«La sanità è un disastro. E sono tutti responsabili»

di Ettore Jorio*

Dalle audizioni tenutesi ieri e di oggi, avanti la Commissione igiene e sanità pubblica del Senato, rispettivamente del commissario ad acta Scura e del presidente Oliverio, emerge lo stato di confusione che regna nella organizzazione sanitaria calabrese. Da quanto riferito, dalle reciproche ammissioni è emerso lo stato di allarme! È dunque venuta fuori una verità sacrosanta: la sanità nostrana in Calabria è afflitta, a monte, da un problema etico-morale e, a valle, da una inefficienza da fare paura.
Responsabili tutti, nessuno escluso.
Le maggioranze che si sono susseguite, ree di non aver programmato ovvero averlo fatto con i piedi e di aver scelto manager aziendali, che peggio di loro (per citare Gaber da “Qualcuno era comunista”) neppure in Uganda.
I commissari ad acta che si sono avvicendati nell’ultimo decennio responsabili per non aver fatto alcunché, se non di essersi accaniti nel trasformare una sanità ammalata in una moribonda, oramai prossima al decesso.
Perché tutto questo? I motivi sono tanti e differenziati.

Le responsabilità «superiori»
Alcuni provenienti dalla politica sanitaria nazionale e dai difetti che ha evidenziato l’aziendalizzazione del sistema sanitario. Un sistema incompatibile con l’obbligo di rendere esigibile alle persone il diritto umano-fondamentale della tutela della salute, esasperato dal suo condizionamento alle debolezze dell’economia nazionale. Non solo. Si stanno dimostrando errate le scelte del «perdono» di ieri delle Regioni risultate eternamente incapaci di gestire la sanità, premiate con piani di rientro e commissariamenti a gogò, collaborati dalle politiche incoscienti (del tipo, il blocco del turnover), che hanno desertificato le corsie e i servizi, e da mutui onerosi trentennali a carico dei bilanci regionali, già a secco di fondi, gravati degli inutili affiancamenti degli advisor super pagati.
Tutto questo ha generato il disagio di oggi e genererà il dramma che si profila domani, atteso che con l’assurdità del «numero chiuso» per l’accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia ci saranno sempre di più organici vuoti a fronte di una insufficiente disponibilità di laureati.
Quando si dice fare i conti senza l’oste, si ostenta una verità assoluta!

Veniamo alle responsabilità di casa
Diciamo subito che sono tantissime e, più o meno, equidistribuite. La nostra sanità costituisce il modello rappresentativo che l’esercizio della politica ha perseguito nella sua interezza.
Gli ospedali costruiti uno vicino all’altro solo per guadagnare i più facili consensi elettorali; la trasformazione degli amici in manager della salute o viceversa; le disattenzioni a non assicurarsi una dirigenza con i fiocchi da preporre agli assessorati regionali, prima, e ai Dipartimenti, dopo; l’interesse a concentrare le economie sugli ospedali, quali industrie di primari, penalizzando il territorio, quale invece strumento premiante per l’assistenza diffusa; la non leale collaborazione assicurata dalla Regione al commissario ad acta ma anche au contraire; la disattenzione nel pretendere energicamente più fondi da destinare al pareggio infrastrutturale, rispetto alle altre Regioni che ci rubano utenza sino a oltre 300 milioni all’anno; l’aver buttato i miliardi di lire del famigerato art. 20 della legge 67/88 dati spesso in regalia possessoria; la dolosa trascuratezza verso la sanità pubblica a vantaggio di quella privata; le complicità generatesi per garantire a questi ultimi pagamenti indebiti frutto di extra budget divenuti gli affari degli ultimi dieci anni. Queste sono tutte le cause che hanno generato le monstre, cui corrispondono precise responsabilità che tutti si affannano a ricondurre in capo all’altro vicendevolmente. Responsabilità gravi, quelle di avere fatto ciò che non si poteva fare del tipo approvare il bilancio consolidato della sanità regionale nell’assoluta consapevolezza che l’Asp di Reggio Calabria era sprovvisto del proprio.

Il match romano
Siamo arrivati dunque al giorno della contesa avanti la blasonata Commissione senatoriale, invero abituata in passato ad interessarsi d’altro, tanto che in tanti non avrebbero creduto ad un suo interessamento alla problematica calabrese. È invece successo. Si è profilato un bell’incontro di boxe senza KO. Vincerà ai punti Oliverio se Scura verrà dimesso. Predominerà Scura se rimarrà in qualche modo al suo posto. Il tutto rimesso al Consiglio dei ministri.
A perdere saranno comunque i calabresi, insidiati questi giorni da provvedimenti e disegni di legge certamente contrari all’interesse pubblico ma soprattutto campati in aria sul piano del diritto.

In campo i pentastellati
Di recente, ho apprezzato lo stimolo giallo, quello dei grillini. Condivisibile il pressing e la maggior parte delle pretese rappresentante. Un po’ meno l’assenza di proposte, in un momento in cui di proposte occorrerebbe invece campare per ridare alla Calabria e ai calabresi una sanità sulla quale poter finalmente contare. Ma si sa, è un limite dell’inizio. Di quello che i maestri di ebanisteria siciliani definivano «du ‘ncumincio», che riguardava l’inizio dell’opera ove era importante fare combaciare (così come devono fare i sarti che si approcciano a tagliare un principe di Galles) le trame del legno, specie se pregiato. Al riguardo, quindi, una grande attenzione!
Ciò in quanto mi è difficile capire cosa ci sia di più pregiato che la salute dell’individuo!

*docente Unical







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