«I catanzaresi rispettino Catanzaro»

di Franco Scrima*

Lunedì 8 ottobre ore 11,00, Via Buccarelli si presenta così come si vede nella foto: rifiuti sul marciapiede e i “carrellati” che traboccano di sacchetti di plastica pieni di tutto. Per strada fortunatamente poche persone, quasi tutti residenti abituati a questa indecenza e i negozi semivuoti nonostante le “strisce blu” che avrebbero dovuto favorire l’attività commerciale.
Una condizione che riporta alla memoria quella “trovata” antologica fatta dal sindaco Abramo alcuni mesi or sono. “Catanzaro – ebbe a dire – è un modello da esportare”. Fantasia pura! Parole che possono suscitare ilarità per non dire altro; affermazioni che non si fanno neanche in campagna elettorale quando si ritiene che si possa dire tutto, anche a rischio di apparire “leggeri”. Come dire? “Il fine giustifica i mezzi” e il fine al tempo di quella “battuta” per chi l’ha detta poteva rappresentare anche l’inizio della corsa per la presidenza della Regione, nella quale oltre al prestigio c’era anche il compenso tale da rendere risibile anche quello di chi governa gli Stati Uniti d’America. Un obbiettivo comune a tanti candidati. Pensare che in quell’ambiente esistono filantropi significa non essere riusciti a mettere a fuoco l’obiettivo che inquadra quel mondo. Peccato che per Forza Italia, partito nel quale milita anche Abramo, quell’ambita poltrona sarebbe stata già riservata a Mario Occhiuto, architetto, sindaco di Cosenza, fratello di Roberto che è vicepresidente di Forza Italia alla Camera. Ma adesso tutto potrebbe ritornare in discussione, la Procura della Repubblica di Roma ha infatti indagato Mario Occhiuto per associazione per delinquere in quanto sospettato di far parte di una “cricca” che avrebbe sottratto soldi pubblici destinati dal Ministero dell’ambiente italiano per progetti da realizzare nella Repubblica popolare Cinese. Ciò, appunto, potrebbe risvegliare in Abramo il desiderio di riproporsi a governatore della Calabria. Intanto però ha ufficializzato la candidatura a presidente della “riesumata” Provincia di Catanzaro.
Rimangono gravi le condizioni della Regione, esiste, forte, il desiderio dei calabresi ad essere governati da persone capaci di imprimere una svolta alla Calabria ridotta a cenerentola del Paese. Lo afferma anche l’Istat In una diagnosi simile a quella che un medico fa per un malato terminale. L’Istituto di Statistica annovera la Calabria tra le regioni con la più alta incidenza di povertà e pubblica numeri preoccupanti, che non lasciano spazio all’ottimismo: oltre il dieci per cento dei cittadini versa in grave crisi, simile a quella del terzo mondo.
Con una realtà come questa è difficile comprendere come ci si possa opporre al progetto del Movimento 5 Stelle, di introdurre nel Paese il “reddito di cittadinanza”. E’ una iniziativa che viene osteggiata soprattutto al Nord, nelle regioni governate dalla Lega di Salvini, là dove vivono quanti propinano slogans sgradevoli come “il Sud non può essere una risorsa per l’Italia”; oppure “Forza Etna” o “Terroni go home”, tanto per citarne alcuni.
Questo è il Sud che, nonostante tutto, apre le braccia non solo ai disperati del terzo mondo che rischiano la vita per raggiungere le nostre coste e trovare di che sfamare le loro famiglie, ma anche alla Lega di Salvini. Quel Sud gli ha spalancato le porte votandoli alle politiche come fossero persone di cui fidarsi, gettandosi dietro le spalle decenni di maldicenze.
Ma ritorniamo a Catanzaro, alla città che ha la responsabilità di essere la capitale della Calabria. E innegabile che su di essa non c’è mai stata una corretta attenzione, anzi nessuno si è fatto scrupolo di rispettarla evitando di depredarla tutte le volte che ce n’è stata l’occasione.
Catanzaro ha bisogno come prima cosa di un ritorno al rispetto delle regole, necessita di essere considerata dai suoi abitanti e non già come forma edulcorata di cortesia, ma come sentimento verso la Città. La società catanzarese deve farsi partecipe delle scelte di sviluppo che si vogliono compiere. Ciò che bisogna provocare è l’impegno sostanziale di chi ha la responsabilità amministrativa per far prevalere la logica delle riforme, delle regole sociali e, dunque, del benessere. Ciò passa oltre che dal buon governo della città, anche dal suo modello di sviluppo che deve prevedere incentivi a favore della produttività e della crescita.
Bisogna battersi perché Catanzaro possa riprendersi il ruolo che le compete e le condizioni per riuscire sono essenzialmente il progresso attraverso progetti mirati e l’abiura della demagogia che produce solo danni. Bisogna comprendere che nessuno regala nulla perché si esca dalla logica del vittimismo e, dunque, dall’emarginazione.
Le priorità a cui pensare sono quelle rimaste sempre sulla carta. E’ importante comprendere che non è differibile procedere a rendere organico l’intero territorio in modo da evitare risposte come quelle “sono di Lido”, “sono di Gagliano”, “sono di Santa Maria”, “sono di Pontegrande”. Siamo e dobbiamo sentirci tutti cittadini di Catanzaro.
Le amministrazioni che verranno dovranno farsi carico di vigilare in direzione della salute, della sicurezza, del lavoro, del commercio e del turismo. Utopie? Lo sviluppo di una città passa anche da questi settori; come irrinunciabile è la ricerca di intese per rendere attuabile quel vecchio progetto che riguarda l’asse attrezzato Catanzaro-Lamezia Terme.
Sono indicazioni che per essere realizzate hanno bisogno di essere condivise da ciascun catanzarese, a prescindere dalle sue ideologie politiche, il quale si deve convincere che è importante riempire l’aula del Consiglio comunale di uomini e donne di cultura, di professionisti intenzionati a profondere idee e iniziative per assicurare alle future generazioni la Catanzaro del domani.

*giornalista





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