nostro osservatorio privilegiato, che è la presidenza della commissione bilancio e programmazione, abbiamo potuto osservare e apprezzare la visione che sta alla base di questa esperienza amministrativa.
Ecco perché sosteniamo la richiesta dei sindaci ed ecco perché riteniamo imprescindibile il secondo tempo di un lavoro lungo e faticoso che i dati Svimez confermano andare nella direzione giusta.

*consigliere regionale







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