«Quanti Masterchef nella sanità»

di Ettore Jorio*

In un mondo dominato dai Masterchef di tutti i luoghi e di tutti i tipi e dai ricettomani, tutti i giorni alla ricerca su “Giallozafferano & C.” della pietanza con la quale stupire i vicini più odiosi, abbondano le ricette su una sanità giusta.
Su come trasformarla da catorcio ad un’organizzazione salutare accettabile!
C’è chi fa la conta delle cose che non vanno, quasi ad improvvisarsi il necroforo dei diritti sociali. C’è chi, invece, la dice grossa sulle cose che occorrerebbe fare con al seguito la solita elencazione, per molti versi noiosa, delle brutture che accadono quotidianamente in ambito salutare. C’è chi lo fa per guadagnarsi un posto al sole, ma senza proporre nulla.

La sanità degli chef
Insomma, in Calabria abbondano i novelli Cracco della salute, che si improvvisano conoscitori del sistema, senza avere mai letto e/o scritto nulla sul tema. Senza aver fatto alcun approfondimento sulle cause reali del disastro e sulle soluzioni possibili, ma soprattutto senza avere in testa un minimo progetto risolutivo.
È vero, la colpa è del sistema che si è autogenerato! Di chi lo ha governato per vent’anni cedendo, poi, il testimone della sanità sempre più sconfitta ai naturali successori politici. Di chi ha agito irresponsabilmente e nonostante tutto rimane ancora inconsapevole delle cose non fatte e di quelle fatte malissimo. Un dato che ci fa misurare il grado di maturità, di cultura politica e di concepimento dell’interesse pubblico di chi l’ha governata.

La distinzione di cura tra l’animale domestico e un purosangue
La sanità nella nostra regione non è un cucciolo di cane e/o di gatto, che tutti riescono a gestire più o meno amorevolmente nella propria abitazione, tra i sorrisi diffusi di tutta la famiglia.
La sanità nostrana è un puledro impazzito, cui bisogna, prima, dare la ragione e, poi, circondarlo di un sistema di tutela delle garanzie sociali che consenta il ripristino del diritto alla salute a tutti i calabresi, offesi da sempre.

Il dovere della politica
Almeno due gli adempimenti che spettano alla politica, che la stessa deve ossequiare correttamente, evitando di utilizzare in proposito quegli improvvisati amanti della polemica fine a se stessa e segnatamente improduttiva.
Occorre che la politica che governa si impegni a formalizzare due filiere, da rendere operosamente attive:
– quella dei sindaci da coinvolgere attivamente nella rilevazione “casa per casa” del reale fabbisogno epidemiologico;
– quella degli erogatori, ove mettere insieme management pubblico, rete dei professionisti convenzionati (medici di famiglia e farmacie) e rappresentanze del privato accreditato allo scopo di generare una nuova e rinnovata governance complessiva della salute. Capace di lavorare per l’insieme e nel contempo di eliminare ogni genere di pretesa/concessione di inutile denaro, così come fatto con gli extrabudget, assolute regalie delle quali in tanti dovrebbero rispondere avanti al magistrato contabile che, stranamente, non ha ancora reagito al riguardo.

Il dovere commissariale
Al commissario spetterà fare altro. Di fare bene il “ragioniere della salute”, fatto meglio però di quanto lo ha fatto a Reggio Calabria (e non solo) e con la condivisione acritica di un bilancio regionale consolidato in assenza dei dati provenienti dall’Asp reggina. Non solo. Di garantire più salute ai calabresi e di evitare il ricorso alla facile polemica, spesso produttiva di improprie liti pubbliche.
La convivenza tra Regione e Commissario ad acta è allo stato inevitabile e, credo, che lo sia ancora per diverso tempo, viste le condizioni reali della sanità calabrese.

Si auspica una più (leale) collaborazione
Il problema della Calabria non è, dunque, la coesistenza di Scura con le istituzioni regionali, dallo stesso sostituite (giova ripetere, presidente e giunta, non certo il consiglio regionale, deputato a legiferare) bensì il non avere ben circoscritto, in sede governativa, ed è grave, i limiti delle competenze affidate al medesimo.
Le politiche dell’emergenza (ed emergenza più che in Calabria non esiste!), proprio perché tali, necessitano di:
– un progetto dettagliato sul da farsi, elaborato dall’organo che impone la sostituzione (il Governo), che non c’è mai stato;
– un affidamento al sostituto (il commissario ad acta) delle sue mansioni, attribuite con precisione chirurgica e non genericamente, in ovvio rispetto alla Costituzione e, dunque, impeditive di ogni genere di abuso;
– una sana e costruttiva passività degli organi sostituiti (presidente e giunta) in relazione ai compiti loro “espropriati”.

Le imperdonabili anomalie
Ebbene, in Calabria, dei tre presupposti neppure l’ombra.
È dunque dato rinvenire:
– una Giunta regionale che nomina e revoca i direttori generali delle Asl e Ao, ancorché sostituita dal Governo nei compiti della salute;
– un commissario che naviga a vista, attraendosi compiti “legislativi” che non possiede;
– una Regione che non rinuncia a proporsi come gestore di una materia che le è sottratta.
Su tutto, una Regione e un commissario che fanno a pugni, peraltro in assenza dell’arbitro (il Governo), che lasciano a entrambi il compito di suicidare i calabresi.
Concludendo, qualcuno vuole darci la sanità che meritiamo, della quale nessun calabrese ha mai goduto?

*docente Unical





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