«Salvini trascina Lucano nell’agone politico»

di Sebi Romeo*

Salvini getta l’arresto di Lucano dentro l’agone politico. Il nostro dovere è difendere la democrazia. Ho sempre osservato in silenzio le vicende giudiziarie, comprese quelle riguardanti il modello Riace, perché ritenevo, e continuo a farlo, che i processi debbano svolgersi dentro le aule dei tribunali, in un quadro di garanzie, regole e democrazia, secondo i dettami della nostra Costituzione.
Oggi, però, mi sento di rompere questo silenzio, non per dire la mia sui provvedimenti della magistratura (che per la nostra terra tanto ha fatto), ma perché dopo il post del ministro degli Interni, Matteo Salvini, è del tutto evidente che l’arresto di Mimmo Lucano viene dallo stesso letto come una questione dalla profonda valenza politica.
Conosco Mimmo e la sua onestà, conosco il suo impegno e la sua determinazione. Conosco le sue priorità, le stesse che emergono da qualche stralcio dell’inchiesta che ho potuto leggere su internet: il dato umano per Mimmo Lucano vince su tutto. Le regole nascono dall’uomo per l’uomo e lui non concepisce che possano limitarne i diritti umani e civili. Guarda al mondo con occhi diversi da quelli della delimitazione per confini e paletti, lo vede come una grande opportunità per tutti, a partire dai deboli. Quei tutti che valgono allo stesso modo. Un essere umano è tale davanti ad ogni cosa, senza alcun dubbio. Per Mimmo come per me e per la nostra comunità democratica. Non per Salvini, evidentemente.
Ecco, noi oggi abbiamo il dovere di difendere una impostazione umana diversa da quella che vorrebbe imporci la Lega, assecondata dai cinque stelle. Sui diritti civili, sull’accoglienza e sulla democrazia non ammettiamo nessun passo indietro, ma una netta e ferma posizione di tutela e difesa della dignità umana.
L’approvazione di codici e leggi voluti da Salvini, dal chiaro sapore razzista, rappresentano il tentativo pericoloso di cambiare la Costituzione materiale del nostro Paese, con evidenti rischi di derive autoritarie e antidemocratiche. Questo quadro chiama tutte le persone libere all’impegno civile e alla resistenza democratica.
Mimmo la disonestà non la conosce, pratica  semmai la disobbedienza civile. Ce lo dice lo stesso gip quando scrive che «il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate».
Resto in attesa dei pronunciamenti degli organi preposti sulla vicenda giudiziaria. Mi batterò con forza, invece, per la libertà, per i diritti, per la democrazia e l’uguaglianza fra gli uomini. L’Italia è un Paese civile, nato dalla resistenza antifascista, le cui libertà sono state conquistate con il sangue ed il sacrificio di migliaia di persone. Non possiamo consentire che nuovi rigurgiti le intacchino. Non passeranno!

*Consigliere regionale







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