«Sei ore di pioggia hanno “distrutto” Polia»

di Domenico Amoroso*

Sono bastate sei ore di pioggia fitta per ridurre in ginocchio una comunità. Siamo a Polia, piccolo borgo nell’entroterra vibonese, noto per la salubrità delle acque, per la gigantesca faggeta, per l’ospitalità della sua gente.
Di queste cose, a due giorni dal disastro, resta la speranza che si possa restituire a questa comunità, già in difficoltà per la delocalizzazione del proprio sito abitativo, un minimo di normalità.
Compiuti i primi interventi per mettere in salvo intere famiglie e ripristinata la viabilità, almeno su una corsia, inizia la conta dei danni che questo mare d’acqua, giunto dal cielo, ha provocato: lo spettacolo appare apocalittico, case dilavate dalla corrente del fiume, strade ridotte un colabrodo, famiglie allontanate dai luoghi in frana, locali comunali, già sede della scuola media, scoperchiati e colpiti da un mare di fango.

Una vera distruzione per la quale, terminati i sopralluoghi, bisogna mettersi subito a lavoro e ripristinare gli alvei dei fiumi, ricostruire strade, verificare ponti, dare alloggio alle persone sgomberate, aiutare le imprese in difficoltà, riattivare la rete idrica e fognante e cercare, così, di restituire quella quotidianità a luoghi dall’aria divenuta surreale, a Polia, paese che rischia di diventare l’ombra di se stesso.
Auspico la pianificazione di interventi immediati con risorse economiche concrete che possano dare respiro ad una comunità fortemente piegata. Conosco bene la mia gente e sono certo che non si arrenderà all’ineluttabilità degli eventi, ma si tratta di un vero e proprio disastro ambientale che da soli non riusciremo mai a recuperare.
Ringrazio le testate giornalistiche che ospiteranno questa mia riflessione a voce alta e, confidando nella tenacia e caparbietà della mia gente, sono certo che ci riprenderemo, come e più di prima.

*sindaco





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